
Il serpente a due teste si agita. Le due teste sono, come le chiama Shabbat Menkaura nell’articolo pubblicato oggi sul giornale, la Famiglia e i maggiordomi ebraici della Famiglia.
Per Famiglia si intende l’insieme delle monarchie europee capeggiate dal Regno Unito e per maggiordomi della Famiglia i protagonisti, plurisecolari, della finanza ebraica al suo servizio.
Oggi, per capire come si muove il serpente, è necessario fare mente locale alle varie alleanze promosse dal Regno Unito e dalla Francia, dove al comando c’è il pupillo dei Rothschild.
Un recente accordo tra Regno Unito è la dichiarazione trilaterale firmata il 6-7 gennaio 2026 a Parigi tra Keir Starmer (premier britannico), Emmanuel Macron (presidente francese) e Volodymyr Zelensky (presidente ucraino). Si tratta di una dichiarazione d'intenti per il dispiegamento di truppe britanniche e francesi (e potenzialmente di altri alleati) in Ucraina in caso di accordo di pace o cessate il fuoco con la Russia. L'obiettivo è quello di creare hub militari in Ucraina per garantire la sicurezza a lungo termine, dissuadere future aggressioni russe, sostenere la ricostruzione delle forze armate ucraine, fornire garanzie di sicurezza simili a impegni di tipo art. 5 Nato.
L’accordo è maturato all'interno della cosiddetta "Coalition of the Willing" (Coalizione dei Volenterosi), iniziativa guidata proprio da UK e Francia fin dal 2025, con summit a Londra, Northwood e Parigi.
UK e Francia rappresentano le uniche due potenze nucleari europee occidentali e tra di loro si è assistito negli ultimi tempi ad un rafforzato rapporto bilaterale, iniziato con la Northwood Declaration del luglio 2025 sulla coordinazione nucleare. Rapporto che viene visto come un "asse" europeo di deterrenza autonomo, soprattutto in funzione anti Trump.
Gli accordi sono segnali di leadership europea che intendono far capire che la Famiglia delle monarchie, con l’appoggio dei maggiordomi della finanza ebraica, è della partita e che non si lascia intimidire dal protagonismo di Donald Trump.
Va vista in questo quadro la sfida di Keir Starmer a Donald Trump sui piani espansionistici del presidente degli Stati Uniti intesi a strappare la Groenlandia alla Danimarca. Keir Starmer ha preso l'insolita decisione di schierarsi contro Trump dopo che il presidente aveva drammaticamente minacciato di annettere la Groenlandia, anche se si è rifiutato di condannare la decisione di rimuovere il presidente venezuelano Nicolas Maduro.
Emmanuel Macron, cacciato recentemente dalle sue ex colonie in Africa, al riguardo della questione della Groenlandia ha parlato di “grande disordine” entro il quale a farla da padrona è “la legge del più forte”.
Proponendosi come il leader che non è e come paladino dell'Europa nei confronti degli Stati Uniti di Donald Trump, Emmanuel Macron ha parlato del "nuovo colonialismo e nuovo imperialismo" degli Usa nelle relazioni internazionali.
Il presidente francese ha attaccato la politica estera americana davanti a una platea speciale, quella degli ambasciatori di Francia riuniti - come di consueto - ad ogni inizio di anno nuovo e ha detto che l'America "si sta gradualmente allontanando" dagli alleati europei e "si svincola dalle regole internazionali". Gli Stati Uniti - per il capo dell'Eliseo - sono preda di "un'aggressività neocoloniale".
Detto da chi è rimasto colonialista fino a quando non è stato cacciato da alcuni Paesi africani e da chi colonialista rimane, sembra di assistere ad una piece del teatro dell’assurdo.
Quando blaterano di Danimarca e di Groenlandia le voci del serpente dovrebbero ricordare che esiste un accordo del 1951 per le basi Usa in Groenlandia.
L'accordo del 1951 per le basi USA in Groenlandia (noto ufficialmente come "Agreement on the Defense of Greenland" o "1951 Greenland Defense Agreement") è un trattato bilaterale tra Stati Uniti e Regno di Danimarca, firmato a Copenaghen il 27 aprile 1951 ed entrato in vigore l'8 giugno 1951.
Durante la Seconda guerra mondiale, nel 1941 (mentre la Danimarca era occupata dai nazisti), gli USA avevano già firmato un accordo temporaneo con l'ambasciatore danese a Washington per proteggere la Groenlandia da possibili minacce tedesche, permettendo la costruzione di basi e installazioni militari. Dopo la guerra, gli Stati Uniti non volevano abbandonare la presenza strategica nell'Artico, soprattutto con l'inizio della Guerra Fredda e la minaccia sovietica. La Danimarca, entrata nella NATO nel 1949, non aveva le risorse per difendere autonomamente l'enorme territorio groenlandese.
L'accordo del 1951 sostituì quindi quello del 1941 e lo inserì nel quadro della NATO, su richiesta esplicita dell'alleanza atlantica.
Queste le principali disposizioni dell'accordo:
- Gli Stati Uniti possono costruire, installare, mantenere e gestire strutture e attrezzature militari in aree designate come "defense areas" (aree di difesa) in Groenlandia.
- È consentito ospitare personale, controllare atterraggi/decolli, movimenti di navi, aerei e mezzi nautici.
- Gli USA hanno diritto di accesso e movimento libero tra le aree di difesa (via terra, aria e mare), con il dovere di consultare le autorità danesi.
- La sovranità danese sulla Groenlandia resta intatta: la bandiera danese (e oggi anche quella groenlandese) deve sventolare sulle basi insieme a quella statunitense.
- Rispetto per le leggi, i regolamenti e le usanze locali; minimizzare i contatti non necessari tra personale USA e popolazione inuit.
- Esenzioni fiscali per personale e contractor americani legati alle operazioni militari.
- L'accordo resta in vigore finché dura il Trattato del Nord Atlantico (cioè la NATO).
Il trattato permise la costruzione segreta (Operazione Blue Jay) della grande base aerea di Thule (oggi Pituffik Space Base), nel nord-ovest della Groenlandia, completata nel 1953.
Durante la Guerra Fredda la base ospitò migliaia di militari (fino a 6.000), mentre oggi ne ha circa 150-200 e serve per monitoraggio missilistico, difesa spaziale e sorveglianza artica (gestita dalla US Space Force).
Nel 2004 è stato firmato un emendamento (Igaliku Agreement) che include esplicitamente il Governo autonomo della Groenlandia (autonomia dal 1979, rafforzata nel 2009) come parte firmataria, riconoscendo il suo ruolo nelle decisioni che riguardano l'ambiente, la popolazione locale e eventuali nuove installazioni.
L'accordo è tornato al centro del dibattito geopolitico a causa delle dichiarazioni di Donald Trump sull'interesse USA per la Groenlandia.
La premier danese Mette Frederiksen e molti analisti hanno ricordato che il trattato del 1951 concede già agli Stati Uniti un accesso militare molto ampio (quasi "carta bianca" per nuove basi, purché in consultazione con Danimarca e Groenlandia), rendendo superflua qualsiasi ipotesi di acquisto o uso della forza. Un'azione unilaterale contro la Groenlandia (alleata NATO) metterebbe a rischio l'intera alleanza atlantica.
In sintesi, il patto del 1951 ha creato una partnership militare duratura che dà agli USA una presenza strategica importante nell'Artico, ma sempre nel rispetto della sovranità danese e (oggi) del diritto di autodeterminazione dei groenlandesi.
Ed è qui, probabilmente, il nodo che vede gli Usa di Trump sempre più in contrasto con la Famiglia e con i suoi maggiordomi della finanza ebraica.
Gli Usa vorrebbero attuare un Trattato di Libera Associazione, che consentirebbe loro di operare senza alcuna restrizione sul territorio groenlandese in cambio di servizi essenziali, protezione e libero commercio.
Non è da escludere, ovviamente, la condivisione parziale dei benefici derivanti dallo sfruttamento delle risorse.
Un trattato del genere presuppone che la Groenlandia sia indipendente dalla Danimarca, la qual cosa significa uno schiaffo diretto alla Corona danese e, indiretto, ma doloroso, alla Famiglia e ai suoi maggiordomi della finanza ebraica.
L’idea dell’indipendenza è già condivisa dalla gran parte dei 56.542 abitanti della Groenlandia, al 90 % Inuit.
Ecco il motivo per il quale Starmer e Macron strillano, mentre stanno zittissimi su un vulnus pesante che riguarda l’Isola di Cipro, invasa dai turchi.
La Repubblica di Cipro detiene attualmente la presidenza di turno del Consiglio dell'Unione Europea dal 1° gennaio 2026 e fino al 30 giugno 2026. Si tratta della seconda volta che Cipro assume questo ruolo (la prima fu nel secondo semestre del 2012). Il Paese fa parte del trio di presidenza insieme a Polonia (gennaio-giugno 2025) e Danimarca (luglio-dicembre 2025).
A Cipro esistono due situazioni incresciose delle quali i soliti ipocriti preferiscono non parlare, non sapere, non vedere: il “muro d’Europa” imposto dai turchi che hanno invaso una parte dell’isola e il colonialismo inglese, che l’isola non l’hanno abbandonata, nonostante l’indipendenza. Basi equamente distribuite tra Cipro autonoma e Cipro occupata dai turchi.
Andreas Evangelou, un infermiere quando è scoppiata la guerra, in un articolo apparso su Osservatorio Diritti, qualche tempo fa affermava: «Durante la guerra ho visto di tutto: morti, feriti, persone che non avevano niente, che dormivano nei boschi, all’aperto, senza nulla. Ricordo che abbiamo dovuto lasciare l’ospedale dove lavoravo perché era stato circondato dai turchi. C’erano decine di feriti e così abbiamo deciso di trasformare una scuola e un albergo in ospedali in poche ore, mentre gli aerei bombardavano la città. I medici eseguivano operazioni continuamente, per più di 24 ore consecutive, in condizioni infernali: non avevamo letti, non potevamo lavarci le mani, per fare luce usavamo delle torce».
A Larnaca il 54% dei residenti è fatta di rifugiati che hanno dovuto lasciare tutti i loro averi.
Le stime parlano di oltre 200 mila rifugiati. Ancora si contano le persone morte durante il conflitto che non hanno avuto una sepoltura. L’assetto politico è fermo al 1974. Nulla è cambiato, nemmeno dopo l’apertura dei varchi nel 2003, che ha messo fine a quasi 30 anni di isolamento tra greci e turchi.
Varie fonti parlano della presenza a Cipro invasa di circa 40 mila soldati, che la Turchia vuole portare a 100 mila.
Le forze turche sono organizzate come un corpo d'armata (livello kolordu) dipendente direttamente dallo Stato Maggiore turco ad Ankara: 2 Divisioni di fanteria meccanizzata (28ª e 39ª); 1 Brigata corazzata (14ª); Reggimento forze speciali (49°); Reggimento commando (41°); Reggimento artiglieria (109°); Battaglione marines (190°); altre unità di supporto: genio, comunicazioni, difesa aerea, logistica, ecc.
Inoltre esiste la Güvenlik Kuvvetleri Komutanlığı (Forze di Sicurezza del KKTC), formazione cipriota-turca di circa 15.000 uomini (principalmente coscritti locali), che dipende indirettamente dal comando turco.
I britannici, che tanto strillano per la Groenlandia non fanno una piega sull’occupazione turca e questo al fine di mantenere le loro colonialissime basi militari sull’Isola.
Le basi britanniche a Cipro, note ufficialmente come Sovereign Base Areas (SBA) di Akrotiri e Dhekelia, rappresentano un territorio d'oltremare britannico situato sull'isola di Cipro. Si tratta di un residuo coloniale unico: quando Cipro ottenne l'indipendenza nel 1960 (in base ai Trattati di Londra e Zurigo), il Regno Unito mantenne la sovranità su queste due aree per scopi militari.
Le due aree principali sono Akrotiri (Western Sovereign Base Area - WSBA), situata a ovest di Limassol, circa 124 km², che ospita la principale base aerea RAF Akrotiri e il cantone di Episkopi e Dhekelia (Eastern Sovereign Base Area - ESBA), a est di Larnaca, circa 130 km², che include la stazione di Ayios Nikolaos (importante per intelligence e comunicazioni).
In totale le due basi coloniali coprono circa il 3% del territorio cipriota (254 km² complessivi). Non ci sono controlli doganali o barriere rigide con la Repubblica di Cipro (la parte sud dell'isola), mentre il confine con la zona occupata turca (a nord) è più marcato.
La situazione attuale è che le basi rimangono pienamente sotto sovranità britannica e non ci sono piani di chiusura o trasferimento, in quanto servono per operazioni militari e intelligence nel Medio Oriente (inclusi sorvoli di sorveglianza verso Gaza anche dopo il cessate il fuoco, come confermato nel 2024-2025); supporto a missioni NATO e UK (es. contro l'ISIS in passato, supporto logistico); aaccolta di segnali intelligence (parte del sistema UKUSA/ECHELON).
Molti ciprioti (soprattutto greco-ciprioti) considerano le due aree a sovranità UK un retaggio coloniale e un ostacolo alla riunificazione dell'isola.
La questione cipriota si inserisce in una dimensione di interessi strategici relativi alle risorse energetiche che interessa, in modo particolare, l’Italia.
Basta dare un’occhiata alla cartina riguardante i pozzi dell’Eni per capire come l’Italia sia fortemente interessata alla partita che si sta svolgendo in quell’area del Mediterraneo.

Si inserisce in questo quadro l'accordo tra Cipro, Grecia e Israele (noto come cooperazione trilaterale o "trilateral alliance") che riguarda principalmente al rafforzamento strategico tra i tre Paesi nel Mediterraneo orientale, con focus su difesa, sicurezza e (in misura minore) energia, culminato in sviluppi molto recenti tra fine 2025 e inizio 2026.
Al 10° Vertice Trilaterale che si è tenuto a Gerusalemme il 22 dicembre 2025, è stata firmata una dichiarazione congiunta che rafforza la cooperazione in: sicurezza e difesa (con enfasi su antiterrorismo, protezione di infrastrutture critiche e vie marittime); energia (progetti di interconnessione e corridoi alternativi); tecnologia (tra cui AI e innovazione); aiuti umanitari (es. corridoio marittimo Amalthea per Gaza).
Pochi giorni dopo il vertice, a Nicosia (Cipro), i capi di stato maggiore militari dei tre Paesi hanno firmato un piano d'azione militare congiunto (Trilateral military cooperation work plan) valido per il 2026.
I punti chiave includono: esercitazioni congiunte terra-mare-aria; addestramento di forze speciali; cooperazione su droni, guerra elettronica e difesa anti-droni; condivisione di know-how israeliano avanzato; dialogo strategico su minacce comuni.
È prevista la creazione di una forza di reazione rapida trilaterale di circa 2.500 uomini (1.000 da Israele, 1.000 dalla Grecia, 500 da Cipro), non permanente ma schierabile velocemente in caso di crisi.
Questo accordo è visto come un "muro strategico" di deterrenza, soprattutto contro le ambizioni regionali della Turchia.
Ambizioni regionali che riguardano anche la situazione energetica.
L'accordo del 2025-2026 rappresenta un rafforzamento significativo dell'asse Israele-Grecia-Cipro, nato negli anni 2010 per via delle scoperte di gas e delle tensioni con la Turchia, ma ora accelerato dal contesto geopolitico post-Gaza e dalle ambizioni regionali di Ankara.
Guardare alla Groenlandia senza fare mente locale all’insieme del quadro in movimento è solo funzionale alla propaganda della Famiglia e dei suoi maggiordomi della finanza ebraica che, va sottolineato, è cosa diversa dall’ebraismo e anche dal sionismo.







