Gentili compagni del venerdì libero, stimati professionisti dello sciopero a calendario fisso, attendiamo con fiducia il prossimo sciopero generale CGIL, rigorosamente di venerdì, perché la rivoluzione va fatta con criterio: meglio se allunga il weekend e non disturba troppo il lunedì.
All’ordine del giorno, immaginiamo, il nuovo slogan internazionale: “Maduro libero”, che presto risuonerà anche nelle piazze italiane, tra una pausa caffè e un selfie militante.
Non importa se il Venezuela è a migliaia di chilometri, se i venezuelani sono scappati a milioni, se le carceri erano piene di oppositori, se la fame non faceva tendenza.
Conta il simbolo.
Conta la bandiera nuova.
Conta dimostrare che l’indignazione è sempre pronta, purché non costi troppo e non richieda memoria.
I lavoratori? Quelli veri?
Precari, sottopagati, invisibili?
Possono aspettare.
O al massimo essere inseriti in fondo al corteo, dietro lo striscione geopolitico del momento.
E così eccoci qui:
ieri Ucraina, l’altro ieri Palestina, oggi Venezuela, domani si vedrà cosa suggerisce l’algoritmo.
Scioperare non più per diritti concreti, ma per narrazioni internazionali selezionate, possibilmente anti-occidentali, così da sentirsi rivoluzionari senza mai rischiare nulla.
Restiamo quindi in attesa.
Bandiera stirata, slogan pronto, venerdì segnato in rosso sul calendario.
La rivoluzione non dorme mai.
Ma il sabato sì.
Con sarcasmo, puntualità e memoria lunga,







