testata3

ARTICOLI DEL DIRETTORE

MADURO E ALÌ KHAMENEI, DUE PICCIONI CON UNA FAVA

MADURO E ALÌ KHAMENEI, DUE PICCIONI CON UNA FAVA

Per capire cosa sia la cattura di Maduro da parte degli Stati Uniti, come al solito, è necessario uscire dalle discussioni, inevitabili, quanto oziose, sul diritto internazionale, sulla sovranità e via discorrendo, per guardare in faccia la realtà, nuda e cruda, così come ci si presenta in questo esordio di un anno che si annuncia come di svolta accelerata.

La fine di Maduro è stata condotta con un’azione rapida, su un obiettivo condiviso all’interno (i vari rami del Deep State Usa) e anche da molti all’esterno, come vedremo fra poco e, soprattutto, mozza le ali ad un’alleanza che è rimasta sotto traccia e che ora emerge in tutta la sua valenza, ossia quella tra Venezuela e Iran.

Del Venezuela si è detto in relazione ai rapporti con la Cina e con la Russia, ma il rapporto tra Venezuela e l'Iran è uno dei legami internazionali più stretti e strategici del regime venezuelano, iniziato sotto Hugo Chávez e rafforzatosi notevolmente con Maduro, specialmente dopo le pesanti sanzioni statunitensi a entrambi i paesi.

L'alleanza si basa su un nemico comune (Stati Uniti e "l'imperialismo occidentale") e su interessi molto concreti: aggirare le sanzioni, commercio petrolifero illegale, cooperazione militare e sostegno politico reciproco.

Smontare il regime di Maduro significa infliggere un colpo durissimo anche agli ayatollah iraniani, che in questi giorni vedono montare una protesta che ne vuole la fine.

Abbattere Maduro è prendere due piccioni con una fava, mettere alle corde due dittature destabilizzanti di quello che si profila come un nuovo assetto del mondo regolato da aree di influenza.

Gli aspetti principali della collaborazione tra Iran e Venezuela sono lo scambio di petrolio pesante venezuelano con petrolio leggero iraniano, con flotte fantasma per esportare senza essere intercettati; il trasferimento di tecnologia e di droni; l’addestramento, la possibile assistenza in sistemi di difesa e intelligence, con la presenza iraniana significativa, inclusi membri della Forza Quds in Venezuela. Va ricordato che la Forza Quds è un'unità d'élite dei Pasdaran iraniani specializzata in operazioni esterne, intelligence e guerra non convenzionale. Sotto il comando di Esmail Qaani, risponde direttamente alla Guida Suprema Alì Khamenei, supportando alleati e proxy come Hezbollah, Hamas e milizie sciite in Medio Oriente.

Non è difficile, a questo punto, vedere come eliminare Maduro significhi anche recidere legami con una rete che riguarda gli assetti del Medio Oriente.

Tra Iran e Venezuela è stato stipulato un accordo di Cooperazione Strategica 20 anni (firmato nel 2022 e rinnovato e ampliato nel 2024-2025).

L'Iran ha considerato il Venezuela un alleato chiave in America Latina e ha mantenuto un sostegno politico, logistico e militare.

Molti analisti vedono la caduta di Maduro come una sconfitta indiretta anche per la rete di alleanze anti-USA di cui l'Iran era parte importante in America Latina (assieme a Russia e Cina).

La presenza russa in Venezuela è storicamente una delle più significative di Mosca in America Latina, basata su un'alleanza strategica che si è rafforzata negli ultimi 20 anni sotto Chávez e Maduro.

La Russia è stata il principale fornitore di armi al Venezuela per miliardi di dollari: caccia Su-30MKV (versione venezuelana del Su-30); sistemi antiaerei S-300V, Buk-M2E, Pantsir, Igla-S; carri armati, elicotteri, fucili AK-103, missili vari.

Russia e Venezuela hanno tenuto sercitazioni congiunte navali e aeree nel Mar dei Caraibi (anche con bombardieri strategici Tu-160). Nel 2025, con l'escalation delle tensioni USA–Venezuela, Mosca ha inviato ulteriori sistemi di difesa aerea (Pantsir e Buk) e ha minacciato pubblicamente di fornire ulteriore aiuto militare se Washington avesse oltrepassato certi limiti.

La Russia ha inoltre attivato per il Venezuela prestiti per miliardi di dollari, spesso ripagati in petrolio e con la partecipazione di Rosneft e altre compagnie russe nei giacimenti petroliferi e minerari (oro soprattutto).

Mosca e Caracas hanno attivato accordi strategici nel quadro OPEC+ per coordinare la produzione di greggio.

La Russia ha dato un supporto costante a Maduro (riconoscimento delle elezioni 2018 e 2024, veto russo in Consiglio di Sicurezza ONU contro risoluzioni anti-Maduro), estradizione dal Venezuela verso la Russia di combattenti ucraini di origine colombiana (2024), trattato di cooperazione strategica ratificato nel 2025

Tuttavia non ci sono mai state basi militari russe permanenti in Venezuela e l’intervento Usa di ieri ha neutralizzato gran parte dell'arsenale russo-venezuelano: basi aeree con Su-30MKV colpite. I sistemi di difesa aerea russi (S-300, Buk, Pantsir) non hanno impedito gli attacchi americani (o non sono stati attivati efficacemente). Un particolare interessante, molto simile all’inazione in Siria.

La Russia ha rilasciato dichiarazioni molto dure, condannando l'operazione come «aggressione armata» e chiedendo garanzie sulla sorte di Maduro e la convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza.

A quanto pare la presenza fisica in Venezuela è stata decimata in poche ore dall'operazione USA, mentre quella politica e diplomatica resta attiva.

Vedremo nei prossimi giorni le vere intenzioni di Mosca, anche se quanto avvenuto in Venezuela potrebbe addirittura essere propedeutico per il Cremlino per dare una spallata alle forze ucraine e chiudere la partita dei territori ucraini sul campo.

Anche le relazioni tra Cina e Venezuela sono molto profonde fin dall'epoca di Hugo Chávez (fine anni '90-inizio 2000), quando si è sviluppato un asse strategico anti-statunitense.

La Cina ha investito complessivamente oltre 60-65 miliardi di dollari in prestiti (principalmente tra 2007 e 2016), quasi sempre sotto forma di oil-for-loans (petrolio in cambio di finanziamenti). Gran parte di questo debito è stato ripagato (o ristrutturato) con forniture di greggio: oggi circa l'80-90% del petrolio venezuelano esportato finisce in raffinerie cinesi (soprattutto le "teapot" private).

Tuttavia, dal 2016-2018 Pechino ha praticamente fermato i nuovi grandi prestiti a causa di corruzione e cattiva gestione dei fondi, incapacità di Caracas di rispettare gli impegni di fornitura, rischio troppo alto sotto le sanzioni USA.

La novità più rilevante è l'ingresso di una compagnia privata cinese (China Concord Resources Corp), che dal 2025 sta sviluppando due giacimenti nel Lago di Maracaibo con un investimento previsto di oltre 1 miliardo di dollari. Obiettivo: passare da ~12.000 a 60.000 barili/giorno entro fine 2026 (contratto di produzione condivisa a 20 anni). Le grandi aziende statali cinesi (come CNPC) sono molto più caute e non hanno lanciato nuovi mega-progetti.

Rimane fortissimo il sostengo politico e diplomatico. La Cina considera il Venezuela un alleato chiave nel "nuovo ordine mondiale multipolare" e non a caso Pechino ha appoggiato Maduro dopo le controverse elezioni 2024.

Sembra lo sceneggiato di un film, ma tra il 2 e il 3 gennaio 2026 si è svolto un incontro molto lungo (oltre 3 ore) tra Nicolás Maduro e l'inviato speciale cinese per l'America Latina Qiu Xiaoqi a Caracas. Entrambe le parti hanno affermato che i due Paesi sono "soci strategici a tutta prova" e "fratelli". Di lì a poco uno dei “fratelli” è stato sequestrato dagli Usa.

Ne consegue che il maggior danneggiato dalla fine di Maduro è il regime iraniano, seguito da quello cinese.

Con la Russia non è improbabile possa esistere una sorta di assist reciproco, con uno scambio Caracas Kiev.

L’operazione Maduro, comunque, anche se può sollevare proteste di vario genere, non può non inquadrarsi in quanto è avvenuto non molti anni fa.

Nel maggio 2018, in un Paese stremato dalla crisi economica e lacerato dai contrasti politici, Maduro viene eletto con il 67,7% dei voti contro il 21,2% del chavista dissidente Henri Falcón. Ad agosto dello stesso anno il presidente è l’obiettivo di un attentato eseguito con droni, durante il suo discorso durante la parata militare per l'81esimo anniversario della creazione della Guardia nazionale. Maduro resta illeso.

Il presidente incolpa dell’attacco l'estrema destra in collaborazione con i governi di Colombia e Stati Uniti, facendo il nome del presidente colombiano Juan Manuel Santos, tra i mandanti dell'attentato, il quale ha subito definito l’accusa infondata.

Maduro giura quindi per un altro mandato alla guida del Venezuela il 9 gennaio 2019, pronto a restare al potere per altri sei anni, fino al 2025, nonostante il gran numero di critiche che hanno bollato il suo nuovo mandato come "illegittimo".

Poche settimane dopo, il 23 gennaio, c'è la svolta. Il leader dell’opposizione Juan Guaidó si autoproclama presidente del Paese.

Oltre agli Stati Uniti, diversi Paesi europei - eccetto l'Italia – hanno riconosciuto Guaidó come nuovo presidente.

Nel 2020 una commissione dell'Onu ha accusato Maduro di crimini contro l'umanità e ha chiesto il processo alla Corte penale internazionale dell'Aja. Nello stesso anno, il dipartimento di Stato Usa ha offerto una taglia da 15 milioni di dollari per la cattura di Maduro. Una cifra alzata a 25 milioni di dollari dall'amministrazione guidata da Joe Biden all'inizio del 2025 e incrementata a 50 milioni sotto la presidenza di Donald Trump.

Il finale è di ieri, con la cattura di Maduro.

Se a prelevare Maduro è stato Trump, non è possibile dire che l’amministrazione Biden non avesse le stesse intenzioni, ma lo stesso si può dire delle varie cancellerie internazionali che hanno legittimato Guaidó, dichiarando che Maduro aveva truccato le elezioni e che era un dittatore.

Nel 2019 ben diciannove Paesi, tra cui Francia, Gran Bretagna, Spagna e Germania, hanno legittimato l’autoproclamato presidente ad interim.

L’allora governo italiano giallo-verde guidato da Giuseppe Conte scelse la neutralità. Governo diviso: M5s per la neutralità, Lega contro Maduro.

Il governo giallo-verde era profondamente diviso sulla questione e l’Italia non ha seguito la politica degli altri Paesi europei, nonostante il presidente della Repubblica Sergio Mattarella avesse chiesto, con "senso di responsabilità e chiarezza", una "linea condivisa con tutti gli alleati e i partner europei". "Non ci può essere incertezza né esitazione nella scelta tra la volontà popolare e la richiesta di autentica democrazia da un lato, e dall'altro la violenza della forza", aveva detto Mattarella.

Il Movimento 5 Stelle era rimasto sulla linea della neutralità, mentre la Lega definì Maduro “uno degli ultimi dittatori di sinistra rimasti”.

In conclusione, la mossa di Trump, che scompagina il quadro internazionale, prende due dittatori (piccioni) con una fava, mette alla porta la Cina e, come è avvenuto in Siria, probabilmente lascia inalterati gli interessi russi.

L’operazione è, in ogni caso, un catalizzatore che accelera il passaggio epocale dal globalismo al multipolarismo.

powered by social2s

RIFERIMENTI

ngn logo2

Testata totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione

Sostienici per dare una libera informazione

Donazione con Bonifico Bancario

TAGS POPOLARI

Info Nessun tag trovato.
Image
Image
Image
Image
Image
Image

Ricerca