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CRONACA

ANNA FALCONE, UNA PASSIONE CIVILE INDOMITA

ANNA FALCONE, UNA PASSIONE CIVILE INDOMITA

Anna Falcone: 'Ultimo Battito di una passione civile indomita

​"C'è un solo bene, la conoscenza, e un solo male, l'ignoranza."

— Socrate

​La notizia della scomparsa di Anna Falcone non è soltanto il resoconto di un lutto privato, ma segna la fine di un’epoca per la militanza civile e giuridica del nostro Paese. Con lei se ne va una delle voci più limpide, coraggiose e intellettualmente oneste del panorama costituzionalista e dell’attivismo sociale italiano. In un’epoca di trasformismi e di silenzi accomodanti, Anna Falcone ha rappresentato l'eccezione: la coerenza ostinata di chi crede che la legge non sia un freddo esercizio di stile, ma il cuore pulsante della democrazia.
​Una Vita al Servizio della Carta
​Nata in Calabria, terra di contrasti forti che ne ha forgiato il carattere fiero, Anna Falcone aveva compreso fin da giovanissima che il diritto è l’unica vera arma di difesa per i più deboli. Avvocata stimata, esperta di diritto amministrativo e costituzionale, ha dedicato la sua intera esistenza a quella che definiva la pedagogia della Costituzione. Per Anna, la Carta del 1948 non era un cimelio da conservare sotto una teca di vetro, ma un programma politico ancora inattuato. La sua battaglia non era rivolta al passato, ma al futuro: vedeva nei principi di uguaglianza, dignità e solidarietà i binari necessari per far uscire l'Italia dalle secche della crisi sociale.
​Il suo contributo al diritto costituzionale moderno si è sempre riassunto nel concetto di Costituzione come strumento di emancipazione. Per lei, la tecnica giuridica doveva servire a rimuovere le disuguaglianze, non a consolidare il potere. Questa visione la portava a una critica serrata verso la verticalizzazione del potere e il cosiddetto premierato. Sosteneva che ogni riforma mirata a ridurre il ruolo del Parlamento a semplice ratificatore delle decisioni del governo avrebbe spezzato l’equilibrio democratico. Anche la sua difesa del bicameralismo non era una difesa dell'esistente per pigrizia, ma la convinzione che servisse a garantire una riflessione profonda sulle leggi, evitando l'approvazione di norme emotive o dettate solo dalle contingenze politiche.
​Il Referendum del 2016 e la Legge Elettorale
​Il nome di Anna Falcone resterà per sempre legato alla stagione dei comitati per il No nel referendum costituzionale del 2016. Insieme a figure del calibro di Tomaso Montanari e ai grandi saggi del diritto, Anna divenne il volto giovane e appassionato della resistenza contro una riforma che, ai suoi occhi, rischiava di sbilanciare i poteri a favore dell'esecutivo, svuotando di senso la rappresentanza parlamentare. La ricordiamo instancabile nei talk show, nelle piazze, nelle aule universitarie. Non urlava mai; preferiva la forza dell'argomentazione. Sapeva spiegare concetti complessi con una semplicità tale da rendere ogni cittadino consapevole del proprio potere.
​Strettamente legato a questo impegno era il suo giudizio sulla legge elettorale, che definiva la vera porta della democrazia. È stata una delle voci più critiche contro le leggi che prevedevano ampi premi di maggioranza e liste bloccate. Sosteneva con forza che una legge che non permette ai cittadini di scegliere direttamente i propri rappresentanti viola il principio di sovranità popolare sancito dall'Articolo 1. Si batteva affinché il voto di ogni cittadino avesse lo stesso peso, denunciando le distorsioni che portano a maggioranze parlamentari non corrispondenti alla reale volontà del Paese.
​Oltre il Diritto: La Politica della Cittadinanza Attiva
​Dopo l'esperienza referendaria, il suo impegno non si è esaurito. Anna Falcone ha tentato, con generosità e spesso controvento, di ricucire lo strappo tra le istituzioni e il popolo. Ha promosso percorsi di partecipazione dal basso, cercando di unire le forze della sinistra e dei movimenti civici sotto un unico denominatore: la dignità del lavoro e la giustizia sociale. La sua visione politica era profondamente intrisa di umanesimo. Si batteva per l'ambiente, per i diritti delle donne, per il Mezzogiorno — che amava profondamente e che non ha mai abbandonato — e per i giovani, ai quali non smetteva mai di dire di non permettere a nessuno di rubare loro la speranza e la conoscenza.
​Negli ultimi anni, era diventata una delle critiche più feroci dell'autonomia differenziata, vedendovi un pericolo di frammentazione dell'unità nazionale e una minaccia per i servizi essenziali come sanità e istruzione. Per lei, l'unità nazionale significava diritti uniformi e stessi servizi da Bolzano a Reggio Calabria. Il suo pensiero poggiava su tre pilastri fondamentali: la partecipazione attiva per sconfiggere l'astensionismo, una meritocrazia sociale basata sull'Articolo 3 per permettere a chi non ha mezzi di raggiungere le vette, e una ferma tutela della dignità umana.
​L'Eredità di una Donna Libera
​Cosa ci resta di Anna Falcone oggi? Resta l'immagine di una donna che non ha mai cercato la poltrona per la poltrona, che ha rifiutato compromessi che avrebbero tradito i suoi ideali e che ha saputo restare una donna libera in un sistema che spesso premia l'obbedienza. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile in quel presidio della democrazia che è la società civile organizzata. Ma la sua eredità è viva nei testi che ha scritto, nelle battaglie che ha vinto e, soprattutto, nella consapevolezza di migliaia di persone che, grazie a lei, hanno riscoperto l'orgoglio di dirsi cittadini della Repubblica.
​Mentre l'Italia affronta nuove sfide e riforme che tornano a toccare l'architettura dello Stato, l'assenza di Anna Falcone peserà come un macigno. Mancherà la sua capacità di analisi, la sua critica puntuale, il suo sorriso fermo ma gentile. Tuttavia, il modo migliore per onorarla non è il pianto, ma la prosecuzione del suo lavoro. Continuare a leggere la Costituzione, continuare a chiederne l'applicazione integrale, specialmente laddove sancisce la rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, continuare a partecipare: questo sarebbe il desiderio di Anna.
​Anna Falcone si è spenta con la stessa discrezione e dignità con cui ha vissuto. È stata una sentinella della libertà, una giurista prestata alla causa comune, una sognatrice che aveva i piedi ben piantati nel terreno solido del diritto. Come amava ricordare, il diritto è l'architettura della nostra convivenza e se le fondamenta sono fragili, la casa crolla su tutti noi. La terra le sia lieve, come lievi erano le sue parole quando parlavano di giustizia, e come pesante era la sua determinazione quando si trattava di difendere la democrazia. Il suo viaggio terreno si ferma, ma il cammino delle idee che ha seminato è appena all'inizio. La sua Costituzione continua a camminare sulle nostre gambe.



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