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OPINIONI

A Bruxelles volevano farci mangiare gli insetti

A Bruxelles volevano farci mangiare gli insetti

A Bruxelles volevano farci mangiare gli insetti
 
Prima larve e grilli, poi magari un domani chissà, forse pure scarafaggi e bagarozzi spacciandoli per il cibo del futuro. E il futuro è arrivato: si chiama bancarotta. Le aziende produttrici sono fallite una dopo l’altra.
Tra capitali privati e finanziamenti europei è evaporato oltre mezzo miliardo di euro. Soldi veri, in buona parte usciti dalle tasche degli ignari contribuenti europei.
I burocrati europei erano partiti tronfi, per educare i cittadini alla gustosa novità, presentando gli insetti commestibili come simbolo della sostenibilità. Ma alla fine hanno scoperto quello che qualunque massaia italiana avrebbe potuto spiegare gratis: gli insetti si schiacciano con la ciabatta, non si mettono nel piatto.
Avevano pianificato tutto, come se l'Europa fosse una landa desolata post-atomica dove, per mangiare, i sopravvissuti frugano tra le macerie in cerca di proteine che strisciano.
Viene in mente l'immagine delle scimmie che si spidocchiano a vicenda e poi si mangiano il ricavato: con la differenza che le scimmie lo fanno gratis, mentre la UE ci ha presentato il conto. Salato.
Come facilmente prevedibile, nonostante una valanga di attività sui media, hanno toppato alla grande. Si erano dimenticati che il nostro è il continente della carbonara, del Roquefort, del jamón ibérico, della Sachertorte con alle spalle millenni di civiltà gastronomica.
Secoli di tradizioni tramandate di madre in figlia, generazioni di contadini, pastori, pescatori e casari che hanno costruito il patrimonio alimentare più ricco e invidiato del pianeta.
Il volto istituzionale di questa crociata entomologica ha un nome: Stella Kyriakides, cipriota, Commissaria Europea per la Salute e la Sicurezza Alimentare.
Forse stancatasi dell'Halloumi, il formaggio a base di latte di capra e pecora che è il vanto della sua isola, la Kyriakides ha pensato bene di promuovere pietanze a più zampe. Ha difeso con pervicacia le autorizzazioni per gli insetti commestibili, dichiarando che queste "pietanze sostenibili" sono fondamentali per la strategia europea "dal produttore al consumatore".
È il programma con cui Bruxelles pretende di ridisegnare l'intera catena alimentare del continente in nome del Green Deal.
Sorda come una campana rotta a qualsiasi obiezione, quando i parlamentari europei hanno sollevato preoccupazioni sulle allergie, ha liquidato i dati come "limitati e inconcludenti".
Quando le hanno chiesto un logo obbligatorio sulle confezioni per avvisare i consumatori della presenza di insetti nei cibi processati, ha risposto che la Commissione "non sta prendendo in considerazione ulteriori obblighi di etichettatura". In pratica: mangiateli e non rompete le scatole.
Questa è la concezione della democrazia alimentare che regna a Bruxelles.
Eppure, attraverso i sondaggi, gli europei avevano già reso noto che gli insetti non li avrebbero mangiati. E lo avevano fatto con la chiarezza brutale di chi sa cosa vuole nel piatto.
Un sondaggio Noto aveva certificato che il 78% degli italiani è fermamente contrario al consumo di alimenti contenenti insetti, anche ridotti in farina o nascosti in altri prodotti. Anche se comunque restava un 22% che si dichiarava possibilista.
Immaginando l’orrore di sentire in bocca il sapore delle larve o delle cavallette, viene spontaneo chiedersi di che pasta fossero fatti: probabilmente è la stessa gente che se gli cade il panino su una cacca di cavallo lo raccoglie, ci soffia sopra e lo mangia con gusto. Forse anche con più gusto.
A rafforzare il diffuso disgusto, anche la ricerca della rivista scientifica “npj Sustainable Agriculture” aveva già inciso sul marmo la lapide per gli insetti commestibili.
Solo il 20% dei consumatori europei avrebbe preso in considerazione gli insetti, ribadiamo: preso in considerazione la possibilità, non deciso di mangiarli.
Insomma era lampante che il ribrezzo verso gli insetti nel piatto non era un capriccio da rieducare con una campagna di comunicazione. È da millenni un codice scritto nel patrimonio culturale di un continente che ha inventato la gastronomia.
Vale ora la pena di comprendere come sia stata possibile una follia simile.
La UE ha spalancato la porta a delle aziende richiedenti, tra cui una società vietnamita che produce grilli in polvere.
La burocrazia ha quindi costruito “motu proprio” la cornice normativa per un mercato che nessuno aveva chiesto, fingendo di lasciare libera scelta con la formula rituale che "spetta al consumatore decidere".
Il punto della vicenda che brucia è che la Commissione Europea ha dimostrato di non rispondere ai cittadini. Risponde alle lobby.
Risultato finale: aziende fallite in quattro continenti, duecento milioni di euro pubblici inceneriti. Ma a Bruxelles nessuno che ancora si sia alzato per dire: “abbiamo sbagliato”. Del resto, quando si mangia a spese degli altri, il sapore degli insetti non è mai un problema.
 
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