di Sergio Ansuini
A Berlino si trova il tempio mondiale della musica techno. Per entrare si fanno file per ore. Arrivati alla porta, anche se si pensa di avere il dress code giusto, può capitare che il buttafuori ti respinga. Tempo fa anche Elon Musk fece la fila, ma poi non riuscì ad entrare. Disse che se ne era andato di sua volontà e in seguito comprò un night club in città.

(La fila davanti il Club Berghain)
Stiamo parlando dell’iconico club Berghain, simbolo della cultura rave e della scena elettronica mondiale, celebre per le feste e per l’approccio libertario, dove in certi periodi si può rimanere anche due o tre giorni. È lì, alla Halle am Berghain di Berlino, in questo spazio assolutamente alternativo e simbolico, che Pierre Huyghe (Parigi, 1962) espone le sue opere dal 23 gennaio all’8 marzo.

(Pierre Huyghe)
Dopo il diploma all’École Supérieure des Arts Décoratifs e un passato anarchico punk, Pierre si dedicò all’arte utilizzando fotografia, video, installazioni, lavori su carta e su legno. Le sue opere sono state presentate anche in spazi tradizionali come il Guggenheim Museum di New York, il Castello di Rivoli, il Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi e la Tate Modern Gallery di Londra.
Artista poliedrico, ha vinto il premio speciale “Biennale di Venezia” ed il premio “Hugo Boss“. La sua opera è concettualmente svincolata dall’esistenza degli oggetti e si muove e sperimenta nel tempo e nello spazio. Critica la massificazione della società e la repressione dell’individualismo. La sua è “una fuga da quell’unico piano di realtà in cui siamo intrappolati e da cui siamo limitati”.

(Fabrica – Centro di ricerca sulla comunicazione)
Dal 21 gennaio al 12 aprile all’Istituto Svizzero di New York verranno esposte opere di Saodat Ismailova. L’artista uzbeka (Tashkent, 1981) nel 2002 è stata tra i creativi ospiti dell’eccellenza italiana, il centro di ricerca e documentazione Fabrica. La villa, vicino Treviso, fondata da Luciano Benetton e Oliviero Toscani, ha accolto a rotazione, dal 1994 fino alla chiusura nel 2024, gruppi di creativi provenienti da tutto il mondo. Nel grande atelier intellettuale venivano sviluppati progetti improntati alla contaminazione culturale, costruendo ponti tra arte, cultura e industria.

(Saodat Ismailova)
Ismailova ha successivamente studiato al Sundance Institute di Robert Redford, che sostiene il lavoro di cineasti indipendenti e sovvenziona aspiranti professionisti, ed è poi stata attiva nella produzione di cortometraggi e documentari. Si dedica allo sviluppo del cinema emergente nell’Asia Centrale e partecipa alla Biennale di Venezia con la sua prima videoinstallazione. Dal 2017 inizia ad interessarsi di arte contemporanea partecipando a mostre personali e collettive. Nel 2022 ha partecipato alla 59ª Biennale di Venezia con la videoinstallazione “Chillahona”. Sue opere sono conservate allo Stedelijk Museum di Amsterdam ed al Centre Pompidou. L’artista nelle sue opere crea uno spazio quasi spirituale al di là dell’immagine e della colonna sonora.
A Londra, nel Business Design Centre, la London Art Fair dal 21 al 25 gennaio presenta, in oltre 100 stand espositivi, opere soprattutto di arte moderna e contemporanea britannica. Nell’ambito della fiera è presente un gruppo collettivo di otto artisti ucraini fuggiti nel Regno Unito a causa della guerra.

A Singapore la fiera ART SG presenta, dal 23 al 25 gennaio, artisti dell’area del Sud-Est Asiatico. La scena artistica di Singapore è sostenuta da organizzazioni no profit che si propongono di incrementare il dialogo artistico tra il Sud-Est Asiatico e il resto del mondo.
Le aste internazionali con il nuovo anno riprendono lentamente l’operatività.
La casa d’aste Christie’s il 25 gennaio a Singapore, in concomitanza con la fiera ART SG, batte l’asta “Arte Moderna e Contemporanea”.

Yoshitomo Nara (1959, vivente) – In the Puddle, matita colorata su busta, eseguito nel 2004, cm 21,5 x 23,2. Valutazione: 130.000/250.000 SGD.







