
di Alberto Frau
“In Italia il potere, scrisse una volta il grande Luigi Barzini, riconosce soltanto ed esclusivamente il potere dei poteri rivali. E quanti poteri c’erano nella Milano da bere!
In un vicolo a due passi dal teatro della Scala c’era Cuccia, il Grande Burattinaio del capitalismo italiano. Dietro l’angolo, in Piazza Cordusio, nel suo elegante, sterminato ufficio dalle pregiate pareti in rovere, c’era Lucio Rondelli che comandava all’UniCredit con pieni poteri e poca fantasia. Nella sede della Comit in Piazza della Scala, nell’ufficio che dava sull’angolo con via Manzoni, c’era il banchiere dei banchieri trapiantato da Monte Carlo a Milano, Enrico Bragiotti.
Non dimenticherò mai una mattina del 1986: ero seduto con Bragiotti durante un’intervista quando squillò il suo telefono. Lui rispose con tono di voce energico: ‘Salve Raul’, e iniziò a parlare, di fronte a me, con Raul Gardini. Dopo non più di 6 minuti l’ho sentito dire: ‘d’accordo Raul, 600 miliardi si può fare ma ovviamente devo portarlo in comitato di credito … sì sì ma si farà, certo, conti su di me’. […]
E non posso nemmeno dimenticare gli incontri con l’insider-outsider del capitalismo italiano, Carlo De Benedetti, che nel 1984 mi presentò nel suo ufficio di via Ciovassino il suo nuovo giovane assistente, un certo Corrado Passera, un ex consulente della McKinsey dicendomi: “è un bravo ragazzo, farà strada”.
Ricordo le mie conversazioni con il gentilissimo Leopoldo Pirelli, forse il più elegante e colto della Vecchia Guardia del capitalismo italiano, parlando di massimi sistemi, mentre fumava sigarette senza filtro una dopo l’altra.
Ricordo la mia prima visita ad Arcore, nel luglio del 1985. Silvio Berlusconi mi accolse nella sua residenza con grande cortesia, mi mostrò la palestra, la piscina, la cappella, la galleria d’arte, i salotti. Poi mi portò a fare un giro nel parco, a vedere i cavalli, l’helipad, il giardino, e alla fine di un lungo pomeriggio bevemmo un bicchiere di spumante. Credevo di trovarmi al cospetto di un semplice arrampicatore che stava cercando di entrare da protagonista nel capitalismo italiano, mentre il vecchio capo era naturalmente a Torino”.
(cfr. ALAN FRIEDMAN, Ammazziamo il gattopardo, RCS libri, 2014)





