
Non v’è dubbio che in questo tempo di declino dell’Occidente e di perdita di lucidità ne vediamo e ne sentiamo di tutti i colori, ma anche la più fervida fantasia non poteva arrivare dove è arrivato il papato dell’argentino Bergoglio grazie all’argentino Víctor Manuel Fernández, cardinale e Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede.
Quando Dio è a tempo, il cronometro sostituisce il crocifisso e, probabilmente, sono state anticipatrici e influencer quelle maestre che nella greppia della grotta invece di mettere Gesù hanno blasfemicamente messo cucù, forse pensando agli orologi con i quali i parroci e i vescovi benedicenti le coppie omosessuali e divorziate dovranno valutare il passare dei secondi, perché, come spiega l’alto prelato custode della fede, quelle alle coppie omosessuali o divorziate sono “benedizioni di pochi secondi senza Rituale e senza Benedizionale. […]. Si tratta di 10 o 15 secondi”.
Inoltre la benedizione “non deve avvenire in un posto importante dell’edificio sacro o di fronte all’altare”.
Le benedizioni non sono “liturgiche o ritualizzate”, ma “spontanee o pastorali”; non sono “una consacrazione della persona o della coppia che le riceve; non sono una giustificazione di tutte le sue azioni”; “non sono una ratifica della vita che conducono coloro che le invocano. Ancora di meno sono un’assoluzione”.
In buona sostanza “non sono”, salvo essere a tempo. Benedizioni cronometrate.
“La Dichiarazione – questo il testo esatto delle precisazioni – contiene la proposta di brevi e semplici benedizioni pastorali (non liturgiche né ritualizzate) di coppie irregolari (non delle unioni), sottolineando che si tratta di benedizioni senza forma liturgica che non approvano né giustificano la situazione in cui si trovano queste persone”.
Altro passaggio: “Per distinguersi chiaramente dalle benedizioni liturgiche o ritualizzate, le “benedizioni pastorali” debbono essere soprattutto molto brevi. Si tratta di benedizioni di pochi secondi, senza Rituale e senza Benedizionale”.
Ed ecco i 10-15 secondi: “Immaginiamo che in mezzo ad un grande pellegrinaggio una coppia di divorziati in una nuova unione dicano al sacerdote: “Per favore ci dia una benedizione, non riusciamo a trovare lavoro, lui è molto malato, non abbiamo una casa, la vita sta diventando molto pesante: che Dio ci aiuti!”. In questo caso, il sacerdote può recitare una semplice orazione come questa: «Signore, guarda a questi tuoi figli, concedi loro salute, lavoro, pace e reciproco aiuto. Liberali da tutto ciò che contraddice il tuo Vangelo e concedi loro di vivere secondo la tua volontà. Amen». E conclude con il segno della croce su ciascuno dei due. Si tratta di 10 o 15 secondi. Ha senso negare questo tipo di benedizioni a queste due persone che la implorano?”.
In 10-15 secondi il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, aggiungendo confusione a confusione, ha demolito quanto restava della fiducia che la Chiesa Cattolica Apostolica Romana quando si pronuncia lo faccia dopo aver pensato e ripensato, valutato e soppesato.
Chiunque abbia letto un qualsiasi scritto di Benedetto XVI impallidisce, sia esso cattolico e non cattolico, di fronte alla banalizzazione del magistero della Chiesa che promana dai Sacri Palazzi dopo la loro declinazione argentina.
Sdegno dei tempi, ovviamente cronometrati, cosicché Chronos sale sugli altari, mentre il benedicente esegue in disparte, quasi di nascosto, per pochi secondi, senza in mano il testo delle benedizioni, ben sapendo che quanto sta facendo non serve a niente.
Chronos ringrazia e anche l’industria dei cronometri.
Damascio (VI d.C.), così descrive Chronos: “La teologia poi tramandata secondo Ieronimo ed Ellanico13 (…) sta in questi termini. Da principio vi era l’acqua (ὕδωρ) e la materia (ὕλη), da cui si consolidò la terra (γῆ). E il terzo principio dopo questi due prese origine da essi, intendo dire dall’acqua e dalla terra, e fu un serpente (δράκοντα, drákonta) con l’aggiunta di una testa di toro e una di leone e in mezzo il volto di un dio; aveva altresì delle ali sulle spalle, e si chiamava Chrónos/Tempo (Χρόνος) senza vecchiaia (ἀγήραος, ageraos), e anche Eracle. E a lui era congiunta Ananke (Ἀνάγκη, Necessità), identica per natura ad Adrastea, incorporea e con le braccia allargate su tutto il mondo (κόσμοι, kósmoi), sino a toccarne i confini (περάτων). E ritengo che la teologia rapsodica, lasciando andare i due primi principi (insieme a quello anteriore ai due, tramandato segretamente), abbia cominciato da questo terzo principio, in quanto esso sarebbe il primo a possedere qualcosa di comunicabile in parole e di adeguato alle tradizioni degli uomini. Costui invero era Chrónos senza vecchiaia – altamente onorato nella teologia rapsodica – padre di (…) Etere umido e di Caos senza limiti e (…) di Erebo nebbioso. (…) Entro essi Chrónos generò un uovo, che viene così rappresentato anche dalla tradizione di cui parliamo, come creazione di Chrónos”. [i]
Chronos ha generato l’uovo e in Vaticano hanno fatto una frittata.
[i] Damascio, Sui principi, 123 e 123 bis (citato da Colli, Sapienza greca, cit., pp. 279-283). Di seguito riportiamo il primo, più lungo e completo, B 72.





