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OPINIONI

IN UN MONDO CHE "RIBOLLE" SEMPRE PIU', MANCA L'EUROPA

IN UN MONDO CHE "RIBOLLE" SEMPRE PIU', MANCA L'EUROPA

Le ipotesi sono tre: o si sta con gli USA, o con il gruppo degli asiatici, o si diventa Europa ed autonomi. Si diventa, perché non lo siamo per niente. E dunque le ipotesi in realtà sono due: quella dell’autonomia, l’unica alla quale credere per fede e per la salvaguardia di valori, avrà bisogno di svilupparsi. Ma il tempo di questo sviluppo non è compatibile con la velocità impressa da Trump (ma a guardare bene anche da Putin e da Xi Jinping) alla spartizione del mondo per aree di influenze.
Non penso sia possibile opporsi a questa strada intrapresa dai “grandi”: Trump o non Trump, a questo punto, il ritorno alla concordia ed al mercato globale è solo un sogno, tra l’altro pericoloso a cullarsi perché cosa sia successo, avendo sinora avuto un po’ di “disattenzione”, è davanti agli occhi di tutti. Dunque, anche nell’ipotesi di una scelta di autonomia, questa autonomia va conquistata. La Russia è il nemico; la Cina l’antagonista. Aggiungerei il contrasto anche con il mondo islamico, alla cui espansione finalmente un po’ di attenzione andrebbe posta. Gli USA sono l’approdo di un processo di profondo rinnovamento dei rapporti fin qui tenuti per diventare l’alleato fin quando il processo di raggiunta autonomia sarà concluso.
Io vedo una fase di immensa difficoltà e di lavoro delicato di fronte a noi.
Perché l’Europa esca dalla sua eterna pubertà occorreranno prese di posizione non secondarie. Via le chiacchiere e vediamo nel concreto cosa può essere comune oltre la moneta: il sistema fiscale, i presupposti legislativi dei diritti, l’istruzione, i fondamentali del welfare, l’abbandono della burocrazia, la non concorrenza interna… Elenco lungo. Comincerei con una cosa semplicissima: un’unica lingua. Cosa che i giovani, di fatto, hanno già realizzato. L’inglese si parla ovunque. Purtroppo non è materia obbligatoria, come dovrebbe. Deciderlo sarebbe un grande segnale.
Perché il nostro schierarci con gli USA sia compatibile con un rapporto se non paritario ma di vero rispetto reciproco mi sembra altro terreno di prese di posizione delicatissimo. Credo che sia un errore ricorrere a condanne trancianti ogni volta che gli USA (perché Trump è gli USA fin quando non lo manderanno a casa) compie atti contrari alle nostre convinzioni: esprimere dissenso pieno non necessita di roboanti affermazioni, prese di posizione più che indignate, proclami. Si ripeterebbe l’errore già fatto: tu sei il “cattivo”, uno che mi fa schifo; te lo dico in ogni modo possibile, e però voglio che tu, sporco nemico, ti sieda con me a trattare qualcosa. Se quello è anche scemo, può funzionare.
Come sia considerata l’UE dagli USA è evidente non tanto per i dazi, non solo per tenerci fuori dai negoziati per l’ Ucraina, non per tanti altri “antipatici” motivi che segnalano un giudizio di servaggio che si ritiene dovuto. La cosa più grave è che, e lo dico con cinismo ma per tenere i piedi per terra, non siamo tenuti neanche in minima considerazione (in verità non solo da Trump) nelle manipolazioni che si stanno facendo per realizzare di fatto la ripartizione delle aree di influenza. Che passano per il “controllo” delle risorse economiche e delle rotte per i trasporti.
La vicenda Groenlandia è esempio eclatante: rispondiamo solo con sdegnato richiamo al diritto internazionale?
Rilancio qui un’ipotesi che ho letto in un post. La Groenlandia è politicamente territorio danese anche se è indipendente. E la Danimarca è, oltre che NATO, UE. Trump sembra ignorarlo del tutto. La vuole per sottrarla al “dominio” cinese e russo e per le ricchezze del sottosuolo. Non esclude azioni di forza per ottenerla. E allora: se la UE decidesse, di intesa con la Danimarca, di costituire in Groenlandia un presidio armato, con soldati di tutte le Nazioni Europee? Che fa Trump, ci attacca militarmente? Lo spieghiamo qual è il limite alla collaborazione, che peraltro non neghiamo? Chiedo ai volenterosi solo a parole: la facciamo una ripetizione, in grande, di Sigonella?
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