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LA CATTURA DI MADURO DISASTRA LA DITTATURA IRANIANA

LA CATTURA DI MADURO DISASTRA LA DITTATURA IRANIANA

Se non si colloca la destituzione del dittatore venezuelano Maduro in un quadro geopolitico più ampio si rischia di aprire una discussione (legittima) sul diritto internazionale che lascia il tempo che trova, in quanto la dinamica della realtà geopolitica alla quale assistiamo viaggia a spron battuto verso la ridefinizione delle aree di influenza in base ad un disegno che sembra essere stabilito da tempo e al quale Donald Trump ha semplicemente messo l’acceleratore.

Una prima considerazione va fatta in relazione alle modalità con le quali è stato effettuato il prelevamento di Maduro e della moglie.

Le forze statunitensi hanno prima accecato tutti gli apparati militari del Venezuela, successivamente hanno distrutto con precisione millimetrica aeroporti militari, sistemi antiaerei, depositi, e altri apparati militari. Una volta acquisito il pieno dominio dei cieli sono arrivati vari tipi di elicotteri, uno dei quali ha poi lasciato scendere con delle corde gli uomini della Delta Force che hanno ucciso la guardia del corpo di Maduro, composta da cubani, e hanno prelevato il dittatore e la moglie.

Nel cielo di Caracas, mentre volavano gli elicotteri Usa, non si è visto nemmeno lo sparo di un petardo. Silenzio assoluto. Nessuna reazione.

La dinamica della cattura fa chiaramente pensare che sia il frutto di un accordo o con lo stesso Maduro o con una parte dell’establishment venezuelano.

Un esperto militare ha definito l’operazione tecnicamente perfetta.

Del resto la cattura di Maduro era in preparazione da sei mesi con la riproduzione del teatro operativo in Florida.

La cattura di Maduro avrà conseguenze significative in Iran e a Cuba, l’isola caraibica che reggeva solo grazie agli aiuti venezuelani e nella quale, dopo i russi, sono arrivati i cinesi.

Nell’immediato, a fare le spese dell’azione di Trump sul Venezuela è l’Iran.

In un’intervista rilasciata a Pierluigi Mele per Rai News, il professor Alberto Pagani (docente all’Università di Bologna e analista di intelligence) afferma che “gli Stati Uniti non considerano più il Venezuela solo una “dittatura locale”, ma una piattaforma avanzata ostile: una sorta di “portaerei iraniana” nel cuore delle Americhe. In questo quadro, la cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze speciali statunitensi non è un fatto interno venezuelano, ma come un’azione che recide un “cordone ombelicale” strategico tra Caracas e Teheran”.

Il Venezuela, continua il professor Alberto Pagani, si presenta come il principale avamposto iraniano in America Latina: non solo un partner commerciale, ma una piattaforma di proiezione nel “giardino di casa” degli USA, usata per operazioni di intelligence e logistica vicino ai confini statunitensi. Inoltre questo shock si lega anche alla perdita di altri pilastri: dopo la caduta di Assad in Siria (indicata come avvenuta nel 2024), anche la fine del regime venezuelano fa crollare elementi dell’“Asse della Resistenza” globale e chiude una “rotta transatlantica” iraniana, costringendo Teheran a ripiegare entro i propri confini”.

Alberto Pagani aggiunge poi un particolare fondamentale: “Il fulcro è Hezbollah, che è anche un hub logistico e finanziario che in Venezuela non agirebbe solo come gruppo terroristico, ma come rete di servizi al regime. Hezbollah, infatti, avrebbe usato il territorio venezuelano per trafficare cocaina verso Europa e Medio Oriente, trattenendo una quota dei profitti per finanziare operazioni militari, e avrebbe sfruttato reti come il Tren de Aragua per il riciclaggio”.

In un quadro del genere si capisce come la fine di Maduro sia un assist anche a Israele, in quanto Hezbollah, già ridotto ai minimi termini, perde una base logistica fondamentale.

In questo quadro in movimento va anche collocato il riconoscimento da parte di Israele del Somaliland, il cui porto è in uso trentennale agli Emirati Arabi Uniti, partecipi degli Accordi di Abramo.

Con il riconoscimento del Somaliland Israele si colloca in posizione strategica contro gli Houthi, altro proxy dell’Iran che viene, in questo modo, sterilizzato.

Per capire, al di là del petrolio e della droga, l’importanza strategica mondiale della fine di Maduro dobbiamo tornare all’intervista del professor Alberto Pagani, il quale ci ricorda che “per anni, il regime di Maduro avrebbe distribuito passaporti e carte d’identità venezuelane a membri di Hezbollah e della Forza Quds, consentendo loro di viaggiare in America Latina e nel mondo con identità protette. Con lo stop a questa distribuzione, Hezbollah perderebbe una leva cruciale di infiltrazione nell’emisfero occidentale; e i combattenti rilocati in Venezuela negli ultimi mesi (secondo “rapporti di intelligence”) rischierebbero cattura o estradizione, perché i documenti sarebbero stati forniti illegalmente dal regime”.

Inoltre, secondo Alberto Pagani, l’Iran con la cattura di Maduro, perde “l’isola di Margarita come zona franca con basi logistiche, centri di addestramento e imprese di facciata collegate a clan (Rada e Nassereddine) legati a Hezbollah. Inoltre la fine della protezione del Sebin (servizi segreti venezuelani) e l’avvio di una “pulizia” istituzionale da parte di un governo ad interim sostenuto dagli USA, che cercherebbe figure legate a Hezbollah o alla Forza Quds. Si parla anche di cellule nell’area della “triplice frontiera” (Argentina–Brasile–Paraguay), che Hezbollah avrebbe provato a mobilitare, ma che sarebbero state in gran parte neutralizzate dalla pressione di sicurezza locale coordinata con gli Stati Uniti”.

La cattura di Maduro fa crollare anche la cooperazione economica e militare tra Venezuela e Iran e anche una sorta di catena anti occidentale che Alberto Pagani così descrive: “C’ è una catena: società fantasma a Caracas usate dalla Forza Quds per acquistare componenti occidentali sotto embargo; voli diretti gestiti da compagnie sanzionate come Mahan Air e Conviasa, che l’intelligence USA considererebbe canali per armi, contanti e personale; e un ecosistema finanziario in cui sarebbero transitati circa 7,8 miliardi di dollari negli ultimi anni per finanziare proxy iraniani. Con rotte aeree/navali interrotte e depositi in Siria sotto attacco, il “ponte aereo” verso Hezbollah risulterebbe “quasi totalmente bloccato”. Inoltre Hezbollah perderebbe accesso ai proventi del narcotraffico (Cartel de los Soles) e al riciclaggio; e le rotte della cocaina verso Africa ed Europa finirebbero sotto pressione diretta dell’operazione “Southern Spear” della Marina USA”.

In sintesi, la cattura di Maduro è una catastrofe per l’Iran che, non a caso, vede la popolazione in rivolta contro il regime teocratico dittatoriale degli ayatollah.

Che l’operazione Maduro vada vista in un quadro più ampio lo dimostrano anche il balbettamento dell’Unione Europea, che non ha la minima idea di cosa fare, e la debole protesta della Russia, che fino ad ora, nelle varie mosse degli Usa non ha visto toccati i suoi interessi.

In Siria, dove c’era chi gridava alla sconfitta di Putin dopo la fine di Sadat, ora Al Jolani,l rivestito con cravatta, non solo è prossimo a stabilire patti di non aggressione con Israele, ma è andato a Mosca per assicurare Putin che le basi russe in Siria saranno rispettate. Si capisce pertanto il motivo per il quale la Russia, durante la conquista di Damasco di Al Jolani, sotto il comando della Turchia, non abbia battuto ciglio.

E che dire della Libia o del Sahel. La compensazione per Mosca è Kiev che, come appare sempre più chiaro, cederà il Donbass.

Inutile dire dell’inesistente Unione Europea in attesa di esequie.

Dello scontro in atto tra Uk e Usa, con oggetto la Groenlandia (meglio quel che resta della credibilità inglese) sarà utile fare apposita disanima in altro momento.

Interessante, invece, a conclusione di questa riflessione, capire cosa sia il diritto internazionale.

Il diritto internazionale (o diritto internazionale pubblico) è, secondo la vulgata, il complesso di norme e principi giuridici che regolano i rapporti tra gli Stati sovrani e gli altri soggetti della comunità internazionale (come le organizzazioni internazionali, e in alcuni casi gli individui).

Le norme principali nascono dal consenso (trattati) o dalla pratica generale (consuetudine).

La forza vincolante è basata su buona fede, reciprocità, pressione diplomatica, sanzioni, reputazione internazionale.

In buona sostanza il diritto internazionale è una sorta di chimera e una bandiera stracciata ad ogni piè sospinto. Quando il Kossovo volle distinguersi dalla Serbia e la Serbia non volle, con quale diritto internazionale il Governo italiano D’Alema-Mattarella ha bombardato Belgrado? In base a quel diritto internazionale gli Usa hanno invaso l’Afghanistan e l’Iraq? In base a quale diritto internazionale la Cina si è fagocitata il Tibet, distruggendo una cultura e una religione? E quando Cipro, oggi Paese membro dell’Unione Europea è stato invaso dalla Turchia, Paese Nato? Tutti zitti. E quando il Paese sovrano della Libia è stato violentato da Francesi e Inglesi, con la connivenza di Hillary Clinton e la complicità suicida dell’Italia che diritto internazionale si è applicato?

Piantiamola di raccontarci palloncini di sapone alla cipria. Non siamo in una beauty farm.

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