Mille euro per entrare in centro. La trappola è scattata. L'assessore alla Mobilità di Roma, Eugenio Patanè, ha firmato la direttiva: mille euro l'anno per entrare nella ZTL con un'auto elettrica. Fino a ieri l'accesso era gratuito. Settantacinquemila autorizzazioni rilasciate a costo zero diventano altrettante gabelle. Le mild hybrid perdono la sosta gratuita sulle strisce blu: 162.000 automobilisti scoprono che la promessa valeva meno dell'inchiostro con cui era scritta.
A gennaio avevo documentato il caso Bologna: ibride dei non residenti fuori dalla ZTL, diecimila permessi cancellati. Un mese dopo, Roma alza la posta. Non ti cacciano: ti spremono.
Lo schema è quello dello spacciatore sotto scuola.
Prima dose gratis: incentivi statali, esenzione bollo, ZTL aperte, strisce blu gratuite. Il cittadino abbocca, spende 30.000 o 50.000 euro, si indebita.
Seconda fase: ora paghi. Pass a mille euro, sosta a pagamento, tasse sul chilometraggio in arrivo. Non puoi tornare indietro perché l'auto termica l'hai venduta e l'usato elettrico ha perso metà del valore. Sei in trappola.
Chi ci guadagna? L'ambiente no.
Le auto europee pesano l'1,5% delle emissioni globali. La Cina apre due centrali a carbone al mese.
Ci guadagnano i Comuni. La ZTL è diventata un bancomat. Mille euro per 75.000 permessi fanno 75 milioni potenziali. Le strisce blu che rimpiazzano gli stalli bianchi, quartiere dopo quartiere, senza delibera e senza annuncio, generano milioni di gettito nuovo.
Ogni spazio libero viene monetizzato. Ogni diritto gratuito diventa concessione a pagamento. Decrescita felice la chiamano: decrescita per te, crescita per le casse comunali.
Ma il provvedimento più radical chic deve ancora arrivare: la ZTL Fascia Verde. Duecento chilometri quadrati di divieti, oltre cinquanta varchi elettronici, la zona a traffico limitato più grande d'Europa e forse del mondo. Da novembre 2026 scatta il blocco per i diesel Euro 4.
Centinaia di migliaia di veicoli banditi. Chi possiede un'auto di dieci anni fa, perfettamente funzionante, non potrà più muoversi nella propria città. Multa da 163 a 658 euro, sospensione della patente per i recidivi. E chi non ha i soldi per cambiare auto? Resta a piedi. È segregazione per censo travestita da ambientalismo.
La mappa dei responsabili è monocromatica. Bologna: Lepore, PD. Roma: Gualtieri, PD. Milano: Sala, centrosinistra. Firenze: Funaro, PD. Napoli: Manfredi, centrosinistra. Non è coincidenza. È ideologia.
Lo stesso PD i cui sindaci fecero a gara per conferire la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese, la relatrice ONU che giustificò l'assalto squadrista alla redazione della Stampa come "un monito ai giornalisti". Tutti in branco a osannarla, tutti in ritirata quando la figuraccia divenne insostenibile. Funaro che la definì "inopportuna" dopo averla proposta, Manfredi che congelò la delibera dopo averla votata, Lepore che si nascose dietro il Consiglio. Un partito che corre insieme e scappa insieme.
Sulle auto come sulla Albanese, il metodo è identico: decisioni ideologiche prese sull'onda della propaganda, poi scaricabarile quando arrivano le conseguenze.
La sinistra italiana ha un curriculum in urbanistica ideologica lungo settant'anni. Negli anni Sessanta si chiamava “brutalismo architettonico”: Corviale, le Vele di Scampia, lo Zen di Palermo. Quartieri progettati per forgiare l'uomo nuovo, diventati ghetti. L'architetto sapeva cosa era meglio per te, tu dovevi solo abitarci e tacere.
Oggi si chiama “urbanistica punitiva”: ZTL a pagamento, 30 all'ora, strisce blu ovunque, piste ciclabili deserte. L'assessore alla mobilità sa cosa è meglio per te, tu devi solo obbedire e pagare. Ieri il cemento armato, oggi la vernice blu. I risultati sono gli stessi: Corviale è ancora un ghetto, il centro storico di Roma si sta svuotando.
La versione aggiornata si chiama "città dei 15 minuti". Tutto a portata di passeggiata. Il quartiere come orizzonte. Sulla carta una cartolina, nella realtà una gabbia.
A Roma, dove il lavoro è a Tiburtina, la scuola all'Eur e la madre anziana a Centocelle, quindici minuti a piedi non ti portano da nessuna parte. È la versione green della Cina di Mao: un miliardo di cinesi in bicicletta non erano ecologisti, erano poveri a cui il regime negava l'auto perché l'auto è libertà.
Oggi ti tolgono i parcheggi, ti restringono le carreggiate, ti impongono i 30 all'ora su un centro storico grande quanto Firenze. E ti costruiscono piste ciclabili su salite, sampietrini e 40 gradi d'estate. Roma non è Amsterdam. Costringere i romani ad andare in bicicletta non è urbanistica, è sadismo.
La ciliegina sono gli autovelox. Ti impongono i 30, sanno che nessuno li rispetta, contano sulle infrazioni. Ma il nuovo Codice della Strada vieta gli autovelox dove il limite è inferiore ai 50 km/h.
Il cartello dei 30 è un manifesto ideologico, non una norma applicabile. Intanto il traffico rallenta, le code si moltiplicano e quando qualcuno supera i 51 per disperazione la telecamera incassa. L'esattore automatico che chiude il cerchio del sistema predatorio.
Decine di attività commerciali chiuse. Saracinesche abbassate. Residenti in fuga. Il centro storico più grande d'Europa si trasforma in un museo a pagamento per turisti. Gualtieri ha messo il biglietto persino alla Fontana di Trevi.
Dopo la ZTL a mille euro, la Fascia Verde da 200 chilometri quadrati, le strisce blu universali, i 30 all'ora e gli autovelox, manca solo il ticket per camminare sui sampietrini.
La sinistra non governa: educa. Non amministra: corregge. Non serve il cittadino: lo raddrizza. Dalle macerie del brutalismo non ha imparato nulla. Ha solo cambiato materiale.







