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Iran, ora o mai più

Iran, ora o mai più

Distruggere il potere degli ayatollah cambiando radicalmente gli equilibri del Medio Oriente è la chiave di volta per avviare, con il mazzo di carte in mano, il nuovo assetto multipolare del mondo.

Donald Trump ha il mazzo di carte in mano e o gioca oggi o la finestra ottimale si chiuderà e l’occasione sarà persa.

Gli Usa hanno la potenza e la tecnologia per distruggere il potere degli ayatollah.

La Russia, bloccata in Ucraina e bisognosa di un accordo con gli Usa, può protestare, ma ha ben poco da fare.

La Cina, con due basi nel mondo a fronte delle 800 degli Usa, per ora non ha modo di andare oltre la protesta.

L’Asse della resistenza (Cina, Russia, Iran, Corea del Nord, Venezuela) dopo la perdita del Venezuela, con la fine del regime degli ayatollah sarebbe ridotto a ben poca cosa, anche per il fatto che Cina e Russia, al di là dei proclami, hanno interessi diversi.

Le regole della geopolitica dicono che chi controlla il mare controlla la terra. Oggi si può aggiungere al mare il cielo e non v’è dubbio che gli Usa controllano il cielo e il mare.

Di fronte ad un intervento militare degli Usa il danno maggiore lo avrebbe la Cina.

La Cina assorbe più dell'80% (spesso stimato tra l'85% e il 90%) delle esportazioni di petrolio iraniano spedito via mare (dati aggiornati al 2025 e inizio 2026 da fonti come Kpler, Reuters e Vortexa).

Nel 2025 la Cina ha importato in media circa 1,38 milioni di barili al giorno di greggio iraniano, che rappresenta circa il 13-14% del totale delle importazioni di petrolio via mare della Cina (che è il più grande importatore mondiale di greggio).

I maggiori fornitori di petrolio della Cina sono oltre all’Iran la Russia, con circa il 19-20% del totale (spesso il primo fornitore, ~2,1-2,2 milioni di barili/giorno nel 2024, record nel 2025); l’Arabia Saudita , con circa il 14-21% (storico leader, ma in calo negli ultimi anni, ~1,6-1,7 milioni di barili/giorno) e l’Iraq, con circa il 12% (in forte crescita).

Nel 2025 le importazioni totali cinesi hanno raggiunto un nuovo record storico (~11,55 milioni di barili al giorno) e la Cina ha diversificato molto le fonti negli ultimi anni, ma Russia + Medio Oriente (soprattutto Arabia Saudita, Iraq, Iran, UAE) coprono ancora la maggior parte (~70-80%) del fabbisogno importato.

Cambiare chi governa l’Iran significa infliggere un duro colpo geostrategico a Pechino, che si troverebbe di colpo ad avere un altro interlocutore, non necessariamente amico, per un valore del 14% delle sue importazioni di petrolio.

Gli Usa, pertanto, oltre a mettersi dalla parte di una popolazione che invoca la fine di un regime dittatoriale odioso, dal cambio di regime in Iran acquisirebbero, dal punto di vista del governo delle risorse, un vantaggio geostrategico enorme.

Con la fine di Maduro Trump rivendica il controllo e la gestione di uno dei più grandi giacimenti di petrolio del mondo e toglie di mezzo la Cina dal giardino di casa.

Il petrolio estratto in Venezuela è stato finora per la maggior parte esportato in Cina, in una misura che viene stimata almeno pari al 5-6% del fabbisogno complessivo cinese. Nella media del 2025, le esportazioni verso la Cina hanno raggiunto 642 mila barili al giorno, pari a circa il 75% dell’export complessivo venezuelano.

Se mettiamo assieme il 14% dell’Iran e il 6% del Venezuela, la Cina potrebbe trovarsi all’improvviso che il 20% delle sue importazioni di petrolio hanno cambiato padrone.

Da questo possibile scenario uscirebbe avvantaggiata la Russia che, non a caso, si limita alla protesta formale.

Già oggi le esportazioni russe verso la Cina sono consistenti, all’incirca il 20% del totale delle importazioni di Pechino ma, con il petrolio di Teheran e di Caracas indisponibile, aumenterebbe in maniera consistente la dipendenza energetica di Pechino da Mosca, consentendo alla Russia di modificare i rapporti di forza con il Dragone a suo vantaggio.

Trump sottraendo petrolio alla Cina, crea un vantaggio per la Russia.

La conseguenza di una manovra di questo genere è che la Russia viene avvantaggiata indirettamente anche sul quadrante europeo, ossia per quanto riguarda l’Ucraina, i cui destini sembrano sempre di più essere legati al disegno più ampio, forse anche concordato in Alaska.

Da quanto sta avvenendo esce marginalizzata ulteriormente l’Europa, alla quale non rimane altro da fare che allinearsi a quanto deciderà di fare Trump.

Trump, da questa vicenda, se sarà capace di far saltare il regime degli ayatollah, uscirà come il leader mondiale che combatte le dittature feroci, aiutato in questa narrazione dalla follia omicida di un branco di fanatici come sono gli attuali ayatollah al potere a Teheran, con il loro seguito di assassini e delinquenti.

Il tempo stringe.

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