Home Opinioni Il tramonto del politicamente corretto ha disvelato la realtà

Il tramonto del politicamente corretto ha disvelato la realtà

0
Il tramonto del politicamente corretto

L’Europa rappresenta il caso più emblematico di questo declino

Negli ultimi anni l’Occidente ha assistito al tramonto di un paradigma culturale che per oltre un decennio aveva dominato il discorso pubblico: quello del “politicamente corretto” e della “cancel culture” elevati a criterio morale assoluto.

L’avvento del trumpismo, inteso come fenomeno culturale, ha infranto gli argini del moderatismo tecnocratico che si erano consolidati soprattutto in Europa e nei grandi circuiti mediatici occidentali.

Per molti cittadini, quel sistema culturale aveva assunto i tratti di una vera e propria camicia di forza. Un insieme di codici linguistici, morali e ideologici imposti dall’alto da élites burocratiche e mediatiche che si autodefiniscono “progressiste” sempre più distanti dalla realtà concreta delle società occidentali.

L’irruzione di Trump, con il suo linguaggio diretto, aggressivo, a volte caotico, e volutamente anti-diplomatico, ha spezzato questo equilibrio artificiale.

Ha riportato nel dibattito pubblico temi che, per anni, erano stati circondati da tabù morali: immigrazione, identità dei territori, costi della pianificazione globalista, distruzione dei valori della famiglia tradizionale, fanatismo ambientalista, teoria del genere, rapporto tra libertà individuale e regolazione statale e sovranazionale

Non si è trattato soltanto di una svolta stilistica, è un ritorno parziale alla politica come scontro di interessi e valori, invece che come gestione tecnocratica del consenso. È cambiata la percezione stessa del potere culturale.

Milioni di persone che per anni avevano subito una pressione psicologica e simbolica da parte dei media mainstream hanno improvvisamente scoperto di non essere isolate e di potersi liberare.

Hanno visto emergere le contraddizioni di un modello che aveva promesso benessere e crescita, ma che invece ha prodotto stagnazione economica, crisi demografica e diffidenza nelle istituzioni europee.

Immigrazione: molti Paesi europei (e alcune aree USA) hanno sperimentato tensioni concrete: costi fiscali elevati per welfare generoso verso flussi non qualificati, problemi di disordini sociali documentati da statistiche di criminalità in Svezia, Francia, Germania.

Il tabù precedente impediva di discutere selezione, numeri e assimilazione. Ora il dibattito è più aperto. Questo non nega benefici economici di migrazione selezionata, ma riconosce trade-off reali.

Clima e regolamentazione: le politiche “net zero” aggressive hanno costi energetici elevati; l’eccesso di regolamentazione ambientale e burocratica rallenta innovazione (permitting hell per infrastrutture e nucleare).

Studi di think tank come OECD, World Bank e alcuni rapporti dell’AIE mostrano che la crescita della produttività è stata modesta, nonostante trilioni spesi in transizione. Mentre USA e Cina l’Europa soffre di “regulatory burden”-

Teoria di genere e famiglia: gli studi di desistenza naturale nei bambini con dysphoria di genere (pre-puberty), i dati sui detransitioner, i problemi negli sport femminili con chi si percepisce donna. Molti psicologi e pediatri avevano espresso dubbi in privato per anni. La famiglia tradizionale (stabilità biparentale) ha correlazioni robuste con minori rischi di povertà, criminalità, problemi mentali.

Burocrazia e declino: l’iper-regolamentazione ha costi misurabil; l’indice di libertà economica Heritage/Fraser Institute mostra l’Europa indietro rispetto a USA e Singapore. Il PIL pro capite USA supera l’UE da decenni.

L’Europa rappresenta, forse, il caso più emblematico di questo declino. Intrappolata in una rete crescente di burocrazia, iper-regolamentazione e rigidità ideologica, ha progressivamente perso dinamismo economico, competitività industriale e centralità tecnologica rispetto a Stati Uniti e Cina. La cultura del rischio e dell’innovazione è stata sostituita dalla cultura della procedura e del controllo.

Anche sul piano antropologico la crisi è evidente. La demolizione sistematica dei simboli tradizionali, famiglia, identità dei popoli, appartenenza culturale, ha indebolito quei legami sociali che per secoli avevano garantito coesione e continuità alle società occidentali. La denatalità, la crisi educativa non sono fenomeni separati, ma sintomi di una più ampia crisi di civiltà.

Il merito storico del trumpismo è stato quello di rompere un monopolio culturale e di riaprire spazi di discussione che sembravano definitivamente chiusi, la prospettiva di ricostruire un equilibrio tra libertà, crescita economica e identità culturale.

Dopo anni di conformismo morale, il ritorno del conflitto delle idee è, paradossalmente, il primo segnale di una possibile rinascita.

Autore

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui