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Esecutori e mandanti sono terroristi nemici dello Stato

Esecutori e mandanti sono terroristi nemici dello Stato

L’ultima vicenda di Torino, nella sua inequivocabile gravità, mette in evidenza una situazione non più tollerabile che va combattuta considerando i gruppi, ormai ampiamente da anni conosciuti e catalogati, che incendiano le città ad ogni piè sospinto, con le motivazioni più varie e con qualsiasi pretesto, come terroristi.

Lo erano le Brigate Rosse, Prima Linea e altri e lo sono, alla stessa stregua, quelli che agiscono oggi, con tecniche di guerriglia che presuppongono addestramento. Così come per le Brigate Rosse, oltre agli esecutori, vanno identificati i mandanti, i sostenitori e le manine internazionali che li utilizzano per destabilizzare lo Stato italiano in una fase assai delicata degli equilibri mondiali.

Quando si discusse, nel secolo scorso, di Brigate Rosse, di Prima Linea e delle altre sigle del terrorismo, si affrontò la questione delle coperture, delle connivenze, delle reti internazionali.

Il dibattito non è finito e ci sono ricostruzioni storiche di vario genere che attribuiscono a questo o a quel soggetto responsabilità in base a documentazioni, analisi, testimonianze.

Alcuni dati sono tuttavia certi.

Il primo dato è che ci sono state manine internazionali che hanno infiltrato, addestrato, anche armato le varie componenti del terrorismo di quel tempo. Oggi a che punto siamo?

Il secondo dato è che i terroristi hanno goduto di una copertura ampia che ha loro consentito di agire, di passare in clandestinità e anche, quando era necessario, di esfiltrare oltre frontiera per sottrarsi alla giustizia italiana.

Il terzo dato è che i terroristi hanno goduto di una copertura politica di gruppi extraparlamentari, che agivano in legalità, e che condividevano l’assalto allo Stato democratico, secondo la logica che lo Stato borghese si abbatte e non si cambia. Non è questo il luogo per un’analisi dettagliata delle coperture e delle condivisioni, ma esiste in merito una vasta letteratura che può essere consultata.

Il quarto dato è che anche nelle forze politiche parlamentari ci sono state frange che giustificavano l’operato del terrorismo.

Il quinto elemento è la giustificazione politica e morale dei terroristi in quanto portatori di “giuste” battaglie politiche e sociali.

Se si ripercorre la storia degli “anni di piombo”, comprensiva delle teorie dei “compagni che sbagliano”, è necessario oggi capire a fondo chi copre, giustifica, crea quello stagno nel quale i pesci nuotano.

Il reiterarsi di violenze è ormai insopportabile e lo Stato deve provvedere, ma lo deve fare con accortezza, in quanto uno degli elementi del quale va tenuto massimo conto è che la provocazione più insidiosa è quella di suscitare un’azione decisa ed eclatante delle forze dell’ordine, con arresti di massa dei terroristi, senza aver messo in atto tutta una serie di misure atte a depotenziare le connivenze, tagliare i fili con chi agisce dall’estero, eliminare i finanziamenti, rendere innocui i sostenitori.

Il tema che si pone, ormai, è di attivare una vasta operazione di intelligence, che consenta alle istituzioni di mettere in atto misure, non necessariamente eclatanti, ma decise e incisive, capaci di togliere l’ossigeno a chi usa la violenza. Il terrorismo va anzitutto asfissiato.

Non è qui la sede per elencare misure che chiunque abbia un minimo di confidenza con gli apparati di intelligence può immaginare. Quello che deve essere chiaro è che devono essere misure che tolgono il respiro, tagliano i fili, impediscono collegamenti, separano e disperdono le connivenze.

Spetta ai partiti politici, agli strumenti della comunicazione (giornali, tv, social) creare un clima di esecrazione e di condanna tale da isolare, anche in questo ambito, chi si distingue dal coro, identificandone, pertanto la correità morale.

Giorgia Meloni ieri è stata tranciante. Dopo essersi recata all’ospedale a visitare gli agenti feriti ha detto: “Ora sarò chiara. Questi non sono manifestanti. Questi sono criminali organizzati. Quando si colpisce qualcuno a martellate, lo si fa sapendo che le conseguenze possono essere molto, molto gravi. Non è una protesta, non sono scontri. Si chiama tentato omicidio. Per quanto riguarda il governo, ho convocato una riunione per domattina (oggi per chi legge) "per parlare delle minacce all'ordine pubblico di questi giorni e per valutare le nuove norme del decreto Sicurezza. Faremo quello che serve per ripristinare le regole in questa Nazione".

Dice bene Giorgia Meloni, questi che agiscono nelle piazze ormai da troppo tempo, sono criminali organizzati e se sono organizzati vanno identificate le organizzazioni che li organizzano, li addestrano, li finanziano e queste vanno, prima di tutto, totalmente eliminate e rese innocue. Lavoro di squadra, che deve vedere in primo luogo attivo l’apparato di intelligence, perché siamo di fronte ad un crescendo di attacco allo Stato che è ormai giunto ad un punto di assoluta pericolosità.

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