Perché un tempo internet sembrava un terreno di libertà e prosperità diffusa, e oggi sembra invece una macchina che “estrae” valore da tutti noi? Come siamo passati da un internet di crescita diffusa a un’economia dominata da pochi attori capaci di estrarre profitti, dati e attenzione in modo sempre più sistematico e concentrato. perché un tempo internet sembrava un terreno di libertà e prosperità diffusa, e oggi sembra invece una macchina che “estrae” valore da tutti noi?
Le piattaforme oggi estraggono valore invece di creare valore Inizialmente, le piattaforme digitali abbassavano i costi di accesso, facilitavano vendite e connessioni e aumentavano l’efficienza nei mercati. Ma una volta diventate indispensabili, hanno cambiato logica: da facilitatori di mercato sono diventate “estrattori” di valore prendono entrate,dati e attenzione e li concentrano al vertice, riducendo i benefici per gli altri attori.
Questa estrazione si manifesta in: commissioni elevate (come su marketplace), dati raccolti e venduti, attenzione degli utenti monetizzata per la pubblicità, condizioni contrattuali rigide per chi dipende dalle piattaforme.
Il problema non è solo economico, ma politico e sociale Questo modello di “estrazione” ha effetti su larga scala: concentra ricchezza, indebolisce la competizione, aumenta le disuguaglianze e può alimentare risentimento sociale e fragilità delle democrazie. Un sistema dove pochi controllano settori chiave dell’economia, dall’e-commerce ai servizi, dalla pubblicità all’intelligenza artificiale.
Nel modello attuale,gli utenti non sono solo consumatori: i loro dati e i loro comportamenti diventano materia prima per le piattaforme. Questi dati servono per prevedere comportamenti, migliorare algoritmi e vendere pubblicità più efficace e più dati una piattaforma ha, più potere accumula.
L’antitrust e le normative oggi sembra che non capiscono la natura specifica della potenza delle piattaforme. In passato, decisioni come lo smembramento di monopolisti storici (es. AT&T) hanno favorito innovazione e concorrenza. Ma oggi regolatori e istituzioni spesso approvano fusioni e consentono concentrazioni di potere, aggravando l’estrazione.
C’è una via d’uscita: la regolazione e controllo strutturale. Occorrono soluzioni politiche e normative per contrastare l’era dell’estrazione. Alcuni suggerimenti: rafforzare le leggi antitrust; trattare piattaforme chiave come se fossero “servizi di interesse pubblico”; creare condizioni per una concorrenza reale e non solo formale; introdurre regole di neutralità della piattaforma.
Oggi l’economia digitale non è più un motore di diffusione di opportunità, ma un sistema in cui pochi guadagnano moltissimo mentre molti contribuiscono senza benefici proporzionali.
La tecnologia, pur con la sua enorme potenzialità, rischia di consolidare un capitalismo estrattivo dove il valore viene catturato in cima alla catena e dove la libertà e la creatività di internet sono sacrificate sull’altare dei profitti e del controllo dei dati.
Non è inevitabile l’estrazione: il modello dominante non è l’unico possibile. La tecnologia di per sé non porta necessariamente a disuguaglianza: le scelte politiche e regolatorie contano.
È possibile riequilibrare il sistema se le istituzioni riconoscono la natura delle piattaforme e regolano con strumenti adeguati. Non possiamo semplicemente lasciare che il mercato si autoregoli: serve un progetto politico e normativo che ripristini spazi di competizione, autonomia e distribuzione equa del valore generato dal digitale.







