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OPINIONI

Bloccare l’orrendo mercato della perversione satanica

Bloccare l’orrendo mercato della perversione satanica

Il terremoto prodotto dai dossier del caso Epstein sta producendo effetti devastanti in ricaduta su tutto il mondo della politica, delle istituzioni e su una parte significativa delle élite a livello mondiale, ma anche in realtà significative sui territori nazionali, Italia compresa.

Quello che emerge, sia chiaro a tutti, è un fenomeno che mette a nudo il degrado del mondo occidentale, impregnato di cultura coloniale di lunghe tradizioni. Un mondo che sta mettendo a nudo le proprie miserie più degradanti: lo sfruttamento della pedofilia e pratiche degenerative conseguenti, strettamente legate a logiche di ricatto. Dai file di Epstein esce un mondo economico, finanziario e politico che si è avvalso per molto tempo della perversione, sistematicamente intrecciata con una pratica del ricatto costante.

Martedi Thomas Massie e Ro Khanna, i due deputati che hanno visionato alcuni file senza censura, hanno reso noto che Suiltan Ahmed bin Sulayem, presidente e ad di DpWorld, uno dei maggiori operatori portuali del mondo, guardava con Epstein video di torture.

“Dove sei? Stai bene? Mi è piaciuto il video delle torture” si legge nell’Email inviata da Epstein il 24 aprile del 2009 all’emiratino, il quale risponde: “Sono in Cina e arriverò negli Stati Uniti la seconda settimana di maggio”.

La vicenda mostra drammaticamente che c’è un mercato dell’orrore, dove c’è chi chiede di vedere video di torture e c’è, evidentemente, chi soddisfa la satanica voglia, confezionando i video.

C’è chi chiede e c’è chi offre, nell’orrendo mercato satanico della pedofilia.

Il mercato è vasto, ampiamente presente a tutti i livelli ed è a tutti i livelli che va bloccato. Distruggere la domanda è anche un modo per distruggere l’offerta, che, ovviamente va perseguita con tutti i mezzi possibili.

L’esempio di Brescia, uno dei tanti, ci dice che è necessaria una vigilanza democratica e un atteggiamento delle istituzioni che isoli ogni possibile terminale di questo mercato immondo.

Iyas Ashkar è un medico di origine araba, divenuto nel tempo cittadino italiano, il quale gestisce un ristorante palestinese che si chiama Dukka.  Il medico palestinese era consigliere comunale nel Comune di Brescia e ha scelto di dimettersi per «ragioni personali», ma il suo addio, considerati i capi di accusa, non può essere derubricato in questo modo.

L’accusa al medico bresciano è di violenza sessuale on line a distanza ai danni di minori, fenomeno noto come «live distant child abuse».

"Live distant child abuse" (talvolta abbreviato LDCA) è un termine tecnico usato principalmente da Europol, agenzie internazionali di contrasto al crimine e organizzazioni come l'ONU/UNODC, per descrivere una specifica forma grave di sfruttamento sessuale online di minori.

Per "Live distant child abuse"  si intende l'abuso sessuale di bambini in tempo reale (live streaming), trasmesso via internet (Skype, piattaforme di videochat, app di messaggistica, dark web, ecc.). Il bambino viene abusato fisicamente sul posto da uno o più adulti (spesso chiamati "facilitatori" o abusanti locali, a volte persino familiari). Lo spettatore (l'abusante "a distanza") si trova in un altro paese (molto spesso in Europa, Nord America, Australia) e osserva e/o dirige l'abuso in diretta, spesso pagando per questo servizio ("on demand", "a richiesta", "child sexual abuse to order").

Chi guarda non tocca fisicamente la vittima, ma è comunque complice e responsabile penale dell'abuso (è considerato a tutti gli effetti autore/partecipante/induttore).

Le vittime sono prevalentemente bambini molto piccoli in paesi in via di sviluppo (soprattutto Filippine, ma anche Indonesia, Cambogia, India, alcuni paesi africani e dell'Est Europa), dove c'è maggiore povertà e minore protezione.

Il “Live distant child abuse” è uno dei fenomeni più gravi e in crescita nell'ambito dell'online child sexual exploitation, perché combina sfruttamento fisico immediato con partecipazione remota e commerciale. Chi paga per vedere o dirigere questi abusi commette reati gravissimi in quasi tutti i paesi (in Italia rientra tra i reati di cui agli artt. 600-bis, 600-ter, 600-quater c.p. e seguenti, più eventuali aggravanti).

Ovviamente, l’essere indagati non significa essere colpevoli.

"Prendo nettamente le distanze dagli addebiti e chiedo di poter rispettare i tempi necessari della giustizia in cui credo fortemente", ha affermato l'ex consigliere comunale in Loggia, Iyas Ashkar. "Ho appreso di essere sottoposto ad indagine preliminare e ho nell'immediatezza rassegnato le dimissioni dalla mia carica nel Consiglio comunale di Brescia. Questa decisione è stata dettata dalla necessità di avere il tempo e lo spazio necessari per chiarire quanto prima la mia posizione con l'autorità giudiziaria e per il doveroso rispetto verso l'istituzione comunale".

L’indagine riguardante il medico bresciano è il risultato di un’operazione condotta dalla Homeland Security Invastigation, il braccio investigativo dell’Ice americano, specializzato nei reati transnazionali con i minori. Quando dall’indagine emergono utenze riconducibili all’Italia, gli atti vengono trasmessi al ministero dell’Interno e quindi alla Procura di Milano.

La pratica orribile di pagare per vedere torturare in tempo reale dei bambini non è una novità, come dimostrano le cronache, non solo italiane, ma ora è balzata alla massima attenzione anche in rapporto alla vasta rete di connivenze che stanno rivelando gli Epstein files.

La vicenda del consigliere bresciano apre un focus anche sul modo con il quale si selezionano i candidati per l’elezione nei ruoli istituzionali, ossia del come si costruisce, nel concreto, la democrazia.
Una volta il dibattito avveniva in un percorso dove i partiti possedevano una memoria storica. Il percorso politico di un candidato era osservato con il principio di un’attenzione su trasparenza e verifiche anche plurime. Non era tutto sicuramente perfetto - le clientele c’erano - ma una storia del candidato era osservata con attenzione.

Serve, pertanto, una riflessione politico culturale in profondità sull’affidabilità dei ruoli istituzionali.

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