"Patrioti iraniani continuate a manifestare. Prendete il controllo delle istituzioni. Salvate i nomi di chi uccide e abusa, pagheranno un prezzo alto. Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani. L'aiuto è in arrivo”.
Così Donald Trump su Truth, con un messaggio che cancella l’inutile dialogo con chi da sempre ha la lingua biforcuta e le mani grondanti di sangue del proprio popolo.
Un regime dittatoriale teocratico, guidato da fanatici, ha distrutto una delle nazioni più antiche e dotate di storia del pianeta per assoggettarla a logiche deliranti che sono in perfetto allineamento con il nazismo e con lo stalinismo e con i tempi bui dell’Inquisizione cattolica.
L’oscurantismo più bieco ispira la piovra sciita della quale il potere iraniano degli ayatollah è la testa e che si estende agli Hezbollah, ad Hamas, agli Houthi, destabilizzando in continuazione il Medio Oriente.
L’Occidente, che oggi guarda inorridito il massacro dei giovani iraniani da parte di una schiera di fanatici, deve però fare il mea culpa per aver contribuito a installare il potere dei folli massacratori (Carter, la Cia, Mitterand). Mea culpa che non serve solo a prendere atto degli sbagli compiuti, ma anche a chiudere una fase di distruzione della propria identità per andare a cercare fonti ideologiche alle quali appellarsi per cercare certezze che sono futili e demenziali.
In una sorta di follia materialista, l’Occidente si è abbandonato alle ideologie del nazismo e del comunismo, identificate come costruttive dei paradisi terreni in alternativa al paradiso cristiano.
Gli eden ideologici hanno prodotto milioni di morti, sofferenze immani, guerre e hanno lasciato l’Occidente percosso e attonito, stremato e illuso che bastasse esecrare le guerre e la violenza per raggiungere la pace e l’armonia.
La lunga pace europea è figlia di questa illusione.
La logica espiatoria, tanto finta quanto deleteria, ha attivato le follie dell’oicofobia, della cancellazione della storia e della cultura, facendo tabula rasa dei valori fondanti della civiltà occidentale e aprendo così le porte all’ideologia teocratica basata sull’islamismo che ora invade l’occidente frastornato con la violenza, l’imposizione in vaste aree del Vecchio Continente della sharia e con l’invasione della violenza delle maranze e dei clandestini che terrorizzano e uccidono.
L’Occidente ha sostituito i diritti fondamentali conquistati nei secoli con dei finti diritti che sono ascrivibili alla follia transumanista, presentandosi così al mondo come un circo di pagliacci tristi e senza un minimo di dignità.
Ora, cona la stessa idiozia, si agita nella frenesia del riarmo, non capendo che il primo vero riarmo è quello della difesa della propria identità, della propria cultura, delle proprie radici.
Senza questa difesa è logico che chi ci guarda ci veda deboli, frastornati, conquistabili, asservibili.
La lezione che sta venendo dal popolo iraniano è grande anche per questo. Giovani che sono disposti a morire per non essere schiavi di un’ideologia malefica rivendicano le loro radici, che sono quelle della Persia e dello zoroastrismo e non quelle imposte dalle conquiste musulmane che si sono sovrapposte ad una civiltà millenaria.
La conquista musulmana della Persia (nota anche come conquista araba dell'Iran o dell'Impero sasanide) fu uno degli eventi più importanti della storia medievale, avvenuto tra il 633 e il 651 d.C. e portò alla caduta dell'Impero sasanide (l'ultimo grande impero pre-islamico persiano) e all'inizio dell'islamizzazione dell'Iran.
La fine dell’impero sasanide portò al declino rapido dello zoroastrismo, religione della Persia per secoli. Molti zoroastriani fuggirono in India (divennero i Parsi).
Nonostante l’islamizzazione i persiani mantennero però la loro identità culturale. La civiltà sasanide influenzò enormemente l'Islam (burocrazia, arte, letteratura, scienza). Dal IX secolo in poi l'Islam divenne "persianizzato" (soprattutto con gli Abbasidi e poi con Samanidi, Buyidi, ecc.).
Gli arabi vinsero militarmente in modo schiacciante, ma culturalmente la Persia "conquistò" in gran parte i vincitori, dando origine alla grande civiltà islamica persiano-araba che dominò il mondo medievale per secoli.
La sciitizzazione dell'Iran è un processo storico avvenuto nel XVI secolo sotto la dinastia Safavide (1501–1736), che trasformò l'Iran (allora Persia) da un paese a maggioranza sunnita in uno stato a stragrande maggioranza sciita (duodecimano/imamita), rendendolo il principale baluardo dello sciismo nel mondo islamico.
La sciitizzazione avvenne con la conversione forzata della popolazione (soprattutto nelle città), la persecuzione sistematica dei sunniti, con gli ulama (dotti) sunniti uccisi, esiliati o costretti a convertirsi, la distruzione di moschee sunnite o loro riconversione, l’importazione di studiosi sciiti da aree già sciite (Libano meridionale – Jabal Amil, Iraq, Bahrein) e l’uso della propaganda religiosa e della forza militare dei Qizilbash ("teste rosse"), le tribù turcomanne fanaticamente devote agli scià safavidi visti quasi come semidivinità. Il processo fu graduale e durò circa tre secoli (XVI–XVIII secolo), ma la fase più violenta e decisiva avvenne sotto Ismāʿīl I (1501–1524) e sotto ʿAbbās I il Grande (1587–1629), che rese lo sciismo profondamente radicato nella società iraniana.
La rivoluzione islamica del 1979 (che ha dato vita alla Repubblica Islamica) si appoggia proprio su questa identità sciita safavide, reinterpretandola in chiave teocratica.
Nella rivolta attuale contro la brutale teocrazia sciita una buona parte riguarda anche il recupero di radici antiche.
La comunità zoroastriana "ufficiale" in Iran rimane molto piccola, con circa venticinquemila fedeli, tuttavia esiste un fenomeno molto più ampio di interesse culturale, identitario e spirituale verso lo zoroastrismo che va ben oltre questi numeri.
Molti osservatori (sia iraniani esiliati che ricercatori accademici) parlano di decine o centinaia di migliaia di persone che si identificano simbolicamente come «zarathushtri», adottano il Faravahar come simbolo di protesta, festeggiano con rinnovato entusiasmo Nowruz, Sadeh, Mehregan e Tirgan (sono quattro tra le più importanti feste tradizionali iraniane di origine antica, prevalentemente legate allo zoroastrismo e al profondo legame della cultura persiana con la natura, le stagioni, la luce e gli elementi), leggono l’Avesta o testi neo-zoroastriani, rifiutano esplicitamente l’islam sciita di stato.
Un sondaggio online del 2020 (su 50.000 persone) aveva già mostrato circa l’8% che si dichiarava zoroastriano (contro solo il 32% sciita dichiarato), ma oggi – nel clima di forte crisi del regime – molti parlano di percentuali ancora più alte tra i giovani urbani, anche se difficilissime da quantificare con precisione.
Sempre secondo delle stime credibili e recenti, fatte da istituti indipendenti, solo circa il 20-22% degli iraniani vuole mantenere la Repubblica Islamica così com'è, mentre il 26% vorrebbe una repubblica secolare e il 21% una monarchia (costituzionale o federale).
Le manifestazioni di questi giorni, pertanto, non hanno nulla a che fare con agenti stranieri, ma con una popolazione che all’80 per cento non ne può più di un regime teocratico, tirannico, basato su un’ideologia malata e di morte che ha prodotto solo povertà e disperazione.
I giovani che protestano non vogliono diventare occidentali; vogliono tornare ad essere persiani.







