
di Giuseppe Augieri
Non so se davvero il “secolo americano” volga alla fine, e con esso anche tutte le sue politiche. Sta di fatto che l’intero occidente, iconicamente riassunto negli USA (e già questo sarebbe un errore) sta vivendo il passaggio – forzato – da un’epoca all’altra. E reagisce male.
L’attacco al dollaro come moneta di riferimento ad opera apparentemente solo dei Paesi del BRICS – allargatosi a pezzi importanti di Africa e del mondo arabo, ma in realtà anche da parte dell’Europa – non è il solo l’aspetto da valutare. Persino su questo c’è tanta sottovalutazione (“figurati se il mondo si fiderà di una nuova moneta… citando tra i neo entrati l’Argentina e la sua moneta farlocca ma senza considerare Emirati Arabi, SudAfrica, Iran, Egitto…. ). Paradossalmente è questo l’aspetto meno pericoloso. Infatti “l’attacco al dollaro”, che fa implodere la struttura economica mondiale, non è senza conseguenze sul piano sociale. E su quello della sicurezza internazionale.
Attaccata da molti, l’America a me sembra rispondere stringendo nuove e forti alleanze sul piano militare e degli armamenti. La nuova NATO è un esempio eclatante. Segnali di allontanamento dai suoi alleati sul piano economico se ne vedono a iosa. Qualcuno richiama l’attenzione anche sui movimenti “Euroexit” dei grandi finanzieri. E questo mette tanti, tutti noi, in cul de sac dal quale uscire è difficile, rimanere fermi è pericoloso.
In realtà “le purghe” in atto in molti Paesi non occidentali (in Russia, in Cina, in Africa) sono il segnale che i gruppi dirigenti, per i quali parlare di democrazia è come parlare marziano, stanno effettuando una stretta sui loro collaboratori, inserendo ai vertici solo i più “affidabili”. Segno di qualcosa di grosso nei loro programmi. E’ sempre stato così.
Da noi, nel così detto campo occidentale, al contrario, non solo non si usano le purghe (e meno male) ma si pratica una prolungata notte dei lunghi coltelli che nel 2024 deciderà degli esiti elettorali americani ed europei.
La situazione Europea, allo sbando con le sue istituzioni, è come una barca alla deriva. Abbiamo visto dimissioni e dissidi dei suo vertici. Vi sono crisi economiche e sconvolgimenti anche del welfare. E l’esodo biblico dell’Africa verso di noi, impossibile da gestire senza un’azione comune, appare come un non problema. E vale invece come un’atomica di oltre un miliardo di anime. Un visione militare “autonoma” non la vedo. Ma l’Europa resterà paralizzata per almeno 12 mesi, in attesa delle elezioni europee del giugno 2024 e soprattutto dell’esito di quelle americane del novembre 2024
Queste ultime, e non so come si faccia a non notarlo, vedono l’ipotesi di rielezione di un anzianissimo e, per questo “confuso”, Biden contrapposto probabilmente a quel Trump che, pur con processi in corso ed accuse gravissime, appare votatissimo. Lo stesso concetto di democrazia, nella patria storicamente attribuita ad essa, sembra vacillare. La crisi dei valori americani non è senza conseguenze per l’intero mondo. Prevale il peggio.
Qualcosa di grosso sta accadendo. Senza che neanche ce ne rendiamo conto. Siamo impegnati nel nostro dibattito asfittico e ce ne compiacciamo. Con un po’ di attenzione in più capiremmo che un secolo sta tramontando ed uno nuovo, ma del tutto sconosciuto nel suo “essere”, sta sorgendo. E presenta molte oscurità.
Scrivo spesso e molto. Forse troppo. E non difendo Lollobrigida. Non difendo Vannacci. Non difendo Meloni. Accuso che si manifesti la scarsa volontà – talvolta l’incapacità – di guardare oltre il folclore: perché quello di cui qui si discute, mentre il mondo cambia senza di noi, per quello che vale non è più che folclore.





