22 e 23 Marzo, le date, cioè, fissate per votare al Referendum sulla riforma della Giustizia, anzi della magistratura.
E che i brividi di terrore attanaglino i promotori del NO lo dimostra la mossa tanto arrembante quanto disperata dell’acrobatica raccolta di firme per indire un nuovo referendum costituzionale.
Sì, un nuovo referendum!
Un referendum contro il referendum sulla Riforma!
Una roba che Azzeccagarbugli gli spiccia casa.
Un contorto stratagemma leguleio il cui unico fine era quello di spostare la data del referendum.
«Il quesito va riformulato», asserivano sostanzialmente i baldi costituzionali e giuristi (tutti de sinistra) promotori della pirotecnica iniziativa, «nel testo del quesito non sono indicati gli articoli della Costituzione che si vanno a modificare».
Non bastava, quindi, chiedere al cittadino se era d’accordo sulla Riforma costituzionale “concernente le Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”.
Eh no, si dovevano elencare pedissequamente tutti gli articoli.
Uno per uno.
E’ infatti risaputo che chi va a votare si porta appresso la Costituzione e prima di barrare SI’ o NO si legge ogni articolo, riga per riga, comma per comma.
C’è anche chi ci va con il costituzionalista di sostegno o collegato in rete con il professore di diritto.
Fatto sta, che la commissione della Cassazione chiamata ad analizzare le ragioni dei promotori… gli ha dato ragione.
E poco importa se il primo dei magistrati componenti la commissione era stata deputata del PD e presidente della Commissione Giustizia della Camera fino al 2018.
E tantomeno rilevante era il fatto che nell'elenco comparivano magistrati che partecipano attivamente alle manifestazioni per il NO.
Tanto ormai si gioca a carte scoperte.
E quali erano le vere carte che si giocavano in quella partita?
Forse la trasparenza e l’informazione degli elettori?
O in verità in gioco c’era l’ultimo baluardo di difesa in vista della disfatta?
L’attuale Consiglio Superiore della Magistratura in carica è stato eletto nel settembre 2022.
Il mandato dura 4 anni.
Quindi la scadenza naturale è nel settembre 2026.
…tra pochi mesi.
Spostare la data del referendum avrebbe significato far slittare i tempi in maniera tale da eleggere il nuovo Csm con il vecchio sistema elettorale.
Quel famigerato sistema, cioè, che garantisce il dominio delle correnti politiche nella magistratura, che permette di continuare a controllare, con le vecchie e perverse logiche, il motore della giustizia, che permette di piazzare nei posti chiave i nuovi Procuratori.
Ma il blitz è fallito.
Il Consiglio dei Ministri ha prontamente integrato il quesito referendario con gli articoli della Costituzione che vengono modificati dalla Riforma e il TAR non ha cambiato la data del referendum.
La paura continua a fare: 22 e 23 …Marzo.
Ma questa mossa avventata deve far considerare che la paura fa anche: Settembre!
E Settembre è dietro l’angolo.
Se è pur vero che con la vittoria del “SI’”, la Riforma entra in vigore immediatamente dopo la promulgazione, perché sia effettiva serviranno norme ordinarie di attuazione per rendere operative tutte le modifiche.
Saranno necessari decreti attuativi per stabilire come si svolgeranno concretamente le estrazioni a sorte per i membri dei nuovi CSM, le regole per i concorsi distinti per giudici e PM, l’organizzazione dell’Alta Corte Disciplinare…
Ebbene, se le norme attuative non saranno pronte prima della scadenza naturale dell’attuale CSM, la generazione successiva del Consiglio potrebbe essere organizzata con le regole attuali.
Quelle delle correnti!
E quel CSM durerà per 4 anni!
E tutto fa presagire che saranno 4 anni infernali.
Spero che ci stiano pensando e non si facciano trovare impreparati, ricordando il detto popolare:
....guai a chi pesta la coda al serpente!







