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SOMALILAND, PEDINA STRATEGICA NEI RAPPORTI TRA ISRAELE, ARABIA SAUDITA E EMIRATI

SOMALILAND, PEDINA STRATEGICA NEI RAPPORTI TRA ISRAELE, ARABIA SAUDITA E EMIRATI

Per capire cosa sta accadendo nel mondo è necessario uscire dalle analisi unidirezionali per guardare all'insieme della cartina geografica. 

La vicenda del riconoscimento da parte di Israele del Somaliland è paradigmatica, in quanto avviene pochi giorni prima della deposizione di Maduro che ha come conseguenza la fine dell'appoggio finanziario e logistico del Venezuela a Hezbollah e all'Iran e nel bel mezzo di una situazione critica dell'Iran che vede ormai avviarsi alla fine la troppo lunga vicenda degli ayatollah. 

Con il riconoscimento da parte di Benjamin Netanyahu del Somaliland come Stato sovrano, Israele si mette in una posizione privilegiata per contrastare gli Houthi, proxy dell'Iran. 

La mossa di Benjamin Netanyahu è infatti, per molti analisti, chiaramente basata su ragioni strategiche dettate dalla necessità di alleati nell'area, anche in funzione anti-Houthi.

Necessario, per capire, anzitutto stabilire il rapporto tra Paesi arabi e Israele.

Le nazioni che attualmente (fine 2025) fanno parte degli Accordi di Abramo (Abraham Accords) sono quelle che hanno formalmente normalizzato le relazioni con Israele attraverso questi accordi, mediati inizialmente dagli Stati Uniti sono:

Emirati Arabi Uniti (firmato il 15 settembre 2020)

Bahrein (firmato il 15 settembre 2020)

Marocco (accordo raggiunto a dicembre 2020)

Sudan (ha aderito alla dichiarazione nel gennaio 2021, ma l'accordo bilaterale completo rimane non ratificato a causa dell'instabilità interna nel paese)

Kazakistan (primo nuovo paese ad aderire ufficialmente nel secondo mandato Trump, annunciato il 6 novembre 2025)

Al 28 dicembre 2025, i paesi arabi (membri della Lega Araba) che riconoscono ufficialmente lo Stato di Israele e mantengono relazioni diplomatiche piene (o normalizzate) sono i seguenti:

Egitto — dal 1979 (primo trattato di pace dopo Camp David)

Giordania — dal 1994 (trattato di pace)

Emirati Arabi Uniti — dal 2020 (Accordi di Abramo)

Bahrein — dal 2020 (Accordi di Abramo)

Marocco — dal 2020 (Accordi di Abramo)

Sudan — accordo di normalizzazione del 2020, con relazioni diplomatiche formalizzate anche se con qualche ritardo per l'instabilità interna

Per capire cosa possa significare la mossa di Israele è utile guardare la cartina.

Carta definitiva abramo con via Cotone copia

In rosso gli Stati che aderiscono agli accordi di Abramo. In blu gli Stati che hanno riconosciuto Israele senza aderire agli accordi di Abramo. In giallo verde gli Stati che potrebbero aderire agli accordi di Abramo. In nero la via del Cotone.

Come si può vedere, Israele, riconoscendo Somaliland, non solo estende gli Accordi di Abramo, ma si pone in una posizione strategica per il controllo dello stretto di transito dal Golfo di Aden al Mar Rosso, fondamentale per le vie di commercio che passano dal Canale di Suez, ma anche per la navigazione israeliana che da Eilat, porto di Israele sul Mar Rosso, vanno verso il Golfo di Aden e il Mar Arabico.

Inoltre, considerando che l’Etiopia non ha sbocco al Mare e deve accedervi tramite Gibuti, Somaliland rappresenta un’alternativa interessante, grazie anche al suo porto che è in concessione trentennale agli Emirati Arabi Uniti.

Non da sottovalutare che la Somalia, in gran parte destabilizzata dalla presenza del radicalismo islamico e ora in stretti rapporti con la Turchia, viene, in questo modo, esclusa dal controllo dello stretto di Bab el Mandeb.

Non da sottovalutare, infine, che una possibile base aereonavale israeliana potrebbe inibire le azioni degli Huthi, alleati dell’Iran, i quali controllano la parte dello Yemen che si affaccia sul Mar Rosso.

In uno Yemen da anni 'prigioniero' di tensioni interne e regionali, teatro di una grave crisi umanitaria, spaccato da una guerra civile con gli Houthi, sostenuto dall’Iran in funzione anti Israele la mossa di Tel Aviv apre un nuovo scenario delicatissimo.

La situazione yemenita è assai complicata.

Lo Yemen è attualmente frammentato tra Houthi (nord/Sana'a), governo riconosciuto (sud), Consiglio di Transizione del Sud (STC) separatista e gruppi jihadisti (AQAP). Questa divisione riflette una storica frattura tra nord (ex regno) e sud (ex protettorati), aggravata dalla guerra civile in corso dal 2014. 

yEMEN

Qualche giorno fa il capo del Consiglio presidenziale yemenita, Rashad al-Alimi, che controlla la parte non in mano agli Huthi, ed è ritenuto vicino a Riad, ha dichiarato lo stato d'emergenza, per 90 giorni e ha disposto la chiusura di porti e confini per 72 ore.

Inoltre Rashad al-Alimi ha annunciato, come ha riportato l'agenzia yemenita Saba, la fine del patto di difesa con gli Emirati.

Di recente sono andate aumentando sempre più tensioni tra il 'fronte' governativo sostenuto dai sauditi e il Consiglio di transizione del sud, secessionisti che si ritiene siano appoggiati dagli Emirati.

Nei giorni scorsi la Coalizione a guida saudita ha reso noto di aver effettuato un'operazione militare circoscritta nel porto di Mukalla, nel sud dello Yemen, capoluogo del governatorato di Hadramaut dopo un monito al Consiglio di transizione del sud contro azioni militari nell'area che confina con la monarchia del Golfo e che è stata conquistata nei giorni scorsi.

Secondo la Coalizione, sabato e domenica scorsi nel porto di Mukalla sono entrate due imbarcazioni, accusate di trasportare armi e mezzi "per sostenere" il Consiglio di transizione del sud, che punta alla formazione di uno stato separato dal nordovest dello Yemen, in mano agli Houthi dal 2014.

È la seconda operazione di cui si ha notizia in pochi giorni. Secondo fonti saudite, evidenzia il Wall Street Journal, le due imbarcazioni cariche di armi e mezzi erano partite dal porto emiratino di Fujairah, con i sistemi di tracciamento spenti.

Martedi il ministero degli Esteri saudita, denunciando minacce per la sicurezza nazionale del regno e per la sicurezza e la stabilità dello Yemen e della regione, ha "sottolineato l'importanza che gli Emirati Arabi Uniti accolgano la richiesta della Repubblica dello Yemen affinché tutte le loro forze lascino" il territorio yemenita "entro 24 ore e pongano fine a qualsiasi forma di sostegno militare o finanziario a qualsiasi parte in Yemen".

Non è chiaro, evidenzia la Cnn, quali forze emiratine siano presenti in Yemen. Sabato su X il ministro saudita della Difesa, Khalid bin Salman, aveva pubblicato una dichiarazione con la richiesta al Consiglio di transizione del sud di "consegnare in modo pacifico" al governo due governatorati.

Preoccupazione per gli ultimi sviluppi nel sudest dello Yemen era stata espressa nel fine settimana dal segretario di Stato Usa, Marco Rubio, con la sollecitazione a "moderazione" e "diplomazia" per una "soluzione duratura". Rubio ribadiva la gratitudine per la "leadership diplomatica dei nostri partner, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti", e la posizione favorevole rispetto a "tutti gli sforzi per promuovere i nostri interessi di sicurezza condivisi".

A complicare le cose, come si vede, è la tensione tra Arabia Saudita e Emirati, due Stati che sono stati uniti fino a qualche anno fa in nome della coalizione a guida saudita messa insieme per contrastare gli Houthi, sciiti, che nel 2014 hanno preso il controllo della capitale Sana'a.

I sauditi sostengono uno Yemen unito, anche se in realtà, con gli Houthi che mantengono in modo saldo il controllo del nordovest e di Sana'a, Riad si è concentrata principalmente - sintetizza il Wsj - sulla gestione dei conflitti interni tra le fazioni yemenite e sul controllo delle zone di confine da parte di proxy. Ora però, rilevano gli osservatori, il Consiglio di transizione del sud controlla buona parte dello Yemen meridionale.

Mukalla è a quasi 500 chilometri a nordest di Aden, 'capitale' per le forze anti-Houthi in Yemen da quando gli Houthi hanno preso Sana'a più di 11 anni fa. Proprio gli Houthi hanno minacciato di attaccare un'eventuale presenza israeliana in Somaliland, che si trova in una posizione strategica sul Golfo di Aden.

Nei mesi scorsi Israele ha colpito obiettivi in Yemen in risposta ad attacchi degli Houthi che affermavano di agire a sostegno dei palestinesi della Striscia di Gaza martellata dalle operazioni militari israeliane contro Hamas e altri gruppi, scattate dopo l'attacco in Israele del 7 ottobre 2023.

Israele "ha bisogno di alleati nella regione del Mar Rosso per molte ragioni strategiche, tra queste la possibilità di una futura campagna militare contro gli Houthi", ha spiegato il mese scorso l'Institute for National Security Studies, think tank israeliano, come rilancia la Bbc.

Così il "Somaliland è un candidato ideale per una simile cooperazione perché può offrire a Israele un potenziale accesso a un'area operativa vicina alla zona di conflitto".

La presenza israeliana in Somaliland, comunque, apre un problema per gli Stati Uniti, in quanto sarà compito di Washington armonizzare gli interessi, per ora divergenti, di Israel, Arabia saudita e Emirati nell’area, anche se tutti e tre i soggetti in campo hanno un nemico comune, ossia gli Houthi alleati dell’Iran.

Armonizzare gli interessi dei soggetti in campo è fondamentale per far procedere gli Accordi di Abramo, inserendo Libano, Arabia Saudita, Giordania, al fine di garantire la realizzazione della Via del Cotone che dall’India approda al porto di Haifa e successivamente al Pireo e a Trieste.

Anche in queste aree il gioco delle diplomazie e dei rapporti di forza è in pieno dispiegamento.

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