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OPINIONI

VERCINGETORIGE A MANHATTAN

VERCINGETORIGE A MANHATTAN

Nicolás Maduro è stato prelevato dal letto alle tre di notte, caricato su un elicottero della Delta Force, trasferito a Guantanamo e poi a New York. Centocinquanta aerei hanno violato lo spazio aereo di uno stato sovrano. Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti "gestiranno" il Venezuela fino a nuovo ordine.

Nessun mandato ONU. Nessuna autorizzazione del Congresso. Nessuna consultazione con la Corte Internazionale. Solo la forza, nuda e cruda, come ai tempi di Giulio Cesare quando trascinava i capi galli in catene lungo il Foro.
E il "diritto internazionale"? Silenzio. L'ONU ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza. Che farà? Voterà una risoluzione. Gli Stati Uniti porranno il veto. Fine della storia.
Benvenuti nell'epoca delle cannoniere.
IL BARACCONE DA 9 MILIARDI
L'Organizzazione delle Nazioni Unite costa 3,72 miliardi di dollari l'anno di budget ordinario, più 5,4 miliardi per le operazioni di peacekeeping. Gli Stati Uniti ne pagano il 22%, la Cina il 20%. L'Italia versa la sua quota da contribuente diligente.
In cambio di cosa?
Di un sistema di voto in cui Tuvalu, diecimila abitanti su un atollo del Pacifico, pesa esattamente quanto la Cina con il suo miliardo e quattrocento milioni di cittadini. Un voto a testa, democrazia perfetta. Così perfetta che 129 paesi, insieme appena l'8% della popolazione mondiale, possono approvare qualsiasi risoluzione a maggioranza qualificata.
Risoluzioni che non valgono nulla. L'Assemblea Generale può "deplorare", "condannare", "esortare". Mai obbligare. I suoi documenti hanno meno peso giuridico di una delibera condominiale ignorata dall'inquilino moroso: almeno il condominio può ricorrere al tribunale.
Il Consiglio di Sicurezza, quello che dovrebbe contare, è paralizzato dal veto dei cinque membri permanenti. La Russia ha bloccato ogni risoluzione sull'Ucraina. Gli Stati Uniti bloccano tutto ciò che riguarda Israele. La Cina osserva e si tiene le mani libere per Taiwan.
Volodymyr Zelenskyj, a settembre 2024, lo ha detto senza giri di parole: "All'ONU è impossibile risolvere questioni di guerra e pace". Viene da chiedersi a cosa serva, allora.
I TRIBUNALI DI CARTA
La Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di cattura contro Vladimir Putin nel marzo 2023. L'accusa: deportazione illegale di bambini ucraini. Crimine di guerra.
Putin da allora è andato in Mongolia, stato firmatario dello Statuto di Roma che obbliga all'arresto. Nessuno lo ha toccato. Ad agosto 2025 ha visitato l'Alaska. Gli americani, che pure avevano applaudito il mandato, lo hanno lasciato passare.
Netanyahu ha ricevuto il suo mandato a novembre 2024. Crimini contro l'umanità a Gaza. A fine dicembre ha sorvolato Grecia, Italia e Francia, tutti stati membri della Corte, tutti obbligati per trattato ad arrestarlo. Nessuno ha alzato un dito.
La risposta americana? Sanzioni contro i giudici della CPI che avevano osato emettere il mandato.
Il messaggio è cristallino: il diritto internazionale esiste per i deboli. Per i vinti. Per i dittatori africani caduti in disgrazia. Per chi non ha missili nucleari o portaerei. Chi comanda si fa le regole da solo.
I CASCHI BLU NEI BUNKER
In Libano operano diecimilacinquecento caschi blu della missione UNIFIL. Budget annuo: oltre cinquecento milioni di dollari. Mandato: dal 2006, impedire a Hezbollah di armarsi a sud del fiume Litani.
Risultato: Hezbollah si è armato fino ai denti, ha costruito tunnel, ha accumulato razzi. Tutto sotto il naso dei peacekeepers.
A ottobre 2024, quando Israele ha invaso il sud del Libano, i soldati dell'ONU si sono ritrovati sotto il fuoco. Israeliano. Un carro Merkava ha sparato direttamente sulla torre di osservazione del quartier generale di Naqoura. Droni israeliani sono volati fino all'ingresso dei bunker dove i caschi blu si erano rifugiati. Telecamere di sorveglianza distrutte deliberatamente.
Poi è arrivato un razzo di Hezbollah, sempre sulla sede UNIFIL. Otto feriti.
Netanyahu ha chiesto ai peacekeepers di andarsene. Li ha definiti "scudi umani" di Hezbollah. La missione è rimasta, ma a fare cosa? A contare i colpi che si scambiano gli altri, rintanata sottoterra.
È la fotografia dell'impotenza travestita da presenza internazionale.
LO STIPENDIFICIO TRICOLORE
L'Italia mantiene circa dodicimila militari in missioni all'estero. Costo: un miliardo e mezzo di euro l'anno. Cinquantacinque operazioni simultanee, dal Kosovo al Libano, dall'Iraq al Sahel.
La Germania, dalla fine della Guerra Fredda, ne ha approvate cinquanta in totale. Noi cinquanta all'anno.
Perché? Perché le missioni pagano. Un soldato italiano guadagna tra i 1.300 e i 2.000 euro al mese. In missione, con la diaria, arriva a 4.000. In Libano sono 130 euro al giorno netti, in Kosovo 80. Moltiplicati per sei mesi fanno la differenza tra un mutuo pagato e uno no.
Non è cinismo, è aritmetica. Le missioni internazionali sono diventate un ammortizzatore sociale per le Forze Armate. La politica lo sa. Tenere i soldati all'estero costa meno che aumentare gli stipendi in patria, e produce meno malcontento nelle caserme.
Quanto alla strategia, all'interesse nazionale, alla visione geopolitica dell'Italia: silenzio. Andiamo dove ci dicono NATO, ONU o Unione Europea. Piantiamo la bandierina. Incassiamo le indennità. Speriamo che non succeda nulla.
LA DOMANDA CHE NESSUNO PONE
Maduro in catene a Manhattan, Putin che passeggia indisturbato per il mondo con un mandato di cattura sulla testa, i caschi blu che si nascondono mentre israeliani e Hezbollah si sparano addosso, l'Italia che spende un miliardo e mezzo per missioni senza scopo.
Il quadro è completo.
L'ONU, il diritto internazionale, i tribunali dell'Aia non sono falliti per incompetenza. Sono stati svuotati deliberatamente. Le grandi potenze volevano regole per gli altri e mani libere per sé. Le hanno ottenute.
L'Europa si aggrappa a questi simulacri perché non ha alternative. Senza portaerei né divisioni corazzate, senza la volontà di usare la forza, le resta solo il legalismo. Citare articoli e commi mentre gli altri muovono i carri armati.
Resta una domanda, scomoda ma inevitabile: ha ancora senso finanziare istituzioni che non decidono nulla, tribunali che non arrestano nessuno, missioni che non impongono la pace?
Oppure sono solo costose foglie di fico, buone a coprire la nostra irrilevanza mentre il mondo torna alla legge del più forte?
La risposta è nei fatti. Basta guardarli.

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