
di Paolo Falconio*
Non voglio entrare nel merito dell’ultima sentenza della Corte Internazionale Penale, perchè non ho letto le motivazioni e quindi mi astengo. Ma quello che era uno strumento di civiltà e di dissuasione, oggi appare un club non privo di ombre (uno sguardo al Presidente della Corte dell’Aja vi farà capire il riferimento alle ombre), ma non voglio entrare nel merito di considerazioni o giudizi personali che aprirebbero un vaso di Pandora. Polemiche a parte è’ evidente un diaframma tra la realtà dei rapporti internazionali e il mondo di questi Signori. Concedendogli il beneficio della buona fede, dovremmo concludere che vivono in un mondo a parte, pervasi dalla mistica di una giustizia opportunistica. Parlo di opportunismo perché in primis appare giustificato il sospetto di adottare due pesi e due misure (L’ invasione dell’ Iraq basata su prove false precostituite? E ancora il missile ucraino caduto nella spiaggia di Crimea piena di civili e rivendicati come bersagli legittimi dalle stesse forze armate ucraine?). È evidente alla talpa alla lince che la corte abbia criteri differenti per medesime fattispecie. Con buona pace di Borrell (A proposito, ma dove era finito in questi giorni l’Alto Rappresentante per la Politica Estera Europea?). Badate il sottoscritto ritiene Putin un problema per l’Europa e un problema che va molto al di là della guerra in Ucraina.
Il sistema dei due pesi, tuttavia si potrebbe anche emendare, ma il punto vero è un altro. La giustizia internazionale non può intervenire mentre gli eventi sono in corso, perché in diplomazia (senza parlare dei servizi) si parla con tutti, terroristi compresi – figuriamoci con i capi di governo, a maggior ragione se sono potenze atomiche, guai se non lo si facesse. Il primo risultato di questa sentenza è stato l’annullamento dell’incontro del Ministro degli Esteri olandese con Netanyahu che tra l’altro aveva il fine di allargare le maglie per gli aiuti umanitari ai profughi palestinesi. Non so vi rendete conto della gravità delle conseguenze di questa sentenza per gli sforzi finalizzati a chiudere il prima possibile questo conflitto.
Possibile che un fatto così banale e macroscopico sfugga alla Corte? Ossia che si debba parlare con tutti e soprattutto in guerra. Che questi atti incidono sulle capacità diplomatiche? Tutto questo è roba da sussidiario dei rapporti internazionali e un Organismo come la Corte, lo dovrebbe sapere. Con questo non voglio dire che la giustizia non debba avere un ruolo in toto, ma ci sono tempistiche che vanno rispettate. Diverso sarebbe stato se fosse intervenuta a mandato scaduto di Netanyahu.
Inoltre una giustizia che voglia essere rispettata non può emettere sentenze che la rendano ridicola (ma davvero pensate che non dovremmo sederci con Putin? Moralmente posso anche essere d’accordo, ma vi rendete conto che ci ridono appresso tutti, in primis gli americani) e la bilancia deve rimanere in equilibrio, altrimenti perde di credibilità e il sospetto che faccia politica diviene legittimo.
Corte Penale Internazionale a parte, c’è un enorme problema con gli attuali Organismi Internazionali, ONU in primis, sulle cui scelte, a mio parere nefande, non mi soffermerò se non per citarne una a titolo esemplificativo. Secondo il vostro avviso, al di là di una strategia incomprensibile, si può mettere l’Iran a capo (ha assunto nel 2023 la Presidenza) del Forum sui diritti umani delle Nazioni Unite? Un regime che ha dato ordine di cavare un occhio alle donne durante le ultime proteste? Che poi è lo stesso Iran che plaude questa sentenza. Urge una riforma di questi Organismi, perché ne abbiamo un disperato bisogno.
*Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)





