Lo sport preferito dagli europei sembra quello di essere presi per i fondelli. In inglese suona: “Take the piss”.
Donald Trump, con il solito metodo di buttare un sasso in piccionaia, facendo volare tutti i piccioni, per poi catturare i più idioti, sta prendendo per i fondelli gli europei e sta mettendo allo scoperto le residue mire neo colonialiste del Regno Unito, il quale, a quanto pare, è ormai il vero obbiettivo da eliminare (una delle teste del serpente) assieme all’altra testa del serpente (la finanza ebraica che fa da secoli il maggiordomo delle monarchie europee colonialiste).
Lanciando l’idea di prendersi la Groenlandia, Donald Trump ha scatenato la stampa di regime dell’Unione Europea che, ben sostenuta economicamente, ha subito messo in chiaro che gli Inuit, ossia i 57 mila abitanti della Groenlandia, non vogliono stare con gli Usa e nemmeno con la Danimarca.
L’interpretazione di regime è che gli Inuit non vogliono stare con gli Usa, con i quali, del resto non stanno, mentre viene sottaciuta la vera mossa letale di Donald Trump, ossia la messa a nudo del fatto che gli Inuit non vogliono stare con la Danimarca, con la quale stanno da quando sono stati colonizzati.
Se dichiaro ad una pretendente che non intendo stare con lei e nemmeno con mia moglie, cosa sto dichiarando? Sto dicendo che voglio divorziare. La pretendente perde una pretesa, ma la moglie perde il marito.
L’operazione mediatica dei cialtroni europei, più si svolge e più mette in chiaro che gli Inuit non vogliono più stare con la Danimarca. Dall’Unione Europea hanno divorziato da molto tempo.
Sotto il profilo puramente propagandistico Trump ha già ottenuto l’effetto di alimentare l’indipendentismo Inuit e di mettere a nudo la corona danese.
Gli Usa hanno del resto già il diritto di piazzare tutte le basi che vogliono in Groenlandia grazie ad un accordo del 1951.
L'accordo del 1951 tra Stati Uniti e Danimarca sulla difesa della Groenlandia (ufficialmente noto come "Defense of Greenland Agreement" o "Agreement Pursuant to the North Atlantic Treaty Concerning the Defense of Greenland") è un trattato bilaterale fondamentale firmato a Copenaghen il 27 aprile 1951 ed entrato in vigore l'8 giugno 1951, dopo l'approvazione parlamentare danese.
Durante la Seconda Guerra Mondiale (1941), mentre la Danimarca era occupata dai nazisti, era stato siglato un accordo temporaneo che permetteva agli USA di difendere la Groenlandia da possibili minacce tedesche. Dopo la guerra, con l'inizio della Guerra Fredda e l'ingresso di entrambi i paesi nella NATO (1949), la Danimarca non era in grado di difendere autonomamente l'enorme isola artica (50 volte più grande del territorio danese continentale). L'accordo del 1951 sostituì quindi quello del 1941 e fu concepito nel quadro della NATO per rafforzare la difesa dell'area nord-atlantica contro l'Unione Sovietica.
Con il trattato gli Usa sono autorizzati a: costruire, installare, mantenere e gestire aree di difesa ("defense areas") e basi militari in Groenlandia, dove ritenuto necessario per i piani di difesa NATO; stazionare personale militare, operare navi, aerei e veicoli; godere di libero accesso e movimento (via terra, aria e mare, inclusi acque territoriali) tra le varie aree di difesa; effettuare sondaggi tecnici, ingegneristici e aerofotogrammetrici per selezionare nuove zone (condividendo i risultati con la Danimarca); operare senza pagare affitti o tasse specifiche per queste attività.
In cambio gli Usa si impegnano a contribuire alla difesa della Groenlandia e dell'area NATO. La sovranità danese sulla Groenlandia rimane formalmente intatta (l'accordo non trasferisce territori) e le basi operano nel quadro NATO e l'accordo resta in vigore finché dura il Trattato Atlantico del Nord (cioè finché esiste la NATO).
Nel 2004 è stato firmato un emendamento (Igaliku Agreement) che include il Governo autonomo della Groenlandia nelle consultazioni, soprattutto su questioni ambientali e impatti locali.
L’America furbona, dicendo che vuole la Groenlandia non fa altro che mettere allo scoperto le contraddizioni danesi, dietro le quali si cela l’alleanza delle monarchie europee guidate dalla monarchia inglese (l’amico Shabbat Menkaura che scrive su questo giornale la chiama la Famiglia).
Guarda caso il Regno Unito, che ormai è davvero con il cervello spappolato, si fa tirare nella trappola.
Il "Telegraph", citando fonti governative britanniche, scrive che il premier Keir Starmer ha preso "estremamente sul serio" la minaccia della Russia e della Cina nella zona e ha convenuto che è necessario agire. Downing Street sarebbe pertanto in trattativa con gli alleati europei per l'invio di una forza militare in Groenlandia per proteggere l'Artico e "alleviare i timori di Donald Trump" sulla sicurezza.
Che carino Starmer, vuole alleviare i timori di Trump. Diciamo che non vuole che le immense risorse della Groenlandia le gestiscano gli Usa in barba all’Inghilterra.
Nei giorni scorsi, i funzionari britannici hanno incontrato i loro omologhi di altri Paesi, tra cui Germania e Francia, per dare inizio ai preparativi.
I piani, ancora in una fase iniziale, potrebbero prevedere l'impiego di soldati, navi da guerra e aerei britannici per proteggere la Groenlandia dalla Russia e dalla Cina. Le nazioni europee sperano così di convincere Trump ad abbandonare la sua ambizione di annettere l'isola.
A Starmer arriva di rincalzo il ministro dei Trasporti britannico Heidi Alexander, che a "Sky News dice che l’Artico “sta diventando una regione geopolitica sempre più contesa tra Russia e Cina. Ci si aspetterebbe che parlassimo con tutti i nostri alleati nella Nato su cosa possiamo fare per scoraggiare l'aggressione russa".
"È per questo – dice la Heidi Alexander - che abbiamo concordato di effettuare più addestramento congiunto presso i Royal Marines con la Norvegia e di inviare preventivamente alcune delle nostre attrezzature" nel Paese scandinavo, in modo "da poter agire rapidamente se necessario".
Londra fa un’affermazione e subito i Paesi nordici dicono il contrario. I Paesi nordici infatti smentiscono le affermazioni di Donald Trump sull'attività di Mosca e Pechino intorno alla Groenlandia.
Si, ma nel contempo smentiscono Londra. Il testa coda europeo è l’altro gioco al quale si sono affezionati i cialtroni delle cancellerie del Vecchio Continente.
A riferire del parere dei Paesi nordici è il "Financial Times", citando alcuni diplomatici nordici con accesso ai briefing dell'intelligence Nato. Negli ultimi anni "non c'erano tracce di navi o sottomarini russi e cinesi" nell'area, hanno affermato gli alti funzionari. Una linea sostenuta anche dal ministro degli Esteri norvegese, Espen Barth Eide: "Non è corretto affermare che ci siano molte operazioni di Russia o Cina nei pressi della Groenlandia - ha detto all'emittente Nrk -. C'è attività nei nostri dintorni. Ma pochissima lì".
Se si mettono insieme le dichiarazioni degli inglesi con quelle dei Paesi nordici sembra di assistere ad un convegno per il premio mondiale della cialtronaggine.
Si mettessero, quanto meno, d’accordo su quello che devono dire. Questione di dignità.
Rimane il fatto che Starmer ha messo sul tavolo diverse opzioni: un dispiegamento completo di truppe o una combinazione di esercitazioni a tempo determinato, condivisione di informazioni, sviluppo di capacità e ridistribuzione della spesa per la difesa.
Mettere in campo una qualsiasi forza militare di terra avrebbe un costo enorme, in quanto in un’isola che ha 57 mila abitanti, anche poche migliaia di soldati dovrebbero essere precedute dall’installazione di basi e da apprestamento di logistica.
Inoltre di quali militari si tratterebbe? Inglesi, francesi, tedeschi, vattelapesca? Con quali costi? E a carico di chi?
Nel frattempo gli Usa le loro basi le hanno, anche se molte da tempo dismesse.
Attiva oggi c'è una sola base operativa americana (Pituffik Space Base), ma è tra le più strategiche al mondo per la difesa missilistica e spaziale degli USA.
Comunque sia, a far sì che gli Usa possano attivare nuove basi c’è il trattato del 1951.
Da quanto si capisce, il vero scontro sulla Groenlandia è tra la testa della Famiglia, ossia il Regno Unito e gli Usa di Trump.
Gli europei giocano ormai al loro gioco preferito: essere presi per i fondelli cimentarsi nei testa coda.







