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CRANS MONTANA, QUANTA MAFIA DIETRO LE QUINTE?

CRANS MONTANA, QUANTA MAFIA DIETRO LE QUINTE?

Fare domande, anche reiterate, a volte serve a condurre alla verità.

Ieri tutti i media, con qualche ritardo, mettevano in evidenza il fatto che un cameriere, durante una precedente festa tenutasi al Constellation nel 2020, invitava i partecipanti a non tenere alte le bottiglie con la fiamma perché avrebbero potuto incendiare i materiali infiammabili del soffitto, anche considerato, come si è appreso ieri, che il locale non aveva un sistema antincendio.

Ripetiamo la domanda che abbiamo già fatto più volte.

BMF Uno

Cosa ci faceva quella persona con il casco integrale Dom Perignon sulle spalle di una persona con la maschera di Guy Fawkes? Salire sulle spalle con la bottiglia incendiaria in alto significa avere l’intenzione di raggiungere il soffitto e di appiccare il fuoco.

È facile arguire che, data la consuetudine del locale di usare bottiglie con la fiamma e di usare caschi e maschere, chiunque avesse avuto intenzione di infiltrarsi e compier un atto doloso avrebbe avuto vita facile.

L’ipotesi del dolo è avvalorata dal passato dei coniugi Jacques Moretti e Jessica Maric sono arrivati quindici anni fa nella località alpina svizzera con alle spalle una vita a dir poco “avventurosa”.

Sulla vita dei due cominciano ad emergere sui media particolari inquietanti.

Le nozze tra i due sono state un nuovo inizio. Lei, figlia di un vigile del fuoco di Cannes e nipote del presidente del comitato municipale degli incendi forestali, reduce da un matrimonio caduto a pezzi, da cui era nato un figlio. Lui coinvolto prima in un'indagine per sfruttamento della prostituzione, poi nel 2005 finito in carcere nell'Alta Savoia anche per sequestro di persona e truffa.

I due decidono di partire insieme e dividere tutto, con quattro società compartecipate al 50%. Compaiono nel Canton Vallese nella primavera del 2011, e in pochi anni, nella zona intorno al comprensorio sciistico di Crans-Montana, attivano due ristoranti, un discobar e uno chalet.

Investimenti che, secondo quanto ha rivelato un'agenzia immobiliare locale a Repubblica, supererebbero tranquillamente i 20 milioni di franchi.

La prima mossa è affittare Le Vieux Chalet, ristorante nel cuore di Lens, paesino a una manciata di chilometri da Crans. Lo prendono e lo ristrutturano, trasformandolo in un locale chic di specialità corse, che presto diventa punto di riferimento per tutta quell'alta società svizzero-francese (ma anche italiana) che a Crans-Montana ci fa una o due settimane bianche. È a questo punto che i due, comprendendo che l’ingranaggio ha iniziato a girare, si rivolgono alle banche svizzere. Acquistano Le Vieux Chalet e una villa poco distante, con vista sul Cervino. Di franchi ne spendono circa 5 milioni. Poi mettono gli occhi su Crans-Montana, per fare il definitivo salto di qualità. E il salto arriva nel 2015, con il bar decrepito Le Constellation e la brasserie Le Petite Maison.

Il metodo è lo stesso di Lens: si affitta offrendo cifre spropositate, si ristruttura rendendo il locale alla moda e perfetto per il nuovo turismo ricco di Crans-Montana. Poi si chiede un finanziamento e si procede all'acquisto, perché di affitto in affitto è difficile sopravvivere anche per "i corsi". E così succede anche per il discobar della tragedia.

L'acquisto due anni fa - a 1,5 milioni - avviene a cifre completamente fuori mercato.

La moglie del Moretti gestisce una società immobiliare a Cannes, con legami che si estendono fino a Parigi.

Jessica Maric (nome completo Jessica Anne Jeanne Maric) a Cannes è titolare di una società individuale (impresa individuale), fondata il 12 maggio 2020, denominata "Madame Jessica Maric" o semplicemente "Jessica Maric", registrata con SIREN 851471433. La società opera nel settore locazione e gestione di immobili (affitto e amministrazione di beni immobiliari). La sede è a Cannes (06400), precisamente in Rue Léon Noël (indirizzo indicato come 30 Rue Léon Noël o presso Villa Ad’Alta). Si tratta di un'attività immobiliare, probabilmente legata all'affitto di proprietà (forse anche di sua proprietà o di terzi), in una zona prestigiosa vicina alla Croisette.

A Parigi, fino a circa due anni fa (quindi intorno al 2023-2024), la stessa società immobiliare di Cannes aveva una succursale (branca secondaria), in rue de Tocqueville (zona vicina all'Arco di Trionfo).
Questa succursale è stata successivamente chiusa.

Non è chiaro se fosse legata a un immobile di proprietà (poi eventualmente venduto) o solo a un ufficio/sede operativa per attività di intermediazione immobiliare (di cui però non ci sono tracce evidenti)

Torniamo al Moretti.

Il passato criminale di Jacques Moretti, noto alla giustizia francese, include condanne per proxenetismo (pimping) risalenti a circa 20-30 anni fa, nonché una pena detentiva scontata nel 2005 in Savoia per frode, sequestro di persona e reclusione illegale.

Queste condanne, che coinvolgono reati spesso associati a reti criminali organizzate come sfruttamento della prostituzione e violenza, hanno alimentato speculazioni su possibili legami con la mafia corsa.

La Corsica è nota per la presenza di clan criminali organizzati, spesso indicati come "mafia corsa", coinvolti in estorsioni, traffico di droga, omicidi e influenze politiche.

Sulla stampa italiana, in particolare su Repubblica e ripresa da altri giornali come Libero Quotidiano, è comparsa la seguente frase: “Jacques Moretti in fuga dalla Savoia perché dice che c'è chi lo insegue”.

Dopo essere uscito dal carcere in Alta Savoia (regione francese al confine con la Svizzera) nel 2005 circa, dove aveva scontato una pena per accuse gravi tra cui sfruttamento della prostituzione, truffa, sequestro di persona e rapimento, Moretti tornò brevemente nella sua Corsica... ma poco dopo ripartì verso la Svizzera (prima in altre zone, poi stabilmente a Crans-Montana dal 2011 circa). Secondo quanto riportato da Repubblica (e citato in vari articoli di ieri), «si dice in fuga da chi sulle montagne savoiarde non lo stesse aspettando per abbracciarlo». Una frase chiaramente ironica e allusiva, che suggerisce che qualcuno (probabilmente creditori, ex complici, vittime delle sue vecchie attività o persone legate al mondo della malavita/criminalità organizzata dell'epoca) lo stesse cercando in Savoia con intenzioni tutt'altro che amichevoli.

Moretti, essendo corso di nascita e con un curriculum che include reati tipici del banditisme corso (come il proxenetismo e il sequestro), è stato etichettato in vari contesti come potenzialmente legato a questi ambienti.

Alcuni articoli e discussioni online evocano lo "spettro della criminalità organizzata" in relazione al suo profilo, suggerendo che il suo trasferimento in Svizzera potrebbe essere legato a restrizioni in Francia per chi ha condanne simili, che impedirebbero di gestire attività commerciali.

Non emergono tuttavia prove concrete o condanne dirette per affiliazione mafiosa contro Jacques Moretti.

I legami sono però possibili e plausibili data la storia criminale e il background corso, ma rimangono al livello di ipotesi e rumours pubblici.

Una seria indagine non può escludere nulla, nemmeno la pista mafiosa, e, soprattutto, non si capisce per quale motivo i due coniugi non siano agli arresti.

Che ci sia qualcosa di non chiaro è dovuto anche al comportamento di alcuni individui nei confronti dei giornalisti Rai.

Tre troupe della Rai, ma anche alcuni giornalisti stranieri, sono stati aggrediti con insulti, spintoni, acqua gelida a Crans-Montana, dove erano impegnati a seguire gli sviluppi della strage di capodanno. Azioni - secondo quanto raccontato dalle stesse vittime - verosimilmente messe in atto da persone vicine ai coniugi Moretti. Comportamenti tipici di clan che alimentano dubbi su cosa ci sia di poco chiaro nel comune svizzero.

Strano è anche il comportamento della Procura nei confronti della giunta comunale e del sindaco che hanno detto in una conferenza stampa che da cinque anni non si sono effettuati controlli. L’iscrizione di sindaco e giunta nel registro degli indagati dovrebbe essere naturale.

Non a caso, come riferisce il Corriere del Ticino, Paolo Bernasconi, avvocato ed ex magistrato, procuratore pubblico dal 1969 al 1985, è intervenuto a gamba tesa sul dramma del Constellation a Crans-Montana.

«In questa vicenda – ha detto Paolo Bernasconi al Corriere della Sera - la giustizia mi pare si stia muovendo troppo lentamente. È vero che sono reati colposi, ma di fronte a un disastro di proporzioni colossali e a omissioni evidenti, avrei preso provvedimenti straordinari, come l’arresto in carcere o i domiciliari. Mi sembra il minimo nei confronti delle vittime e delle loro famiglie».

«C’è un rischio di fuga – ha aggiunto Paolo Bernasconi - perché si tratta di due cittadini francesi che teoricamente potrebbero lasciare la Svizzera, e c’è un rischio di inquinamento probatorio in una cittadina piccola. Sarebbe anche nella prassi giudiziaria svizzera».

“In casi come questo – ha detto ancora Bernasconi -, c’è un dovere di trasparenza, non ci si può trincerare dietro il segreto d’ufficio o la privacy. Mi sarei aspettato anche un gesto dalla politica: le dimissioni del Consiglio comunale e del responsabile cantonale della sicurezza. E poi che la Confederazione costituisse un fondo per i risarcimenti delle vittime, perché temo che la polizza del bar non potrà mai coprire i danni».

Ed ecco che arriva una domanda che fa pensare ad una rete di connivenze.

«Chi ha concorso a questo concatenamento di fatti che ha portato a questa disgrazia pazzesca?» si è chiesto l'ex magistrato. «Per poter operare, un esercizio pubblico – ha aggiunto Bernasconi - deve ottenere una autorizzazione dal Comune dopo la verifica del locale e degli impianti di sicurezza, poi ci sono controlli periodici per verificare se i requisiti sono ancora rispettati. Con quale serietà sono state fatte le ispezioni se in un sotterraneo privo di finestre sono state messe 100 persone? Il paese è piccolo, tutti si conoscono, non vorrei che qualcuno avesse chiuso un occhio».

Bernasconi, chiede il Corsera, come si sarebbe comportato? «In questa vicenda la giustizia mi pare si stia muovendo troppo lentamente. È vero che sono reati colposi, ma di fronte a un disastro di proporzioni colossali e a omissioni evidenti, avrei preso provvedimenti straordinari, come l’arresto in carcere o i domiciliari. Mi sembra il minimo nei confronti delle vittime e delle loro famiglie». Di nuovo: «C’è un rischio di fuga, perché si tratta di due cittadini francesi che teoricamente potrebbero lasciare la Svizzera, e c’è un rischio di inquinamento probatorio in una cittadina piccola. Sarebbe anche nella prassi giudiziaria svizzera».

«In casi come questo – ha detto chiaramente Bernasconi -, c’è un dovere di trasparenza, non ci si può trincerare dietro il segreto d’ufficio o la privacy. Mi sarei aspettato anche un gesto dalla politica: le dimissioni del Consiglio comunale e del responsabile cantonale della sicurezza. E poi che la Confederazione costituisse un fondo per i risarcimenti delle vittime, perché temo che la polizza del bar non potrà mai coprire i danni».

Il comportamento dei proprietari del locale, peraltro, non è tale da far avanzare scuse.

Nel locale, al momento della tragedia, ci sono il figlio della donna, avuto dal primo matrimonio, e la stessa Jessica Maric. Lui è capo dello staff e dall'interno prova a sfondare i pannelli di plexiglass che intrappolavano i ragazzi all'interno della veranda ormai incandescente. Lei si ustiona un braccio, mentre scappa in strada stringendo tra le mani la cassa del locale. Una scena che, secondo Repubblica, sarebbe stata immortalata da due telecamere in strada. E che rischia di costarle anche l'accusa di omissione di soccorso.

Quello che è certo, per ora, è che la Svizzera esce a pezzi e più che un orologio svizzero sembra uno stato di Bananas. Uno degli effetti dell’incendio di Crans Montana è la totale delegittimazione della Svizzera come Paese sicuro e anche come Paese trasparente.

Finito il momento del dolore e della commozione, ora è necessario sapere tutto quanto riguarda questo episodio, che non può essere semplicemente classificato come disgrazia.

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