Nella storia di Crans Montana ci sono sempre più particolari che non convincono.
Due elementi sono certi: la morte e i ferimenti di giovani ragazzi e il danno enorme di immagine alla Svizzera.
In mezzo c’è il Moretti, che Tommaso Lucia, dirigente del Mef e padre di un ragazzo ustionato, come ha riportato il quotidiano La Verità, ha definito una possibile “testa di legno”.
Usando il metodo di Agatha Christie potremmo cominciare ad avvicinarci alla verità.
La frase: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova» è una citazione celebre attribuita ad Agatha Christie che riassume il metodo investigativo della scoperta della verità, dove il terzo indizio, accumulato agli altri due, diventa la certezza che conferma il sospetto, trasformando una mera supposizione in una prova concreta.
Gli indizi sono ben più di uno e ci portano, in prima battuta, ad una rete oggettiva di connivenze.
Primo indizio.
Un altro incendio avrebbe coinvolto nel 2024 Le Constellation.
Secondo quanto riportato da Le Matin Dimanche e dalla stampa svizzera, l’episodio sarebbe avvenuto nel periodo delle festività tra Natale e Capodanno del 2024, in una data non precisata. La segnalazione sarebbe giunta a uno degli avvocati di parte civile (130 le costituzioni) che l’avrebbe poi portata all’attenzione degli inquirenti. L’origine dell’incendio del 2024, secondo quanto riportato, sarebbe riconducibile alla stessa causa del rogo del primo gennaio, le fiammelle sprigionate dalle candele scintillanti. Le fiamme avrebbero raggiunto il controsoffitto e il materiale fonoassorbente non ignifugo, una mousse acquistata dal proprietario del locale, Jacques Moretti, presso la catena di bricolage Hornbach. Il principio d’incendio sarebbe stato spento rapidamente e non avrebbe provocato conseguenze. Se confermata, la segnalazione non consentirebbe ai coniugi Moretti di sostenere di non essere a conoscenza della pericolosità dei pannelli acustici. Ma non è tutto. Un ulteriore incendio avrebbe in precedenza coinvolto un altro locale di Moretti, il ristorante “Le Vieux Chalet”, situato a Lens, località montana sotto Crans.
Jaques Moretti sapeva bene che il controsoffitto era in materiale fonoassorbente non ignifugo e, a quanto è evidente dalla quantità di incidenti, lo potevano sapere in molti, facendo del locale Le Constellation il luogo perfetto per appiccare dolosamente un incendio.
Secondo indizio.

Il casco e la maschera dei due che, insieme, hanno appiccato l’incendio. L’uomo sul quale è salita la donna che ha causato l’incendio aveva una maschera di Guy Fawkes, quello che nel ‘600 voleva mandare a fuoco la Camera di Lord inglesi (Congiura delle polveri). Maschera usata nel film V, anche in questo caso relativo a logiche incendiarie. Una firma? Il casco è quello che viene usato per propagandare e servire il Dom Perignon e non è difficile capire che se lo avesse indossato la cameriera identificata dalla moglie del Moretti avrebbe dovuto lasciar vedere i lunghi capelli biondi della stessa. Non avrebbe alcun senso raccogliere i capelli sotto un casco che non si usa tutta la serata, ma si mette, con tutta probabilità, solo quando si portano le bottiglie. In un ambiente frequentato da centinaia di persone tenersi il casco in continuazione sarebbe mettersi a rischio di soffocamento. Siamo sicuri che la donna con il casco sia la cameriera riconosciuta dalla Moretti? Se lo fosse, com’è che la Moretti non dice chi stava sotto di lei, tenendola sulle spalle. Difficile pensare che fosse un cliente. Più logico pensare che fosse un cameriere. Quale? Morto? Vivo? E se i due non fossero camerieri, ma due che conoscendo le abitudini del locale e anche l’incendiabilità del soffitto si sono introdotti nell’ambiente, hanno appiccato il fuoco e sono esfiltrati prima che i giovani si accorgessero del pericolo? Come risulta dalle immagini e dai filmati, sono passati molti minuti prima che i giovani si rendessero conto di quanto accadeva e scattasse il panico.
Terzo indizio.
Il passato del Moretti è fatto di condanne per truffa, sfruttamento della prostituzione, sequestri. Tutti reati che necessitano di una copertura di una rete di malavita organizzata. La definizione “testa di legno” è pertanto piuttosto vicina alla realtà. In questo caso il Moretti sarebbe solo la parte evidente (testa di legno) di chi effettivamente gestiva coperto dall’anonimato (Anonimus, come la maschera). Anonimo è anche il benefattore che ha pagato per farlo scarcerare. Ma chi ha pagato la cauzione di Jacques Moretti? Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, le persone che avrebbero potuto disporre delle risorse necessarie al pagamento della cauzione si ridurrebbero a tre: un assicuratore e un notaio con uffici a pochi passi dal locale, e un terzo uomo che Jacques avrebbe incontrato regolarmente per affari.
Quarto indizio.
Le colpevoli omissioni del Comune. L'inchiesta, infatti, si troverebbe a uno snodo cruciale con la possibilità, secondo più parti, di un suo allargamento. E proprio oggi Sébastien Fanti, avvocato di parte civile depositerà un esposto con decine di segnalazioni "che accusano i coniugi e il Comune”. Controlli mancati da chi li doveva fare sono emersi chiaramente, facendo del locale un luogo perfetto per chi avesse voluto mettere in atto un incendio doloso.
Quinto indizio.
Il danno di immagine ed economico della Svizzera è enorme. La Svizzera, considerata universalmente luogo sicuro, è diventata un luogo inaffidabile, non solo per l’incendio in sé, ma per la rete di opacità che si sta evidenziando attorno ai responsabili diretti, ossia i Moretti.
Solo le richieste delle parti civili coinvolte nella strage di Capodanno, a Crans-Montana, potrebbero aggirarsi tra i 600 milioni e il miliardo di franchi, ma il danno di sistema è incalcolabile. Si pensi solo alla crisi diplomatica con l’Italia e alla riduzione della rappresentanza svizzera alle Olimpiadi invernali.
Il quarto indizio, quindi, per farla breve, è il danno sistemico inferto alla Svizzera, che esce a pezzi dalla vicenda e più le indagini procedono come stanno procedendo e più il danno si fa grande.
Sesto indizio.
Il sesto indizio ci porta, oltre la testa di legno, in un ambiente più difficile da interpretare, quello dei servizi.
L’Unione Europea, con un provvedimento che ha fatto discutere, ha sanzionato 12 persone, tra le quali un ex sceriffo della Florida, un membro dell'esercito francese e un ufficiale dei servizi segreti svizzeri per aver diffuso disinformazione. Le misure avviate dalla Francia hanno portato a colpire anche una serie di cittadini russi, alla luce della continua guerra ibrida di Mosca contro l'Unione europea e i suoi Stati membri e partner.
Xavier Moreau è un ex ufficiale militare e uomo d'affari di origine francese, descritto come un divulgatore della "propaganda del Cremlino" in Europa dal ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot. Moreau, che ha acquisito la cittadinanza russa nel 2013, vive in Russia dal 2000. Moreau, questa l’accusa, avrebbe diffuso una serie di affermazioni smentite a favore del Cremlino, ad esempio sostenendo che l'invasione dell'Ucraina da parte di Mosca sia stata orchestrata dalla Nato e che Kiev sia responsabile dell'abbattimento del volo Malaysian Airlines 17 nel 2014. Nel 2014, Moreau ha partecipato ai cosiddetti referendum russi sull'annessione della Crimea e successivamente della regione del Donbass - non riconosciuti dalla comunità internazionale - in qualità di "osservatore straniero". Lo stesso anno ha lanciato il suo sito web "Stratpol", presentandosi come "esperto di analisi politica e strategica". Da allora, Moreau è apparso come ospite su diversi canali YouTube di estrema destra, ma anche su media tradizionali, da Sud Radio all'emittente LCI.
Jacques Baud è il secondo cittadino svizzero colpito da sanzioni legate ad attività di propaganda russa negli ultimi mesi, dopo che ad aprile è stato vietato l'ingresso nell'Ue all'influencer svizzero-camerunense Nathalie Yamb. Baud, ex colonnello dell'esercito svizzero e analista strategico, appare regolarmente in programmi televisivi e radiofonici filorussi, suggerendo, ad esempio, che l'Ucraina abbia orchestrato la propria invasione, come parte di un piano per ottenere l'adesione alla Nato.
Tra le persone sanzionate c'è anche John Mark Dougan, un cittadino statunitense che ha lavorato come ex vice-sceriffo in Florida ed è fuggito a Mosca nel 2016. Dougan avrebbe svolto un ruolo chiave in campagne di disinformazione pro-Cremlino in Europa, sostenendo le attività di Storm-1516, un'operazione propagandistica russa che mira a screditare l'Occidente e l'Ucraina. Dougan avrebbe anche promosso la rete CopyCop di siti web di fake news. Nell'ambito di questo lavoro, Dougan è stato sospettato di aver gestito una rete di oltre cento siti web basati sull'IA prima delle elezioni federali anticipate in Germania a febbraio.Secondo l'Ue, le relazioni delle autorità occidentali e i rapporti investigativi hanno collegato Dougan all'agenzia militare russa e al Center Geopolitical Expertise, un think tank con sede a Mosca collegato a operazioni di informazione e manipolazione rivolte all'Occidente e all'Ucraina.
Siamo in presenza di una guerra di spie che viene portata allo scoperto da un provvedimento inusitato e assai poco intelligente da parte di chi lo ha voluto. Una guerra di spie che vede l’Unione Europea sanzionare personaggi accusati di essere legati alla Russia. Guerra ibrida, pertanto, che può anche dare luogo a risposte ibride.
Conclusione (per ora).
La richiesta del Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni è netta e chiara: «Noi abbiamo offerto collaborazione alle autorità elvetiche fin dall'inizio. Ma questa disponibilità finora non è stata raccolta».
«Provo profonda indignazione e sconcerto – ha aggiunto Meloni - per una decisione che infligge un ulteriore, indicibile strazio alle famiglie delle vittime e dei tanti feriti. Lo Stato italiano, e io personalmente, resteremo giorno per giorno, al loro fianco nel percorso di ricerca della giustizia e della verità. Il governo non lascerà mai sole queste famiglie».
Giorgia Meloni è entrata anche nel merito dell’inchiesta in corso. «Fin dall’inizio — ha sottolineato — l’Italia ha offerto collaborazione alle autorità elvetiche per fare piena luce su quanto accaduto. La nostra polizia giudiziaria ha consolidata esperienza per svolgere tutte le investigazioni necessarie: mi rammarico che questa disponibilità finora non sia stata raccolta, e che anzi le indagini abbiano conosciuto incertezze, ritardi e lacune, al punto che non sono state svolte neanche le autopsie di giovani deceduti che non presentavano ustioni».
Da Palazzo Chigi arriva una richiesta chiara: «Chiedo pertanto – ha detto Giorgia Meloni - che almeno adesso, dopo quanto accaduto, sia costituita senza ritardo e senza ulteriori resistenze una squadra investigativa comune, che utilizzi la competenza e la professionalità degli appartenenti alle forze di polizia italiani».
In considerazione degli “indizi” che continuano ad emergere, forse è il caso che Giorgia Meloni allerti i nostri Servizi, perché le resistenze svizzere sono comprensibili solo se si immaginano scenari che vanno ben oltre le teste di legno e le connivenze della rete di omertà della Svizzera.







