Home Opinioni IMMIGRAZIONE, CONTINUA IL BRACCIO DI FERRO TRA GOVERNO E MAGISTRATURA

IMMIGRAZIONE, CONTINUA IL BRACCIO DI FERRO TRA GOVERNO E MAGISTRATURA

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di Augusto Vasselli

Nella serata di ieri  la Sezione Persona, Famiglia, Minorenni e Protezione Internazionale della Corte d’appello di Roma ha reso nota la deliberazione assunta con la quale ha sospeso il giudizio riguardante convalida dei 43 immigrati, provenienti dall’Egitto e dal Bangladesh, presenti nei giorni scorsi nel noto centro albanese ubicato a Gjader, comunicaando, altresì, che rimetterà gli atti alla Corte di Giustizia europea. 

Questa la cronaca. Ma al di là delle motivazioni con le quali la Corte spiega la sua decisione prendendo “atto dei contrasti interpretativi manifestatisi nell’ordinamento italiano che attengono alla disciplina rilevante contenuta nella Direttiva n. 2013/32/UE nonchè alla regolazione dei rapporti fra il diritto dell’Unione Europea e il diritto nazionale in relazione alla gerarchia delle fonti di diritto, con diretta incidenza sulla fattispecie in giudizio, si ritiene necessario, al fine di assicurare l’applicazione uniforme del diritto dell’Unione, formulare un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione europea ai sensi dell’art. 267 TFUE”, una riflessione è d’obbligo.

La criticità e la conflittualità fra Governo e una parte della Magistratura creatasi riguardo l’immigrazione, sta smascherando ulteriormente coloro che vogliono ingressi indiscriminati, ignorando fintamente i problemi immensi e sempre più crescenti che si sono creati, grazie a decenni di “antipolitica” nei confronti del nostro Paese, al di là della limitata adeguatezza di questo Governo, che certo non sta mostrando grandi  capacità.

Purtroppo, oltre che essere il Paese dei guelfi e ghibellini, che strumentalmente si divide per occupare il potere e non certo per ragioni ideali, siamo anche il Paese ove si è  perpetrato e si perpreta un vero e proprio alto tradimento, mediante azioni del tutto contrarie agli interessi del nostro Paese.

Come non ricordare, solo per mero esempio, anche se si tratta di un qualcosa di marginale, la Schlein e la Boldrini, le quali hanno a suo tempo presentato un’interrogazione parlamentare con la quale chiedevano conto al Governo dell’azione volta a fronteggiare le Ong che non rispettano le leggi italiane. Ma forse è meglio evitare, almeno al momento, recriminazioni riguardo il passato, allorché ha prevalso opportunismo e tanta ipocrisia.

Il problema è arrivato ad essere di dimensioni tali da non poter essere gestito con astratte logiche moraleggianti, ormai deve essere affrontato come un qualcosa di eccezionale, visto che si è ben al là di limiti ulteriormente sopportabili, e quindi non gestibile con un preteso buonismo. Ci vuole ben altro per contrastare una criticità di siffatta portata, per di più alimentata da soggetti che vogliono destabilizzare coloro nei confronti dei quali si concentra e si scarica il fenomeno migratorio, favorendo, altresì, gli interessi collaterali della criminalità organizzata, gruppi terroristici e organizzazioni che rispondo a talune élites, che hanno tra i loro obiettivi la destabilizzazione dell’occidente, compresa tutta la filiera delle mangiatoie nostrane.

Purtroppo, i poveri cittadini sono in balia della disinformazione sia interna che esterna. Il che ha convinto molti, all’interno del nostro Paese, che sia assolutamente normale che ci si debba fare carico di arrivi illegali e sistematici, che sono palesemente organizzati da soggetti esterni, i cui obiettivi sono, come accennato, geopolitici, economici e sinanco una sorta di guerra non convenzionale.

Pochi ricordano che l’ONU dovrebbe essere il soggetto deputato a intervenire in questa sorta di conflitto epocale. Come pure non è assolutamente accettabile che massimi rappresentanti di soggetti confessionali, nel nostro caso vestiti di bianco, si pongano a capo di una sorta di terzomondismo di parte.

Ma cercando di inquadrare il problema, anche tenendo conto di basilari concetti umanitari, c’è alla base di tutto una incoerenza e una violazione delle più elementari logiche che riguardano gli assetti degli Stati, che ancora esistono e che avrebbero il dovere di far rispettare le proprie regole.

Forse può apparire non politicamente corretto, nella logica woke che si sta diffondendo, ma chi viola un confine, nonostante commette un reato,  si vede addirittura premiato con un sostegno ed assegnazioni di risorse finanziarie, che non di rado sono superiori a quelle riservate ai cittadini del Paese che subisce questo fenomeno.

Purtroppo, da anni si è tollerato – per ragioni meramente partitocratiche, alle quali si sono accompagnati interessi inconfessabili di molti soggetti – tutto questo, creando una sorta di assuefazione. Assuefazione che rende nei fatti difficile un’azione rapida, efficace, che in tempi ragionevoli porterebbe il fenomeno a una dimensione quasi trascurabile. Basti pensare all’azione svolta dalla Spagna, che ha significativamente compresso il fenomeno.

Tornando alla cronaca di questi giorni, come non condividere la scelta del Governo volta a deliberare con un decreto l’individuazione dei paesi sicuri. Ma questo è un pannicello caldo. In realtà va in primis puntualizzato che nell’ambito europeo gli stati sono sovrani e non sudditi di un consorzio di stati, che esternalizzano talune loro funzioni.

Pertanto non è condivisibile che le regole europee possono sovrastare quelle degli stati sovrani. Cosa che non è poi vera, solo per fare un esempio, basti ricordare che in materia bancaria e finanziaria, la Germania ha fatto valere le sue norme costituzionali, senza che qualcuno abbia avuto qualcosa da ridire.

Appare così ancor più indegno come i soliti noti, fautori di una immigrazione senza regole, cerchino cavilli e busillis per annullare l’azione volta ad attenuare questa enorme problematica. Soliti noti che oltre a contestare le spese, forse inopportune, relative al centro creato in Albania, fingono di ignorare i miliardi e miliardi spesi per l’immigrazione fino ad oggi, oltre ai costi sociali in materia di giustizia, ordine pubblico, sanità e quant’altro, che ne sono derivati.

Per non parlere poi un saltimbanco della politica che contesta i costi riguardanti l’ormai noto centro albanese, dimenticando il disastro epocale dallo stesso causato con il super bonus, il reddito di cittadinanza, banchi a rotelle e monopattini. Una opposizione seria dovrebbe al contrario chiede conto anche riguardo la voragine dell spesa che deriva da tutto questo, soprattutto in un paese come l’Italia, il cui debito pubblico è pari a 3.000 miliardi di euro.

Come al solito, anche per detti accadimenti confermiamo di essere un paese alla rovescia. Tanto per cominciare non si ragiona circa la logica politica alla quale riferirsi, ovvero la scelta che chi governa deve fare per tutelare il proprio paese. Il punto è proprio questo. Un paese può subire l’immigrazione illegale, che peraltro ha raggiunto livelli dimensionali enormi? Può un paese aderente alla Unione Europea subire regole fatte prevalentemente  da altri paesi membri, i quali sono coinvolti marginalmente dal fenomeno? Certamente no, andrebbe peraltro chiesta una modifica immediata delle regole stabilite, anche perché a suo tempo le circostanze  erano diverse, come pure si dovrebbe distinguere tra norme e sentenze europee.

Ora si discetta se le norme  europee possano essere sovraordinate rispetto a quelle nazionali. Ovviamente non dovrebbero esserlo, in quanto l’Unione Europea non è un soggetto statuale, né tanto meno federale o confederale. Sicuramente le modifiche costituzionali, a suo tempo adottate al riguardo, sono state inopportune e peraltro elaborate in modo superficiale ed approssimativo, come i fatti stanno dimostrando.

Poi, ammesso pure, ma non concesso che le norme derivate dal contesto europeo possano essere di rango superiore, cosa significa? Se queste norme sono sbagliate vanno, e da subito, modificate. Chi si appella a queste norme, interpretandole peraltro in modo ideologico, dimostra che vuole che questa situazione non venga modificata, anzi…

Meloni, Nordio e compagni se ci siete battete un colpo.

 

 

 

Autore

  • Augusto Vasselli

    Augusto Vasselli, già funzionario della Banca d’Italia, esperto in supervisione bancaria, ricerca economica e amministrativa. Presidente e amministratore di diverse società e vari consessi associativi, fra i quali il soggetto editore del quotidiano “Nuovo Giornale Nazionale”.

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