di Cosimo Risi
Le iniziative di Donald Trump, come le effimere, durano l’espace d’un matin. Catalizzano l’attenzione generale, l’autore è pur sempre l’uomo più potente del pianeta, accendono discussioni, richiamano l’entusiasmo dei seguaci e lo sdegno dei critici, in generale producono un comune senso di noia. Molti a chiedersi: quando la prossima uscita?
La prossima di sicuro verrà e sarà imprevedibile come la precedente, alla ricerca dell’effetto flamboyant. Il Presidente americano non ama il francese, specie il collega Macron che lo riprende dietro gli occhiali a specchio Made in Italy, ma dello spettacolo francese deve aver assorbito il gusto per la sorpresa. Il Teatro Boulevardier di un tempo, dove le tensioni drammaturgiche, i giochi degli equivoci si scioglievano nelle coppe di champagne.
The Board of Peace è messo da parte, non si conosce la data di convocazione né il luogo né il mandato se non quello generico di portare la pace nei luoghi di conflitto. Accantonata anche l’ICE dopo le ferocie di Minneapolis, certe immagini rievocano gli squadroni punitivi di certe dittature sudamericane più che la democrazia nordamericana.
Trovata una via transattiva per la Groenlandia. Che forse c’era già nelle pieghe del vecchio trattato con la Danimarca, evidentemente al Dipartimento di Stato si consultano solo i file digitalizzati, il lavoro sulle carte d’archivio è considerato polveroso.
Restano in piedi un paio di affarucci molto seri che richiederanno una attenzione si spera meno effimera. Gli affarucci hanno inevitabilmente a che fare con il Medio Oriente, questa regione del mondo che, essendo all’origine dei tempi, rifiuta di lasciarsi imbrigliare nel tutto e subito. E d’altronde un paese come la Persia che produsse imperatori così potenti da spaventare la Grecia delle polis non può che produrre molta storia e la resistenza alla moda dell’effimero. Il primo scontro fra civiltà risale ad Aristotele, alla contrapposizione fra la democrazia ateniese ed il dispotismo orientale.
Il Presidente americano assunse ai primi di gennaio la responsabilità di incitare i rivoltosi con la promessa che sarebbe intervenuto in loro difesa. I rivoltosi ci hanno creduto. Ci ha creduto il figlio del deposto Scià. I rivoltosi sono stati repressi: le cifre variano da un minimo di cinquemila ad un massimo di trentamila vittime. Per non parlare delle migliaia di imprigionati in condizioni pesanti.
La reazione americana finora è costatare che il regime è più debole ma non abbastanza da collassare. Occorrerebbe una spinta esterna? La misura contro i Pasdaran, dichiarare la milizia come terrorista, può servire all’Unione europea per dire che ha fatto la sua parte, ma non sposterà di molto gli equilibri interni. Se non rendere più difficile la vita al personale diplomatico di stanza a Teheran. Le fughe dalle Ambasciate sono in corso. Si comincia dai familiari e dal personale non strettamente necessario fino al Capo Missione, l’ultimo a lasciare come il capitano sulla nave che naufraga.
Israele prende sul serio l’agitarsi della flotta americana nei pressi del Golfo Persico. Le IDF sono in stato di allerta. Israele è il bersaglio relativamente facile di qualsiasi rappresaglia iraniana. Si discute se l’IAF intervenga a supporto dell’Air Force negli attacchi e in quale misura.
Insomma, staremmo ai prodromi dell’ennesima campagna del Golfo, questa volta avendo di mira il bersaglio grosso: il cambio di regime.
Sull’argomento il Presidente dice e non dice, in base alla tattica che gli va riconosciuta di depistare l’avversario con dichiarazioni volutamente fuorvianti. Ci sono trattative sottobanco via Oman? O dirette fra Steve Witkoff ed il Ministro degli Esteri della Repubblica islamica?
In un anno di presidenza trumpiana ci stiamo abituando a tutto o quasi. Ci stiamo rendendo consapevoli che l’affidabilità degli Stati Uniti è fortemente ridotta. Non che in passato gli USA non abbiano mollato i teatri nel mezzo delle crisi. Si pensi alla precipitosa fuga dall’Afghanistan sotto l’Amministrazione Biden. O alla linea rossa varcata da Assad in Siria sotto l’Amministrazione Obama. Ora la volubilità è la cifra permanente, talché essere amici o avversari degli USA ha più o meno lo stesso significato. I ruoli sono fungibili. Conta l’interesse nazionale americano.







