
di Vito Schepisi
Non c’è fatto in Italia che non crei motivo d’allarme sociale.
Le condizioni del Paese sono note. Le criticità che si trascinano da anni, invece, richiederebbero maggiore coesione ed opportune convergenze su riforme e su programmi di sviluppo, mettendo da parte le parole d’ordine, i pregiudizi ideologici e le richieste strumentali.
Sul campo ci sarebbero spazi di convergenza sulle questioni maggioritariamente sentite dal popolo. Questioni che, se risolte insieme, ridurrebbero i conflitti e le criticità, nel pieno interesse di tutti.
Si pensi alle riforme (fisco, giustizia, assetto rappresentativo dello Stato).
Non si può non dubitare che a destra ed a sinistra si pensi che sia giusto che tutto continui così.
Si pensi alla lotta al crimine ed alla violenza, per la sicurezza dei cittadini, ove, per reazione all’inedia e all’indifferenza di chi vive nei Palazzi, c’è uno spazio di consenso non espresso.
Si pensi ad un piano per le case popolari che aiuti:
– a liberare le strade e le piazze dal degrado dei dormitori di fortuna;
– a risolvere l’illegale indecenza dei “ladri di case”;
– ad eliminare le violenze, i rackets ed il malcostume delle occupazioni abusive.
Si pensi alla questione migratoria, perché l’Italia, senza distinzioni, collabori in Europa, per creare una comune sensibilità che preveda controlli, modalità, limiti e regole valide per tutti.
Si pensi, infine, al lavoro, perché sia davvero un diritto accessibile a tutti.
Invece, senza neanche riflettere sulle polemiche sollevate il giorno prima, il giorno dopo esce subito un altro argomento per alimentare lo scontro politico.
Questo modo, però, è l’esatto contrario della democrazia: se ne stanno logorando i principi.
La mancanza d’un virtuoso confronto politico è un malcostume tipico di chi non crede nella democrazia liberale e di chi intende la politica solo come un mero strumento di dominio.
L’ultima occasione, il cui clamore è giunto fino in Europa, è dovuta alla “adunata” di Acca Larentia a Roma, per ricordare l’assassinio a sangue freddo, nel gennaio del 1978, di 2 giovani appartenenti al Fronte della Gioventù.
Un rito che ogni anno si ripete.
Per anni, però, è passato nell’indifferenza totale e valutato per ciò che era: una innocua adunata di nostalgici, convenuti da tutta la Penisola.
Gli assassini dell’eccidio di Acca Larentia, per la cronaca, non sono stati mai cercati, e mai trovati.
Quest’anno, però, siccome la sinistra è all’opposizione, il rituale è diventato un … temibile episodio di recrudescenza autoritaria e fascista.
Il saluto romano, obsoleto reperto nostalgico del passato, però, non fa più paura a nessuno. Al contrario, darne rilievo, anziché confermare la condanna di ciò che è già stato condannato, contribuisce a mantenere in vita il passato.
Può dar fastidio, come lo può recare qualsiasi manifestazione organizzata con una regia ossessiva. Un fastidio più estetico che etico, però, perché di eticamente fastidioso in Italia c’è ben peggio d’un rituale nostalgico. Fa più impressione veder speculare milioni sulla beneficenza, per intendersi.
Il fascismo è solo una delle violenze socio-politiche della Storia, e si spera che per l’Italia sia anche l’ultima espressa: l’Italia, infatti, ha scansato il rischio del rovescio della medaglia della violenza politica.
La Storia, infatti, insegna che prima i fascisti e poi i comunisti, nascono dalla stessa matrice del massimalismo di sinistra.
L’Italia ha provato i primi, ma ha anche rischiato di provare i secondi.
Nel 1989, con la caduta del Muro di Berlino, è caduto (era ora) anche il comunismo.
Sarebbe stato normale aspettarsi una simil “Legge Scelba” contro la riorganizzazione del partito comunista, ma non è stato così!
Non si è voluto evitare che i massimalisti di sinistra usassero la faccia tosta di sollevare il sopracciglio sulla violenza degli altri.
Del comunismo l’Italia, pertanto, non se ne è mai liberato, anzi ne continua a subire il trasformismo, l’ipocrisia e la violenza.
Il pugno alzato, l’atteggiamento analogo del saluto romano, è ancora un’ostentazione diffusa, e non è limitata solo ad episodi nostalgici.
Eppure l’Unione Europea – a cui ci si riferisce per ogni cosa – ha equiparato il nazi-fascismo al comunismo e ne ha condannato il ricorso.
Il Parlamento Europeo, infatti, in una risoluzione del 19 settembre 2019, dopo aver ricordato i fatti, le vicende, le alleanze, i delitti e gli avvenimenti in Europa, “ricorda che i regimi nazisti e comunisti hanno commesso omicidi di massa, genocidi e deportazioni, causando, nel corso del XX secolo, perdite di vite umane e di libertà di una portata inaudita nella storia dell’umanità, e rammenta l’orrendo crimine dell’Olocausto perpetrato dal regime nazista; condanna con la massima fermezza gli atti di aggressione, i crimini contro l’umanità e le massicce violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime nazista, da quello comunista e da altri regimi totalitari”.





