L’Italia esporta laureati e importa analfabeti e criminali
La maggior parte dei Paesi europei è affetta da una insofferenza verso l’immigrazione di massa extraeuropea rappresentata, in prevalenza, da africani e mediorientali.
Sta accadendo in Svezia, in Danimarca, in Olanda, in Irlanda, in Francia e in altri Paesi europei.
I motivi risiedono nella difficoltà di assimilazione della cultura islamica e nella mancanza di titoli di studio e professionalità degli emigrati che, pertanto, percepiscono bassi salari e, quindi, non contribuiscono al mantenimento del welfare di cui, però, usufruiscono in modo massiccio, anche in considerazione dei nuclei familiari numerosi e spesso disoccupati.
I governi europei negli ultimi 20 anni hanno incentivato tale enorme flusso irregolare, motivandolo con la necessità di nuova forza lavoro non disponibile tra gli autoctoni e la necessità di sostenere i costi dello stato assistenziale.
Ma entrambe queste motivazioni sono del tutto infondate, considerato che la percentuale degli autoctoni disoccupati è elevata, in Italia, ad esempio, 5 milioni tra disoccupati ed inattivi che potrebbero essere formati ed assunti con i costi miliardari della cosiddetta “accoglienza”.
In realtà, l’immigrazione non qualificata risulta essere un aggravio per le casse dello Stato, sbugiardando la famosa frase ‘ci pagheranno le pensioni”.
Se è necessaria un’immaginazione, è quella super qualificata e istruita e non di lavapiatti e gestori di banchi ambulanti e minimarket in nero.
I governi hanno preferito indurre centinaia di migliaia di giovani laureati italiani a lasciare l’Italia, mentre importavano immigrati privi di qualunque preparazione culturale e professionale: esportiamo laureati e importiamo analfabeti.
Come si può pensare di aumentare la produttività del lavoro in questo modo?
Non ultima, la pressione della criminalità straniera sulle periferie. Risulta che molti paesi di provenienza si siano sbarazzati dei loro cittadini peggiori, avanzi di galera e insani di mente e per questo rifiutano di riprenderli con rimpatri.
Da ciò è evidente la crescente tensione sulla questione immigratoria che i benpensanti etichettano inappropriatamente e liquidano in modo estremo come razzismo. È un argomento tabù da relegare, secondo loro, agli ambienti della destra.
Ma, in verità, se si consultassero i residenti della periferie degradate e abbandonate dalla politica immigrazionista si scoprirebbe che non è una questione di destra ma è una questione di qualità dell’esistenza di quella parte di cittadini italiani che vivono fuori dalle ZTL.





