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OPINIONI

PER SALVARE L’IMPERO

PER SALVARE L’IMPERO

Privata del gas e del petrolio russi a basso prezzo, costretta a comperare quelli a prezzo quintuplo di Trump e a pagare i suoi dazi e le sue armi, l'Europa non ha prospettive economiche ed è azzerata politicamente. Avrebbe potuto realizzare una partnership e con la Russia integrando le rispettive risorse e costituendo un blocco continentale egemone nel mondo.

Questo è ciò che gli Stati Uniti hanno sempre temuto, e lo hanno evitato spingendo l'Europa alla rottura e al conflitto con la Russia grazie a una cricca eurocratica che, pur di restare al potere, svende l'Europa a Washington e la espone a una guerra devastante. Così Trump riesce a rallentare e differire il tracollo finanziario americano a nostre spese, e la Russia deve appoggiarsi alla Cina, dieci volte più grossa per economia e popolazione. Il risultato è un' Europa rovinata e in tasca agli USA da una parte, e dall'altra parte una Russia impoverita e una Cina che, egemone dei Brics, si prepara allo scontro con Washington. Questa è la realtà dietro la ciarlataneria delle istituzioni e del mainstream.

In sostanza è improprio che Trump voglia la pace con la Russia e l'Europa voglia la guerra: Trump vuole che l’Europa sia in conflitto con la Russia e l'America invece in affari con essa. Perciò pone a Ursula e soci, come condizione per non farli saltare, che continuino a sostenere lo sforzo bellico ucraino, che si armino, che guastino irrimediabilmente i rapporti con la Russia, in modo che l'Europa sia completamente dipendente da Washington e paghi l'aumento e gas e le armi americane, e si indebolisca sempre più, mentre Trump e con la Russia parla pacificamente di affari e si prende le materie prime a cui ci ha costretto a rinunciare col pretesto della insussistente minaccia russa. La storia di Trump in lotta per liberarci tutti dal malvagio e asfissiante sistema di potere del Deep State è il solito mito Q-Anon.

Insomma, noi siamo aggrediti si dalla Russia, ma da nei fatti anche da un'America in lotta esistenziale col suo declino, con la bancarotta finanziaria, col marasma sociale - pericolosissima perché sta perdendo la competizione strategica con la Cina, ed è disposta a sacrificarci per restare a galla – ance se non sa per quanto. E ci sacrifica usando la Commissione Europea e i nostri governi nazionali. L'illegale invasione del Venezuela non segna solo la fine conclamata della finzione di legalità internazionale, ma prefigura, dato che non può essere avvenuta senza l' assenso di Mosca e di Pechino (quest'ultima importatrice di petrolio venezuelano), il destino dell'Europa: terra di conquista del capitalismo americano che, con la conquista del petrolio venezuelano dopo quella del petrolio iracheno e siriano, e grazie all'alleanza con i paesi del Golfo, diventa per noi fornitore unico obbligato. È verosimile che gli Stati Uniti stiano tentando di risolvere la loro crisi debitoria internazionale acquisendo il quasi monopolio del petrolio per far poi leva sui prezzi. Assicurarsi l'”amicizia” del Venezuela era indispensabile, a tale fine.

Trump ha preannunciato che governerà il Venezuela e il suo petrolio, ovviamente assieme a venezuelani “amici” (ma io gli suggerisco di scegliere come nuovo presidente Guido Crosetto), investendoci e facendoci investire molti miliardi di dollari anche per rilanciare l'estrazione petrolifera. Siccome quei miliardi di dollari saranno prodotti mediante un semplice click delle banche anglo-americane, il significato del suo annuncio è che, con dollari creati dal nulla, la finanza statunitense si prenderà le risorse del paese indebitando quest'ultimo verso se stessa, e al contempo trasformando quei miliardi creati contabilmente in capitale. Quindi per alcuni anni avremo investimenti, espansione del credito, del reddito, delle occupazioni, del consenso (questa sarebbe la “transizione” divisata da Trump), ma poi il nodo scorsoio si stringerà. Tale è la ricetta applicata costantemente da Washington ai paesi che ha liberato e aiutato. È descritta da un economista che ha eseguito la ricetta medesima, John Perkins, nel suo libro Confessioni di un sicario economico.

La giustificazione del rapimento di Maduro data dagli USA, cioè di essere a capo di un'organizzazione narcotrafficante, non è certo coerente col fatto che Trump ha appena graziato l’ex presidente narcotrafficante dell’ Honduras e che, mentre gli USA occupavano l'Afghanistan, la produzione di oppio in Afghanistan aumentò di 45 volte rispetto a prima, quando al potere stavano i mullah. E anche col fatto che il grosso dei profitti del narcotraffico viene riciclato attraverso banche USA come HSBC e Well Fargo. Inoltre il Venezuela esposta pochissima droga, e non verso gli USA. Durante la crisi finanziaria del 2008, l'unica liquidità disponibile e che fu ampiamente usata era quella del narcotraffico attraverso le banche statunitensi. Il narcotraffico e il sistema bancario, data la mole del primo, sono necessariamente parti di un unico sistema. Infatti la Banca dei Regolamenti Internazionali, cioè la Banca Centrale delle banche centrali, e anche diverse banche centrali, godono dell'immunità penale e giudiziaria, cioè non possono essere indagate per la loro attività, in modo che possano gestire anche i flussi di denaro illecito che sono necessari per sostenere i mercati.

La giustificazione adotta al rapimento di Maduro (come pure quella alle stragi di asseriti narcotrafficanti in acque extraterritoriali) è quindi chiaramente un pretesto per prendersi il petrolio. La Casa Bianca non avrebbe però adottato una giustificazione tanto assurda se non avesse prima valutato che il grosso della popolazione sia tanto tonto da bersela.

L'euronorevole melonista Carlo Fidanza si è distinto per una giustificazione singolarmente strampalata dell'attacco di Trump al Venezuela, articolata in due punti: a) Maduro è un dittatore, ha rubato le elezioni, non è riconosciuto da diversi paesi occidentali come presidente e ha violato le sanzioni impostegli da Washington; b) fa vivere male i venezuelani che pertanto emigrano verso gli USA; c) guida il Cartello de Los Soles che esporta droga verso gli Stati Uniti; d) causare l'arrivo di migranti ed esportare droga è una guerra asimmetrica contro gli Stati Uniti. Pertanto egli era l'aggressore e gli Stati Uniti hanno agito legittimamente in loro propria difesa.

Orbene: a) il fatto che fosse un dittatore non regolarmente eletto è una questione di diritto interno venezuelano e non legittima, sul piano del diritto internazionale, un intervento armato in violazione della sovranità venezuelana-questo onorevole per ignorare la distinzione tra diritto interno e diritto internazionale, benché sieda in un parlamento internazionale; b) in molti paesi le cattive condizioni di vita spingono alle migrazione ma non per questo i paesi verso cui si muove il flusso migratorio sono legittimati a fare cambiamenti di regime in essi; c) il Venezuela non è un significativo produttore di droga, non la esporta verso gli Stati Uniti, il Cartel de Los Soles non esiste e in ogni caso non esistono prove che Maduro lo guidasse; d) nell'elastica nozione di guerra asimmetrica adottata dal nostro onorevole rientrerebbe anche la politica di Trump verso l'Unione Europea, in quanto ci ha tolto l'energia a prezzi ragionevoli, ci ha imposto la sua a prezzi moltiplicati, ci ha imposto di comperare le sue armi, ci ha imposto di investire 600 miliardi nel suo paese - quindi ci sta saccheggiando, e Il saccheggio è sicuramente un'operazione di guerra.

Anche Georgia nella sostanza legittima l'operato di Trump, ma fa bene a leccare, e agisce nel nostro interesse, non solo perché nessun premier italiano può avere la libertà di fare diversamente, essendo l'Italia un paese vassallo, ma soprattutto perché Trump ha intrapreso la conquista delle fonti di petrolio e se conquisterà anche quello iraniano, avrà il mondo in pugno, risanerà le finanze e l'economia statunitensi, prevarrà sui Brics, quindi sarà conveniente stargli attaccati, specialmente se en passant ci libererà dall'Unione Europea. Un bravo politico sa fare la faccia come il cxxx, quando serve. Specialmente se è in una posizione "vassallare".

 

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