di Roberto PECCHIOLI
Il direttore di un quotidiano di centrodestra, a proposito del rapimento del presidente venezuelano Maduro, ha firmato un editoriale dal titolo Dio benedica l’America. Anche no, perbacco. Un altro giornale di uguale orientamento ha definito deliri le obiezioni di un generale italiano, mentre il direttore- già capo ufficio stampa del premier in carica ha spiegato che i colpi di Stato sono buoni e giusti se colpiscono “dittatori”. Quando si definiscono deliri le opinioni sgradite la strada della dittatura è spianata e mai come nell’occasione dell’attacco dei gringos a Caracas è enorme la distanza ideale tra gli intellettuali in qualche modo ascrivibili alla cosiddetta destra e i suoi terminali politici e giornalistici. Prendiamo atto definitivamente che a destra e a sinistra i riflessi condizionati sono specularmente identici. Quelli vedono fascisti dappertutto, questi hanno per bussola il balletto della premier ad Atreju: chi non salta comunista è.
Io non salto e non prendo lezioni di anticomunismo, pagato sulla carne nei decenni difficili di fine Novecento. Basta evocare il fascismo e scatta il riflesso- Bella Ciao dei progressisti; diamo a qualcuno del comunista (Putin, i venezuelani, i palestinesi, persino gli iraniani) e il disciplinato destro terminale non solo ci crede, ma applaude qualunque mascalzonata con l’alibi della lotta al vecchio nemico. Sino al tifo indecoroso per l’America (quella del nord, gli Usa) e a invocare benedizioni celesti sull’amicone a stelle e strisce. In nome, oltreché della stinta bandiera anticomunista, della categoria falsa, spuria, incapacitante di occidente. La terra del tramonto è giardino delle delizie, campo della libertà, oasi della democrazia, sole che scalda solo noi, pochi felici.
No, non benedico l’America. E non solo perché, da italiano memore, ho in mente i bombardamenti subiti in guerra, la sconfitta militare fatta scontare da ottant’anni nonostante la cobelligeranza post 8 settembre 1943 (la resa di Cassibile) le cento e più basi militari Usa sul nostro territorio, pagate da noi, i trattati che ci rendono colonia, le limitazioni di sovranità derivanti dalla condizione di sudditi, camerieri, periferia turistica dell’Impero . Non benedico l’America- quella del potere, altra cosa sono i popoli degli Stati Uniti – perché la mia nazione, la mia cultura, il mio modo di vivere sono stati uccisi dal protervo american way of life, dal colonialismo materialista, dal falso mondo-spettacolo senza altro scopo che il denaro e il successo, fondato sull’avere e non sull’essere.
Non benedico l’America perché ci ha espropriato di usi, costumi, tradizioni, persino delle nostre lingue. Con il nostro consenso , dobbiamo ammetterlo. Bisogna vivere, organizzare la società, l’economia, finanche parlare come vogliono loro. Se non lo fai, non sei al passo con i tempi. Ti spetta la giusta punizione: gli sceriffi – indistinguibili dai gangsters - ti esproprieranno di tutto ciò che è tuo. Non solo in termini morali, civili e culturali, ma innanzitutto materiali. Hanno fatto così con le popolazioni native americane e con chiunque si sia trovato sulla loro strada. Esportano la democrazia, cioè il liberalismo economico egoista, monopolista, oggi globalista, unica modalità ammessa nell’universo mondo. Ci impongono - a pagamento, sì’intende - il loro cinema, la loro musica, le loro tecnologie, le loro idee, la loro visione del mondo. E se non la volessimo? E se, sperimentata, non ci piacesse ? In questo caso arriva la cavalleria (da noi è già sul posto) e risolve il problema con la forza. Per il nostro bene, per educarci e guidarci verso il progresso. Fanno tutto secondo le regole – da essi stessi stabilite - quindi avremo diritto a un “giusto” processo in cui verremo condannati. Danni collaterali.
Non posso benedire l’America, infine, perché tutto ciò che sta distruggendo la civiltà di cui sono erede viene dagli Stati Uniti. Il globalismo è americano, la privatizzazione di tutto anche. Americana è la fine dei diritti sociali, il “dirittismo“ individualista, la centrale di Big Pharma, l incultura della cancellazione (woke). Sono prodotti americani le follie LGBT, la distruzione della famiglia, la programmazione della denatalità, il culto del denaro, il consumismo, la diffusione delle droghe. Provengono dagli Usa i cosiddetti “gender studies”, l’omosessualismo, il disprezzo per la storia, la distruzione di ogni modo di vita incompatibile con l’american way of life.
Benché nate in Europa, si sono spostate in America e sono diventate cultura dominante nel resto della periferia chiamata occidente, ideologie distruttive come il liberismo, i post marxismi ibridati con il progressismo liberal, la psicanalisi, la competizione sfrenata che rende nemici. Americano è il culto della performance, l’idolatria verso chi è famoso, la sessualizzazione estrema, la liberalizzazione della pornografia, l’economia come unico destino e la finanza come potere sull’uomo. Di matrice Usa sono il primato della tecnica e il transumanesimo . Hanno sganciato due bombe atomiche su una nazione sconfitta e invaso nazioni per volontà di potenza e appropriazione di risorse. Su tutto questo dovrei invocare la benedizione di un Dio malvagio. Conta poco la dissidenza individuale, ma non ci sto. E chiedo scusa a me stesso per aver condiviso tratti di strada con servi, ammiratori e tifosi dell’America, la squadra avversaria.







