Da qualche anno i vertici internazionali, chiamati a discutere dei problemi del Pianeta per indicare adeguate soluzioni, hanno sempre più difficoltà a farlo, manifestando tutto il senso di vuoto e di inutilità.
In questi giorni a Davos si sta svolgendo l’annuale meeting che riunisce Capi di Stato e di governo, rappresentanti di grandi imprese e della società civile per analizzare la realtà e per discutere le priorità per il futuro.
Dalle prime ore già si comprende, anche alla luce degli ultimi eventi americani, quanto sia difficile affrontare alcuni temi che riguardano il commercio globale, le gravi disuguaglianze tra popolazioni diverse, la crisi climatica e le nuove sfide tecnologiche legate alla Intelligenza artificiale, nonostante le aspettative siano aumentate.
In questo vertice, che a differenza dei precedenti sembra essere snobbato, tutto si svolge allo stesso modo e con gli stessi comportamenti.
Come si possono pretendere regole ed iniziative più concrete per una migliore distribuzione della ricchezza e per affrontare il problema della povertà che colpisce metà della popolazione mondiale dai più grossi rappresentanti della finanza e da leader di Paesi a loro acquiescenti?
Come si può chiedere di fermare l’inquinamento a chi preferisce arrivare a Davos a bordo di Jet privati piuttosto che in treno?
Anche parlare semplicemente di grande paradosso vuol dire infierire contro la terminologia.
Lo stesso paradosso che da qualche anno si consuma con le COP sul clima, chiamate ad affrontare il problema delle emissioni dei gas serra, presiedute da potentati del mondo petrolifero dai quali si pretenderebbe di non estrarre più petrolio.
Il mondo si sta ormai avvitando in una grandissima bugia, fatta di vertici e di organismi internazionali che fanno il contrario di quello per cui sono stati costituiti.
Forse è stato un bene che a vincere le elezioni negli Stati Uniti sia stato Donald Trump.
Con il suo discorso di insediamento ha fatto tremare i polsi a quei Capi di Stato e di Governo che da tempo hanno gli occhi bendati.
Lo si è visto immediatamente dalle reazioni soprattutto dell’Europa e si evince anche dalle prime dichiarazioni della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che sembra essere stata svegliata da un terremoto e si sia accorta che il mondo sta cambiando e che l’Europa dovrebbe darsi una mossa.
Noi, purtroppo inascoltati, lo diciamo da tempo !
Speriamo soltanto che il brutto risveglio non ci conduca su strade che potrebbero dimostrarsi anche peggiori e che ci porterebbero ad abbracciare ideologie e mondi totalmente diversi dalla nostra visione.
I conflitti sul libero scambio potrebbero mettere a rischio l’economia globale e le politiche protezionistiche trumpiane potrebbero danneggiare il vecchio continente, ma ricordiamoci che se l’Europa è carente di materie prime rimane pur sempre leader in molte tecnologie emergenti ed è il primo mercato economico al mondo e tutti, dico proprio tutti, Usa e Cina compresi, hanno bisogno dell’Europa.
Ma l’Europa ha bisogno di diventare veramente adulta e cominciare a fissare quelle regole che finora non è riuscita a fare.
Anzitutto a difendere, se necessario, la propria sovranità territoriale ed economica ed imparare ad esempio ad utilizzare le provocazioni sulla Nato per realizzare finalmente una propria difesa.
Non è molto ma sarebbe sicuramente un grande passo avanti.
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