
Il Milleproroghe Senza Proroghe: cronaca di un Capodanno con lo sconto (per lo Stato)
”In Italia nulla è stabile, fuorché il provvisorio.”
— Giuseppe Prezzolini
Benvenuti nel 2026, l’anno in cui il surrealismo è diventato ufficialmente una linea programmatica di governo. Avete presente quella sensazione di leggera euforia mista a confusione che si prova dopo il terzo brindisi di mezzanotte? Ecco, sembra che il nostro legislatore l’abbia cristallizzata in un documento ufficiale: il Decreto Milleproroghe. Che però, in un colpo di scena degno della migliore commedia degli equivoci, si è dimenticato di fare l’unica cosa che il suo nome prometteva. Prorogare.
Siamo di fronte a un paradosso logico che farebbe venire il mal di testa a un filosofo greco. È come ordinare una pizza margherita e vedersi recapitare un piatto vuoto perché “il pomodoro e la mozzarella sono in ritardo sulla tabella di marcia”. Nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 31 dicembre, proprio mentre noi eravamo impegnati a scaramantici riti con le lenticchie, sono sparite le misure più attese: il bonus donne e il bonus under 35.
Il “Giallo” di Capodanno
La notizia è arrivata come una doccia fredda, o meglio, come un tappo di spumante che finisce dritto nell’occhio: le agevolazioni per l’assunzione di giovani e donne, pilastri della retorica sulla crescita e l’inclusione, sono evaporate. Non per cattiveria, ci mancherebbe. Ma per “ragioni tecniche”.
Ah, le ragioni tecniche. Quell’universo magico e inaccessibile dove i commi si perdono, le bozze si scompaginano e il futuro di migliaia di lavoratori finisce nel limbo tra un brindisi e un panettone. Secondo il Ministero del Lavoro, il pasticcio nasce da un problema di tempistiche: il Consiglio dei Ministri ha approvato il Dl Milleproroghe prima che la Manovra di bilancio fosse convertita definitivamente in legge. Risultato? Un cortocircuito burocratico che ha lasciato a piedi chi sperava in un 2026 all’insegna della stabilità occupazionale.
Un Paese per Vecchi (e per Uomini?)
Il tono ironico, però, rischia di strozzarsi in gola quando si guarda ai dati reali. In un Paese che soffre di un inverno demografico glaciale e di un tasso di occupazione femminile che ci vede fanalino di coda in Europa, “dimenticarsi” di prorogare gli incentivi per queste categorie non è solo un errore di editing. È un segnale inquietante.
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Under 35: I giovani italiani sono già abituati a vivere in una “Prorogalandia” dove il primo contratto a tempo indeterminato arriva spesso quando i capelli iniziano a brizzolarsi. Togliere (anche se temporaneamente) il bonus occupazione significa rendere quel traguardo ancora più simile a un miraggio nel deserto.
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Donne: Qui la faccenda si fa ancora più seria. Il bonus donne non è un regalo, ma un correttivo a un mercato del lavoro che troppo spesso penalizza la maternità e la gestione familiare. Senza questo scudo, il rischio è che molte potenziali assunzioni vengano congelate “in attesa di tempi migliori”.





