Continua la difficile trattativa sul nuovo Patto di Stabilità. Con il passar dei giorni l’ottimismo manifestato dal commissario europeo Gentiloni, si attenua sempre di più. Dopo un estenuante e continuo braccio di ferro, la presidenza spagnola dell’Unione europea ha preparato una bozza di regolamento in vista di una riforma del Patto di Stabilità.
Il testo presentata dalla presidenza spagnola è stato accolto con favore dall’Italia, ma è tenacemente contrastato dal cancelliere della Germania, Olaf Scholz. La proposta spagnola trova la condivisione italiana perchè il testo va incontro in maniera generosa alle richieste avanzate dal ministro Giorgetti, che consistevano in una “Golden Rule”, cioè la regola di bilancio secondo la quale gli investimenti pubblici possono essere scorporati dal computo del deficit ai fini del rispetto del Patto di Stabilità, fino all’anno 2026 con allineamento alle tempistiche del Recovery.
La proposta della presidenza spagnola prevede lo scomputo per gli investimenti verdi, per quelli digitali del Pnrr e anche per le spese militari in relazione alla guerra di Ucraina, senza alcun riferimento di data e una clausola di salvaguardia molto tenue per il rientro del debito. La proposta spagnola è decisamente contrasta dalla Germania e dal suo cancelliere Olaf Scholz, il quale propone una forte riduzione del deficit annuo , si parla di passare dal 3% al 2% e un più consistente impegno per il rientro del debito pubblico.
La Meloni è volata a Berlino, sperando di ammorbidire la posizione tedesca. La verità è che fino a quando avremo un gigantesco debito pubblico, l’Italia sarà sempre il Paese che incontrerà enormi difficoltà nel negoziare i diversi parametri di bilancio e le regole europee in generale. La nostra credibilità potrà essere resa affidabile e valida quando ci decideremo a dare corso alla regola che Craxi avanzò nel lontano settembre 1983, che sintetizzò come segue: “La progressione del disavanzo pubblico è impressionante. Arrestare un torrente in piena non è cosa facile. Vanno costruiti nuovi argini per avviare un contenimento ed un risanamento graduale”.
Fino a quando non metteremo in atto una strategia di graduale rientro del nostro colossale debito pubblico, saremo sempre il Paese sottoposto ad una “permanente osservazione” dai partners europei. Tra l’altro, l’elevato debito comporta una spesa annua per interessi pari a oltre 70 miliardi di euro, che costituiscono risorse sottratte agli investimenti.
Nella trattativa per il nuovo Patto di Stabilità, il governo Meloni ha subordinata la ratifica del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), sul quale persiste la contrarietà della Lega, alla intesa sul nuovo Patto di Stabilità. La Meloni punta a conseguire con successo l’accordo sul Patto di Stabilità, nella speranza di convincere la Lega a ratificare il Mes, dal momento che siamo rimasti l’unico Paese che non lo ha ancora ratificato.
Si tratta di una trattativa delicata, per evitare l’avverarsi della profezia di Craxi, quando a proposito del giudizio espresso sull’ingresso in Europa, disse testualmente quando segue: “Senza una nuova trattativa e nuove condizioni sarà un inferno e non il paradiso terrestre”.
L’altro aspetto debole e vulnerabile dell’Italia è rappresentato dal fatto che oltre 1/3 del nostro debito è detenuto da istituzioni finanziarie estere, che in qualsiasi momento possono fare il bello e il cattivo tempo. La sostenibilità del nostro enorme debito è connesso ad una forte e sostenuta crescita economica. In presenza di una crescita stentata la situazione è destinata ad un peggioramento.
Dobbiamo deciderci, una volta per sempre, a realizzare quel graduale rientro del debito se vogliamo vivere con una maggiore serenità sotto ogni aspetto.
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