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IL RITORNO DEL GAS RUSSO

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di Sergio Restelli

L’Unione Europea si trova oggi in una situazione complessa e paradossale riguardo alla sua politica energetica, che sta rivelando delle contraddizioni profonde rispetto agli obiettivi strategici dichiarati nel corso degli ultimi anni. Nonostante gli sforzi profusi per ridurre la dipendenza energetica dalla Russia, il recente rapporto di Die Welt evidenzia come la Russia sia tornata a essere il secondo maggiore fornitore di gas naturale per l’UE, superando gli Stati Uniti e posizionandosi immediatamente dopo la Norvegia.

Il Contesto Storico e Politico

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, Bruxelles ha intrapreso una serie di iniziative volte a diversificare le fonti di approvvigionamento energetico per ridurre la dipendenza dal gas russo.

Questa mossa era parte di una strategia più ampia di sanzioni economiche e isolamento politico contro Mosca, nel tentativo di penalizzare il Cremlino per l’aggressione militare in Ucraina.

L’UE ha così accelerato gli investimenti nelle energie rinnovabili, cercato nuovi fornitori di gas, e aumentato le importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) dagli Stati Uniti, che è diventato un pilastro della strategia energetica europea.

Tuttavia, l’approvvigionamento di GNL statunitense si è rivelato una soluzione costosa.

Le infrastrutture per ricevere e distribuire il GNL non erano sufficienti per compensare rapidamente la perdita delle forniture russe. Inoltre,il GNL, per la sua natura, richiede un trasporto via mare che è logisticamente più complesso e costoso rispetto ai gasdotti tradizionali.

Questo ha portato a un aumento significativo dei costi energetici in Europa, aggravando le crisi economiche già esistenti e contribuendo all’inflazione.

Il Ritorno del Gas Russo

Nonostante questi sforzi, i dati recenti mostrano che il gas russo ha ripreso a fluire in modo significativo verso l’Europa.

Nel secondo trimestre del 2024, le importazioni di gas russo hanno rappresentato circa il 17% del totale delle importazioni di gas dell’UE, superando di poco quelle provenienti dagli Stati Uniti.

La Russia ha fornito circa 12,73 miliardi di metri cubi di gas, una quantità che comprende sia il GNL che il gas trasportato tramite gasdotti.

Questo risultato segnala una sorta di fallimento della politica di diversificazione energetica dell’UE e riporta in auge la questione della dipendenza da Mosca.

Le Rotte di Trasporto e i Rischi Geopolitici

Il gas russo raggiunge l’Europa attraverso diverse rotte, alcune delle quali passano attraverso territori geopoliticamente instabili.

Una delle principali rotte di transito è quella attraverso l’Ucraina, che è stata una fonte di tensioni costanti tra Kiev e Mosca. Il contratto attuale per il transito del gas attraverso l’Ucraina scadrà alla fine del 2024, e Kiev ha già minacciato di sospendere le operazioni di transito se non verranno rinegoziate condizioni più favorevoli.

Tuttavia,l’Ucraina ha anche suggerito che paesi terzi,come l’Azerbaigian, potrebbero sfruttare le infrastrutture di transito esistenti, costruite in epoca sovietica, per trasportare il loro gas verso l’Europa.

Un altro importante canale di approvvigionamento è il gasdotto sottomarino TurkStream,che trasporta il gas russo direttamente in Turchia e da lì verso i Balcani e l’Europa meridionale.

Questa infrastruttura ha rafforzato la posizione della Russia come fornitore chiave per l’Europa sudorientale, riducendo la dipendenza dalle rotte terrestri che attraversano l’Ucraina.

Le Reazioni di Mosca e le Implicazioni per l’UE

Da parte russa, la ripresa delle esportazioni di gas verso l’Europa viene vista come una vittoria simbolica e pratica.

Dmitry Birichevsky, capo del dipartimento per la cooperazione economica presso il Ministero degli Esteri russo, ha sottolineato come questa dinamica dimostri il fallimento della politica sanzionatoria dell’UE.

Mosca considera l’Unione Europea un cliente inaffidabile, accusandola di subordinare le proprie necessità energetiche agli obiettivi politici degli Stati Uniti.

La stessa Russia, nonostante il calo delle esportazioni complessive rispetto ai livelli pre-2022, ha visto alcuni paesi, come la Grecia, aumentare significativamente i propri acquisti di gas russo, il che testimonia la difficoltà dell’Europa a trovare alternative competitive in un mercato energetico globalmente complesso e instabile.

Il Dilemma Energetico dell’UE

L’attuale situazione mette in evidenza il dilemma energetico dell’Unione Europea. Da un lato, l’UE ha una necessità imperativa di garantire la sicurezza energetica dei propri stati membri, assicurando forniture stabili e convenienti. Dall’altro, l’imperativo politico di ridurre la dipendenza dalla Russia, soprattutto alla luce della guerra in Ucraina, continua a essere una priorità strategica, mentre la realtà del mercato energetico e le difficoltà pratiche di sostituire completamente il gas russo stanno rendendo questa transizione molto più complessa e costosa del previsto.

In conclusione, la vicenda sottolinea la resilienza della Russia come fornitore energetico e la difficoltà dell’Europa di emanciparsi dalla sua influenza.

La strada per una vera indipendenza energetica, sebbene tracciata, si presenta lunga e tortuosa, e le dinamiche geopolitiche, insieme ai fattori economici, continueranno a giocare un ruolo decisivo nel plasmare il futuro della politica energetica europea.

Autore

  • Redazione

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