
Il mondo che Donald creò (ultima parte)
di Marco Sarli
Nelle prime due parti di questo articolo ho spesso parlato di menti raffinatissime che stanno al di sopra di Donald Jr. Trump e di gran parte del suo entourage, e sono certo che i pochi che hanno letto il Project 2025 della Heritage Foundation e i due documenti strategici partoriti da ambienti vicini al Dicastero della guerra e al Pentagono si saranno chiesti come la rozzezza delle enunciazioni di questi tre documenti sia conciliabile con l’esistenza, appunto, delle sopra citate menti raffinatissime.
Ebbene, invito il lettore a fare con me un viaggio a ritroso di oltre due secoli, quando iniziò il viaggio verso l’America dei primi migranti Azkenaziti (letteralmente ebrei tedeschi, ma, in realtà, provenienti anche da altri Paesi dell’Europa centrale e, più tardi dai vari regni e granducati che componevano allora il nostro Paese).
Sono debitore nei confronti di Silvano Danesi, direttore di questo giornale, che ha trattato questo argomento in due lunghi articoli apparsi l’anno scorso sul Nuovo Giornale Nazionale, articoli nei quali cita anche l’episodio della presenza (intorno o al di sopra di Benjamin – omen nomen – Franklin) di esponenti di queste famiglie nella fase preparatoria di quel testo così importante per i futuri States che è la Costituzione americana.
La successiva ondata migratoria di facoltosissime famiglie askenazite avverà nel XIX secolo e vedrà quel vero e proprio fiorire di istituzioni finanziarie di proprietà di esponenti di queste famiglie (Lehman Brothers, Goldman e il genero Sachs, Solomon Brothers, Khun & Associets, solo per citare le principali) che ho descritto ne “Il gran Nocchiero”, il mio libro su Mario Draghi in corso di pubblicazione.
L’influenza di queste facoltosissime famiglie sui vari inquilini della Casa bianca, repubblicani o democratici davvero poco importa, è stata sempre molto forte ed è stata foriere di vere e proprie svolte strategiche come la prima dottrina Monroe, il New Deal, la politica di John Fitzerald Kennedy e anche, per quanto possa sembrare assurdo, delle radicali scelte di politica economica e sociale dell’attore Ronald Reagan. Ma il breve spazio di quest’articolo non mi consente di completare il lunghissimo elenco di “svolte” presidenziali influenzate da questo cerchio alquanto ristretto di “menti illuminatissime”.
Qualcuno si chiederà se questo augusto consesso di savi semi illuminati ha una sede fisica e non è che io sia restio a fornire questa informazione, anche perché si tratta di una varietà di istituzioni come, ad esempio la Brooking Institution (dalla quale sono usciti ben sei presidenti degli Stati Uniti d’America), o il Think Tank presso l’Università di Princeton (di entrambe le quali è membro il già citato Mario Draghi), la Henry Kissinger & Associets, il Council on Foreign Relations, nonché organismi associativi più o meno segreti e dei quali nel dialogo con Athos Menichella che fa da prefazione al “Il gran nocchiero” affermo che è meglio non parlare né indagare ulteriormente.
Sbaglierebbe chi pensasse di associare in modo un po’ automatico i partecipanti ai vari “caminetti” nello Studio Ovale” della Casa Bianca a questi più o meno oscuri consiglieri, anche, se vista la loro presenza ai vertici della finanza e dell’industria globale, sarebbe davvero strano che gli stessi non fossero presenti e in buon numero.
articolo precente https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/articoli-recenti/geopolitica/27377-il-mondo-che-donald-creo-parte-ii-2.html





