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L'ARTICOLO DEL SABATO

PETER THIEL E LA RELIGIONE DELLA TECNOLOGIA

PETER THIEL E LA RELIGIONE DELLA TECNOLOGIA

Peter Thiel e la religione della tecnologia

il transumanesimo come escatologia del potere

Nel mondo ipertecnologico contemporaneo, la sovranità non si misura più attraverso i confini o le istituzioni politiche, ma attraverso i codici. Il potere non governa più territori o popoli, bensì flussi di dati, algoritmi e, sempre più spesso, corpi umani.

È emersa così una nuova forma di sovranità tecnologica, che ha sostituito il linguaggio della politica con quello della tecnica. Dietro la presunta neutralità dell’innovazione si cela tuttavia una teologia secolare del potere: la fede nell’uomo che si salva da sé, senza Dio, attraverso la macchina.

L’idea di redenzione si è spostata dalla grazia al calcolo. Chi controlla la tecnologia controlla anche l’escatologia: decide come e dove finirà l’umano.

Tra i principali architetti di questa nuova religione laica, Peter Thiel occupa un posto centrale.

Filosofo di formazione e imprenditore visionario, Thiel è stato tra i fondatori di PayPal, primo finanziatore di Facebook e di Elon Musk, promotore di startup dedicate alla longevità, all’antivecchiamento e alla crioconservazione. È inoltre mentore e finanziatore del vicepresidente americano J. D. Vance, ma soprattutto fondatore di Palantir Technologies, la più potente impresa mondiale nel campo dell’analisi e della sorveglianza dei dati.

Il nome Palantir, tratto dagli specchi onniveggenti di Tolkien, è rivelatore: rappresenta una forma moderna di occhio oracolare, una piattaforma in grado di leggere, correlare e prevedere i comportamenti umani su scala globale. È la materializzazione di un sogno di controllo totale, la traduzione in codice di ciò che un tempo apparteneva alla sfera del sapere divino: l’occhio che non dorme, la conoscenza che non dimentica.

Thiel non è soltanto un uomo d’affari: è un pensatore che vede nella tecnologia un nuovo strumento di trascendenza. La morte, per lui, non è un destino ma un errore tecnico da correggere; la salvezza non è un mistero, ma un progetto di ingegneria biologica.

In una recente intervista al New York Times, Thiel ha denunciato la stagnazione mondiale dovuta alla mancanza di coraggio, soprattutto in Europa:

“Il futuro è l’idea di un domani diverso dal presente. Ma oggi, in Europa, le uniche tre opzioni che ci vengono offerte sono l’ecologia, la sharia o uno Stato comunista totalitario. Come uscirne? Correndo rischi, il più possibile — anche nella salute, nel nucleare o nell’intelligenza artificiale.”Discepolo dichiarato di René Girard, Thiel crede all’Apocalisse e si percepisce come colui che deve avvertire dell’arrivo dell’Anticristo. Secondo la sua visione, esso prenderà la forma di un governo mondiale autoritario. Il suo transumanesimo, corrente filosofica che mira a potenziare l’uomo mediante la tecnologia, assume così un carattere teologico: diventa la religione dell’Occidente post-cristiano, che promette la salvezza non più per grazia, ma per mezzo della tecnica.

La resurrezione diventa uploading, la grazia un upgrade. L’uomo non attende più la redenzione, la programma.

È la fede di un’epoca che ha sostituito il Verbo con l’algoritmo e la trascendenza con il codice. La promessa rimane quella del cristianesimo, la vita eterna, ma il percorso è rovesciato: non più l’uomo che sale a Dio, bensì la macchina che si sostituisce all’uomo.

La teologia cristiana insegna che l’Anticristo non è solo un individuo, ma un principio spirituale: l’idea che l’uomo possa farsi Dio. In questa prospettiva, la sovranità tecnologica rappresenta la sua forma contemporanea.

Non è il male dichiarato, ma il bene assoluto che si fa idolo. Non distrugge la carne: la riprogramma. Non nega Dio: lo replica in forma digitale.

L’Anticristo del nostro tempo non ha un volto, ma un’interfaccia. È la fede silenziosa in un potere che promette perfezione e immortalità attraverso la macchina.

La corsa tecnologica tra Stati Uniti e Cina non è soltanto economica: è antropologica ed escatologica. Chi controllerà l’intelligenza artificiale, la biologia sintetica e i big data definirà non solo gli equilibri geopolitici, ma la stessa forma dell’uomo.

Thiel invoca una “sovranità tecnologica americana” come argine al totalitarismo cinese. Tuttavia, nel difendere la libertà, l’Occidente rischia di costruire un controllo ancora più pervasivo, fondato sulla trasparenza totale e sull’onniveggenza digitale.

Il transumanesimo di Thiel e della Silicon Valley non è un semplice materialismo: è una teologia della potenza.

Non annuncia la morte di Dio, ma la sua sostituzione con la macchina. Non distrugge la fede, la trasferisce nell’algoritmo. 

È una religione che conserva le forme della speranza cristiana, ma ne capovolge il senso: l’eternità diventa un prodotto di laboratorio, la resurrezione una simulazione computazionale.

Per la teologia cristiana, invece, il limite non è un errore da correggere, ma il luogo in cui l’uomo scopre la verità di sé: la propria creaturalità. Infrangerlo significa dissolvere l’umano.

La sovranità tecnologica, intesa come padronanza totale dell’esistenza, è dunque una escatologia rovesciata: non la salvezza dell’uomo in Dio, ma la salvezza dell’uomo da Dio. È il sogno antico di Babele che ritorna, questa volta costruito con il silicio e alimentato dai dati.

In questa prospettiva, Palantir appare come la nuova torre di Babele dell’Occidente: nasce per proteggere, ma finisce per osservare tutto. È la religione dei dati che pretende di salvare l’uomo conoscendolo fino in fondo e, così facendo, lo priva del mistero.

È una fede rovesciata: la salvezza diventa software, l’eternità un processo di calcolo, la grazia un prodotto biotecnologico.

La parabola di Peter Thiel racconta molto più di una biografia imprenditoriale: è la storia dell’Occidente che ha trasferito la fede dalla trascendenza alla tecnologia.

Il suo transumanesimo non è un’eresia scientifica, ma una nuova religione geopolitica, nella quale i dati sostituiscono le Scritture e la macchina diventa il nuovo mediatore del destino.

In fondo, l’Anticristo non ha bisogno di apparire: gli basta essere creduto.

E oggi, nel mondo connesso e trasparente, nulla è più creduto della salvezza attraverso la tecnica.

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