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OPINIONI

Giappone, la vittoria della Takaichi e i nuovi scenari possibili

Giappone, la vittoria della Takaichi e i nuovi scenari possibili

La vittoria elettorale di Sanae Takaichi apre nuovi scenari tra Tokyo e Pechino

Diplomazia sotto pressione dopo le dichiarazioni sulla difesa di Taiwan

La coalizione di governo LDP-Komeito, guidata dal Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi, ha ottenuto la maggioranza qualificata alla Camera dei Rappresentanti con circa 310 seggi nelle elezioni dell’8 febbraio 2026. Questo risultato conferisce al Primo Ministro un mandato rafforzato, aprendo la strada a proposte relative a tagli fiscali e all’incremento delle spese militari.

Nel novembre precedente, il Primo Ministro ha suscitato tensioni diplomatiche con Pechino sostenendo che un eventuale attacco cinese a Taiwan potrebbe configurarsi come una “situazione minacciosa per la sopravvivenza” del Giappone, ipotizzando una possibile risposta militare da parte di Tokyo. La Repubblica Popolare Cinese rivendica la sovranità su Taiwan, amministrata secondo principi democratici occidentali, e ha respinto con fermezza tali dichiarazioni. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha invitato il Primo Ministro giapponese a ritrattare le proprie affermazioni durante una conferenza stampa tenutasi il 9 febbraio.

Le dichiarazioni di Takaichi hanno originato una significativa disputa diplomatica, sfociata in un messaggio minaccioso da parte di un diplomatico cinese presente in Giappone e in una protesta ufficiale da parte di Pechino, che ha definito l’intervento giapponese un’interferenza negli affari interni cinesi. La Cina continua a rivendicare Taiwan e non esclude ricorrere all'uso della forza per esercitare il controllo sull’isola.

Tradizionalmente, i leader giapponesi hanno evitato di menzionare esplicitamente Taiwan nei dibattiti pubblici relativi alla sicurezza, mantenendo una strategia di ambiguità condivisa anche dagli Stati Uniti.

Interrogata in Parlamento in merito alle cosiddette “situazioni minaccianti per la sopravvivenza”, previste dalla normativa che consente, nel caso di specie,  l’impiego delle Forze di Autodifesa, Takaichi ha lasciato intendere che un attacco a Taiwan potrebbe essere considerato tale anche per il Giappone. La definizione di “situazione minacciosa” è stata ampliata dalla legge del 2015, che ha esteso le competenze delle Forze di Autodifesa e ha rappresentato una svolta nella politica di sicurezza giapponese.

Inoltre, il Primo Ministro ha recentemente incontrato un rappresentante taiwanese durante un vertice regionale a Seoul, irritando ulteriormente le autorità cinesi.

L’attuale disputa rischia di compromettere la stabilità raggiunta negli ultimi anni tra le due principali economie asiatiche.

Secondo fonti statunitensi, il presidente cinese Xi Jinping avrebbe invitato le forze armate a prepararsi per una potenziale conquista di Taiwan entro il 2027. Tuttavia, diversi analisti ritengono che tali direttive siano volte principalmente a motivare l’apparato militare cinese piuttosto che rappresentare una scadenza operativa.

Il Console Generale cinese a Osaka ha commentato pubblicamente le dichiarazioni di Takaichi, generando reazioni diplomatiche. Le autorità giapponesi hanno giudicato tali affermazioni inappropriate; successivamente, i commenti sono stati rimossi dai social media.

Pechino ha sostenuto che le parole del Primo Ministro violano lo spirito dell’accordo bilaterale del 1972, in cui il Giappone riconosceva la Repubblica Popolare Cinese quale unico legittimo governo e si impegnava a “comprendere e rispettare” la posizione cinese su Taiwan.

In risposta, il Segretario Capo di Gabinetto Minoru Kihara ha ribadito il rispetto dell’accordo da parte del Giappone e ha auspicato una risoluzione pacifica delle controversie relative a Taiwan tramite il dialogo. Takaichi ha infine chiarito la natura ipotetica delle proprie osservazioni e ha comunicato l’intenzione di non rilasciare ulteriori commenti analoghi in sede parlamentare.

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