
di Vito Sibilio
Sanità, economia e ambiente dalla guerra fredda ai nostri giorni.
Vi è un nesso forte e articolato tra i temi di questo libro – che i lettori possono gratuitamente scaricare dal social network dei ricercatori, Academia.edu – ossia la sanità, l’economia e l’ambiente, un nesso talmente esplicito che non ha bisogno nemmeno di essere commentato. Ma la connessione, che ai più sfugge, è costituita anche e soprattutto in modo diacronico, attraverso lo sviluppo delle politiche dei tre ambiti, portate avanti da diversi attori, pubblici e privati, palesi e occulti, secondo linee guida che alla fine hanno fatto sì che agli occhi dello storico le loro azioni siano risultate tutt’altro che giustapposte, mentre anzi la mutua influenza, anche al di là delle aspettative e delle intenzioni degli agenti, è stata determinante per lo sviluppo storico. Uno sviluppo che l’Autore segue, con l’acribia che lo contraddistingue e con l’amore per le vaste sintesi che lo caratterizza – amore che si può permettere di vivere appassionatamente per il suo talento scrittorio e la sua indole di segugio – nell’arco di tempo che va dalla Guerra Fredda ai nostri giorni, un periodo chiave non solo per la banale constatazione che sulla sua contemporaneità, ma anche e soprattutto per l’inserimento pieno e irreversibile dell’Italia nel Sistema Mondo.
Il libro che avete tra le mani non è tuttavia un semplice saggio storiografico, non è un mero trattato di politica applicata, ma è una intelligente critica dell’esistente, in cui anche con vigore, ma sempre con misura, l’Autore comunica senza mezzi termini le sue valutazioni sulla cronaca e sul contesto culturale e storico in cui si colloca. Il lettore potrà dunque scegliere se aderire alla visione di D’Agostino o se farsene una propria, ma non potrà esimersi dal confrontarsi con le tematiche trattate. Il che è proprio quello che ogni libro degno di questo nome dovrebbe tentare di fare.
Andando a ritroso, il libro inizia con una disamina del nesso tra economia e sanità negli anni duri della pandemia e si focalizza su un’analisi critica delle politiche di Giuseppe Conte. Oltre il comune sentire, tale analisi non solo verte sulle condizioni sanitarie reali del Paese e sulle politiche di contenimento, vere o presunte, della pandemia, ma si allarga alle questioni legate al sostegno all’economia in quegli anni difficili, specie sul ruolo della CDP, mentre non lesina critiche ai presupposti giuridici dei famosi DPCM con cui la Penisola fu retta, quasi autocraticamente, nel corso dei frangenti in questione. Ciò permette di interrogarsi sul rapporto che, culturalmente, ha legato il marxismo e l’assistenzialismo nella storia recente della politica italica. Un rapporto segnato sin dalle origini non tanto e non solo dalla riflessione politologica ma dalla necessità di un compromesso politico tra forze partitiche convinte dell’ineluttabilità di governare insieme, un compromesso che diresse anche le relazioni economiche coi Paesi del socialismo reale, che erano ad un tempo lontani e vicini da quella italica frontiera tra Oriente e Occidente che non lambiva i confini ma spaccava il Paese, la nazione e lo Stato. Gli angoli visuali da cui queste relazioni sono ricostruite sono tanti e svariati, andando da quelli dei partiti chiave del sistema ai paesi partner allineati o non allineati e giungendo sino alle BR o agli intellettuali progressisti americani e persino a gruppi di nicchia, poi chiamati a un grande futuro, come i circoli filocinesi degli anni di piombo o le frazioni ultraortodosse del PCI, il tutto ampiamente documentato a partire da archivi più che terzi e assai poco frequentati, come quello della Praga comunista. Ne viene fuori una riflessione a tutto tondo su come fu visto, in Italia e fuori, dal sistema e oltre esso, il gran compromesso consociativo.
Un compromesso talmente compromissorio, da risultare spesso compromettente. Come si evince dalla parte più avvincente, a mio avviso – ma sono parte in causa, perché molte cose che in essa si sostengono trovano in me un alfiere da anni – di questo volume. In essa sono ricostruite, paradigmaticamente, proprio le relazioni pericolose tra vasi apparentemente incomunicanti della politica e dell’economia, esemplificate dalla controversa ed inesplicabile figura di Licio Gelli, il cui ruolo, quasi sempre passato in sordina, di agente doppio del KGB e le cui relazioni, in patria del tutto o quasi ignote, col mondo comunista e con paesi come la Romania, sono ampiamente disegnati nel quadro di complesse transazioni, nelle quali ricorrono anche i più gettonati nomi di Calvi, di Sindona e del Vaticano, da sempre associati, loro malgrado, al Venerabile Maestro della P2. L’economia e la politica che ne vengono fuori sono molto diverse da come uno se le aspetta, non tanto moralisticamente, ma storicamente. Eppure così sono più capaci di rendere giustizia di tante vicende diversamente incomprensibili, dalla sorte delle liste della P2 ai disinvestimenti della Santa Sede in Italia fino al commercio internazionale di armi, da tutti riprovato ma parte integrante del sistema. Un sistema in cui, come si vede, ora siamo entrati a tal punto dentro da tracciarne i confini strategici.
Ed è proprio dagli occulta cordis del mondo militare che prende le mosse la trattazione sull’ambiente e specificamente sul clima, ossia dagli esperimenti, ad oggi ufficialmente infruttuosi, per modificarlo. Tali esperimenti hanno una storia che coinvolge l’Italia sin dalla metà degli anni settanta e implicano riflessioni controcorrente sulla vera causa e sui reali effetti dei cambiamenti climatici per immissione di C02 nell’atmosfera sulla vita dell’uomo. Da ciò l’Autore sviluppa una serrata critica alle granitiche certezze del mainstream sul climate change e argomenta per insufflare il dubbio che l’argomento, lungi dall’essere trattato secondo i principi di una autentica epistemologia moderna, serva essenzialmente per favorire un certo tipo di industria e per lucrare sugli stati di emergenza. Tema, quest’ultimo, nel quale torna significativamente quella CdP che era comparsa nella narrazione delle vicende del covid. A coronamento del tutto, un inquietante excursus sull’italica corruzione che aleggia sulla gestione della sanità pubblica, quasi a chiudere il testo in una sorta di ring composition.
La lettura lascia, a chi l’ha fatta attentamente, alcune domande. E’ bene identificare la tutela della salute del cittadino con le politiche del welfare? Non rischiamo il cortocircuito leggendole alla luce del neoliberismo? Non sono portatrici di una contraddizione intrinseca le politiche sociali partorite sulla base di un compromesso programmatico e non di una visione sociale? L’economia può e deve essere solo il regno degli affari e deve avere il primato sulla politica o viceversa? La tematica ambientale dev’essere il monopolio di una casta di tecnocrati? Le risposte che ognuno può darsi sicuramente potranno essere più esaurienti anche grazie alla fatica di Massimo D’Agostino.





