La sinistra deve capire che la fase nuova è quella vecchia: il ritorno della violenza politica.
Sfugge nei commenti una cosa: il ritorno della violenza nella politica. E della politica.
Quando parlano, molti dei ragazzi, coinvolti negli scontri nelle piazze e nelle università spesso si definiscono militanti rivoluzionari contro lo stato democratico. Spesso, esplicitamente, comunisti.
Nell’assemblea preparatoria della manifestazione del martello senza ( ancora…) falce, di Torino, i piani erano dichiaratamente contro lo Stato democratico. Quindi contro la democrazia.
I poliziotti sono presi di mira esplicitamente in quanto “rappresentanti del governo”, che deve essere abbattuto.
I venti mila di Torino sapevano benissimo che cosa si andava a fare lì. Perché.
La piattaforma politica rivoluzionaria.
Così quelli di Milano. Contro il “business delle Olimpiadi”, perché le Olimpiadi devono essere gratuite. Gratuite.
E sono a volto coperto.
Che è l’anticamera della clandestinità. Contro lo Stato democratico.
E non sono “infiltrati”, perché sono loro stessi a rivendicare quelle piazze. Tutte.
Come ha fatto Askatasuna dopo Torino.
Askatasuna, libertà in Basco, dove Askatasuna significa lotta politica violenta.
Ecco. Questo è, il ritorno della violenza politica.
Coperta, come ha detto la procuratrice generale di Torino, Lucia Musti, da ceti intellettuali e borghesia che si auto illumina, diffusi.
Purtroppo chi ha più di sessant’anni le ha già viste tutte. Tutte.
Anni 70, apice nel 77, le forze extraparlamentari, molti dei loro leader, molti loro figli, o epigoni sciapi, oggi sono fra i ceti di cui parla Lucia Musti, usavano nelle scuole e nelle piazze i martelli, con le falci, per il cinema gratuito, per il 6 politico, per combattere lo Stato democratico, con le facce di Andreotti o altri bruciate nelle piazze.
Nelle scuole cacciavamo i professori per farci la lezione da soli. Esperti di tutto. E di nulla.
Tipo Di Battista. Tipo.
Tipo Scanzi. Tipo.
I morti poi arrivarono.
E allora non c’erano i social e i talk capaci di frullare tutto vorticosamente sino a non far capire più nulla. A tutti.
Ecco.
In quegli anni, dopo l’assassinio di Guido Rossa a Torino, che denunciò le coperture ampie, dei politicamente violenti, nelle fabbriche, il PCI usò la falce per staccarsi inequivocabilmente da ogni martello. Da ogni copertura politica.
Capì la portata politica eccezionale di quei fenomeni.
Non riconducibili solo ad una questione di “sicurezza”.
Immaginate se, come fa la sinistra oggi, drammaticamente, la sinistra di allora, il PCI, perché il Psi era nel Governo da abbattere, avesse detto che la colpa fosse del Governo che non sapeva mantenere la sicurezza.
Immaginate il PCI che riduce tutto ad una questione di sicurezza. E non al ritorno della violenza politica. Lo sdoganamento della violenza nella lotta politica.
Immaginate. Una follia.
Anche perché, se fosse solo una questione di sicurezza, come fai a dire contemporaneamente che non si possono fare i decreti sicurezza?
Che non si devono dare alla polizia mezzi e strumenti più violenti per fermare i violenti?
E’ uno scivolo pericolosissimo.
La sinistra deve capire che la fase nuova è quella del ritorno della violenza in politica.
Il punto è questo.







