Meloni e Merz: la scossa conservatrice che ridisegna l’Europa
"L'Europa non si farà d'un colpo, né mediante una costruzione d'insieme; essa si farà attraverso realizzazioni concrete creando anzitutto una solidarietà di fatto."
— Robert Schuman
Potremmo essere di fronte uno spartiacque per il Vecchio Continente. Quello che il Corriere della Sera ha definito "una scossa all'Europa" non è soltanto un incontro bilaterale tra due leader, ma la cristallizzazione di un nuovo baricentro politico. A Roma, tra le navate cariche di storia di Villa Doria Pamphilj, Giorgia Meloni e il Cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno siglato un’intesa che promette di spostare l'asse decisionale europeo verso una sintesi inedita tra conservatorismo identitario e pragmatismo ordoliberale.
Un asse fondato sulla necessità geopolitica
Per decenni, l’Europa ha respirato con il polmone franco-tedesco. Tuttavia, con una Germania che ha ritrovato sotto la guida di Merz una postura più assertiva e meno incline ai compromessi, lo scenario è mutato radicalmente. L'Italia di Meloni, forte di una stabilità di governo rara, ha saputo inserirsi in questo vuoto di potere, offrendosi come il partner naturale per una Berlino che guarda a destra e cerca concretezza per rispondere alle sfide globali, non ultime quelle poste dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.
Il vertice intergovernativo non si è limitato ai soliti protocolli. Meloni e Merz hanno lanciato un messaggio chiaro a Bruxelles: l’Europa deve smettere di essere "spettatrice del proprio destino". Ma per farlo, deve cambiare pelle, abbandonando l'eccesso di regolamentazione per abbracciare una visione industriale che rimetta al centro la produzione e l'autonomia tecnologica.
L'eclissi di Macron e il gelo di Parigi
In questo scenario di "scossa", il grande oscurato è Emmanuel Macron. Quella che un tempo era l'indiscutibile leadership francese appare oggi in una fase di inesorabile eclissi. Mentre Meloni e Merz disegnano la mappa del futuro, l'Eliseo sembra prigioniero di una crisi di rilevanza che molti analisti definiscono come il definitivo fallimento della sua dottrina.
La reazione francese è un mix di "silenzio assordante" e freddezza diplomatica. Fonti vicine all'Eliseo descrivono un Macron irritato per essere stato scavalcato su dossier storicamente a trazione parigina, come la difesa e la politica industriale. La stampa francese non nasconde il timore di un declassamento: il quotidiano Le Monde parla apertamente di un "nuovo centro di gravità" che esclude la Francia, mentre i funzionari di Parigi faticano a nascondere il nervosismo per il mancato coordinamento preventivo su iniziative chiave. Il fallimento di Macron risiede proprio qui: la sua visione di integrazione federale e centralismo burocratico si scontra oggi con il muro del pragmatismo italo-tedesco, lasciando la Francia in una posizione di isolamento tattico mai vista nell'ultimo decennio.
Il pre-summit del 12 febbraio: la riscossa della competitività
L'incontro di Roma è il preludio a un evento ancora più ambizioso: il pre-summit sulla competitività convocato per giovedì 12 febbraio 2026 presso il Castello di Alden Biesen, in Belgio. Questo incontro, voluto da Meloni e Merz insieme al Premier belga Bart De Wever, mira a creare un fronte comune di "Paesi lungimiranti" (dai Nordici ai Baltici) prima del Consiglio Europeo informale.
Le tematiche cardine del 12 febbraio includono:
- Freno di emergenza legislativo: La possibilità per gli Stati di bloccare norme UE che danneggiano l'industria.
- Deregulation massiccia: Abbattere i costi burocratici per competere con USA e Cina.
- Neutralità tecnologica: Una revisione del Green Deal che non imponga solo l'elettrico, salvaguardando la manifattura europea e i carburanti sintetici.
Parigi, pur essendo stata invitata, non ha ancora confermato la sua presenza, alimentando l'idea di uno "strappo" ormai consumato. La Germania, infatti, ha persino iniziato a sfilarsi da progetti simbolici come il super-caccia francese FCAS, preferendo collaborazioni più snelle e meno vincolate ai diktat industriali di Dassault.
Geopolitica della sicurezza e della difesa
Uno dei pilastri dell'accordo è la difesa. L'adesione dell'Italia al protocollo per l'esportazione di armamenti è un passo verso quel "pilastro europeo della NATO" invocato per anni.
- Fronte ucraino: Sintonia totale sul sostegno a Kiev (Berlino ha stanziato 11,5 miliardi per il 2026), ma con realismo verso la nuova amministrazione USA.
- Frontiere: Il "modello Italia" di esternalizzazione delle procedure d'asilo diventa lo standard europeo supportato finanziariamente da Berlino.
- Energia: L'Italia si candida ufficialmente come hub dell'idrogeno e del gas per il Centro-Nord Europa, garantendo alla Germania quella sicurezza che Parigi non è più in grado di assicurare.
Conclusioni: un'Europa al bivio
La sintonia tra Meloni e Merz è "operativa e concreta". Per l'Italia è il ritorno tra le potenze di primo rango; per la Germania è il ritorno a una leadership senza scuse. La scossa del 10 febbraio troverà il suo test definitivo nel pre-summit del 12 febbraio. Resta da vedere se l'edificio europeo saprà reggere questo spostamento tettonico o se inizierà una trasformazione profonda delle istituzioni. La sfida è lanciata: costruire un'Unione che sia un colosso economico, forte militarmente e orgogliosa della propria identità.







