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Iran, distinguere, liberare, governare

Iran, distinguere, liberare, governare

Finalmente gli europei sono usciti dalla logica con la quale hanno gestito i rapporti con la banda assassina degli ayatollah dando un segno di lucidità mentale e di capacità di guardare alla realtà.  E, anche, se è consentito, di avere ritrovato schiena dritta e coraggio. Finalmente.

Dico coraggio, perché la canaglia che ha finanziato il terrorismo ovunque potrebbe colpire chi, definendola terrorista, la mette nelle stesse condizioni dell’Isis e di Al Qaida. Allerta massima.

La scelta dei 27 Paesi dell’UE è una sorta di mandato internazionale a colpire, dando man forte a chi, come Trump, potrebbe colpire.

Inutile nascondersi dietro un dito. Gli europei si allineano con gli Usa, perché, come ha detto giusto ieri, con un tempismo perfetto, il presidente del Comitato militare della Nato ammiraglio Cavo Dragone: «La Nato ha gli strumenti per rispondere alla crisi e ripensare sé stessa. Invece di parlare di esercito europeo, cerchiamo piuttosto nuovi modi di cooperazione militare tra Europa e Stati Uniti». 

Gli europei si allineano perché l’Unione Europea è la Nato e, nonostante Starmer corra ad abbracciare i cinesi, dopo il suo omologo canadese, l’Europa sta con gli Usa nella definizione del nuovo assetto mondiale, piaccia o non piaccia al Regno Unito e a chi ne segue le contorsioni.  

La scelta di inserire i Pasdaran nella lista dei terroristi non ha solo un valore simbolico, ma è una chiara presa di posizione politica che agisce all’interno della società e delle istituzioni dell’Iran, dividendo chi potrebbe essere oggi e domani un interlocutore da chi interlocutore non può essere in quanto deve essere eliminato.

Sotto sotto emerge la logica dell’operazione Maduro, con tutte le dovute differenze. Maduro è stato catturato in quanto narcotrafficante e gli Usa trattano con Delcy Rodríguez. L’artefice dell’operazione Maduro è stato il Segretario di Stato Marco Rubio, che rappresenta, a detta di molti osservatori, la fazione neoconservatrice degli apparati all’interno dell’Amministrazione Trump.

In Iran un possibile attacco degli Usa andrebbe ora a colpire una milizia di terroristi, comandata dagli ayatollah che, pertanto, in quanto comandanti di terroristi sono terroristi, e non lo Stato iraniano in quanto tale. In un certo senso l’Iran, comandato da Kameney e dalla sua banda di terroristi, è assimilato al Califfato islamico dell’Isis.

L’operazione Usa, a questo punto, diventa un’operazione di contrasto al terrorismo internazionale, riconosciuto come tale da ben 27 Paesi europei che fanno parte dell’Unione Europea.

Se la traduzione riportata dalle agenzie è esatta, quello che ha detto Rubio è chiarissimo.

“Spero che non arriviamo alla fase dell'opzione militare con l'Iran", ha detto il segretario di Stato Usa, probabilmente intendendo che in Iran l’esercito, che non è indicato come responsabile dei massacri, stia con il popolo e rovesci da solo il regime, ma, a scanso di equivoci, Rubio ha aggiunto: “Dobbiamo essere in grado di rispondere e prevenire un attacco preventivo contro di noi e i nostri alleati in Medio Oriente".

“l'Iran – ha aggiunto - ha la capacità di minacciare le nostre forze in Medio Oriente, ha migliaia di missili balistici nonostante il collasso della sua economia".

Se la logica ha ancora un valore, prevenire un attacco preventivo, significa distruggere tutto quanto può essere utile ad un attacco preventivo. Nel concreto si tratta di accecare l’Iran, abbattere tutte le basi missilistiche, impadronirsi dei cieli.

Il seguito è tutto da vedere.

Chiaramente, con la dichiarazione dei Pasdaran come terroristi il passo successivo è la neutralizzazione dei Guardiani della rivoluzione. Con l’appoggio del popolo che insorge? Con l’appoggio dell’esercito che si guadagna il ruolo di interlocutore per il futuro?

In queste ore, in questi giorni, si vedrà cosa ci riserva l’operazione in atto.

Una cosa è certa e l’ha definita con una sintesi perfetta Dario Fabbri sull’ultimo numero di Domino (1/2026).

“Assai pericoloso – ha scritto Fabbri - è inseguire un sogno. Stanchi e atterriti dal mondo, gli statunitensi fantasticano di chiudersi nell’emisfero occidentale, finalmente difesi dai pesci a occidente e oriente, a distanza dalla malfida massa eurasiatica. Ma nessun impero può ritirarsi in convento, neppure quello più avanzato tecnologicamente”.

Nonostante tutto, oggi, gli Usa rimangono l’egemone planetario e, in una logica di nuovi assetti mondiali, non possono ritirarsi in casa di colpo, come se il mondo non li riguardasse.

Una cosa è intervenire da idioti in Iraq e in Afghanistan, come hanno fatto nel passato, facendo delle figure di palta sotto tutti i profili e un conto è chiudere delle partite che non possono rimanere aperte e nemmeno essere delegate.

La partita dell’Iran è la partita delle partite. Gli Usa non possono evitare di giovarla fino in fondo, tanto più oggi che hanno il via libera anche di un’Europa che ha ritrovato, finalmente, la voce e il coraggio.

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