
Tanto tuonò che piovve è un antico proverbio, che penso possa servire a introdurre anche il discorso sulla questione della giustizia oggi in Italia.
Per un individuo e una collettività, la questione della giustizia è fondamentale, in quanto attiene alla natura e all’esercizio dei poteri o rapporti di forza – perché è esclusivamente di questo che si tratta, senza falsi giri di parole! E, nel merito dell’organizzazione statuale, secondo il modello che si fa risalire comunemente a Montesquieu, la natura delle relazioni tra il potere legislativo, esecutivo e giudiziario.
E dunque, nell’attualità, è soprattutto dei rapporti di forza tra i diversi poteri statuali che si dovrebbe discutere e, riguardo al merito della situazione presente in Italia, di quanto è accaduto nel periodo intercorso dalla fine della Prima Repubblica, per mezzo di Tangentopoli, ad oggi. In tutti questi anni, è indubbio che la relazione tra gli organismi di gestione politica e gli organismi di gestione giudiziaria si sia svolta e sviluppata in maniera piuttosto conflittuale; così da risultare in parte rimessa all’esito del prossimo referendum costituzionale sulla legge approvata dall’attuale governo di centrodestra, meglio nota come legge sulla separazione delle carriere dei magistrati.
Dato che è assai difficile sostenere che una questione prettamente tecnica come l’amministrazione della giustizia possa essere adeguatamente risolta dal giudizio popolare, il fatto che la questione e le questioni legislative oggetto del referendum siano stata demandate al popolo denota, quindi, essenzialmente, un’evidente crisi delle relazioni istituzionali tra i diversi poteri statuali e, in definitiva, uno squilibrio o disequilibrio che necessita in qualche modo comporre o ricomporre.
E allora, come accade e dovrebbe accadere in ogni forma di democrazia, il giudizio, ma sarebbe meglio dire l’opinione sulla nuova previsione legislativa è rimessa alla volontà popolare. E pertanto, è senz’altro sbagliato dire che l’azione dell’attuale governo sarebbe anti-democratica. Tutt’altro.
In Italia, molti sono i nodi della relazione politica-magistratura che andrebbero risolti, come, in particolare, quello relativo alla responsabilità dell’azione civile e penale degli stessi organismi di amministrazione e di giustizia in merito ai diritti e doveri di ogni individuo o cittadino, in nome del quale i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario dovrebbero essere regolarmente esercitati.
Dopo Tangentopoli, la storia – come sempre accade – chiede e chiederà ora agli italiani elettori, mediante il referendum, e almeno in parte, il conto di quanto accaduto negli ultimi trent’anni circa. Dato che, come sancisce il primo articolo della nostra Costituzione: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.





