
di Marco Sarli
Mentre è in corso una vera e propria sfida tra numerosi governi dell’area euro e anche un disagio di numerosi governatori delle banche centrali dei paesi partecipanti della area dell’euro, si è registrato in Spagna un incremento dell’indice dei prezzi al consumo inferiore al 2%.
Come stato possibile al governo spagnolo conseguire un simile risultato mentre i paesi dell’area dell’euro viaggiano ancora a tassi di ltincremento del CPI superiori al 6 per cento e in Italia siamo al 7,6 per cento?
Certamente ha giocato in questi mesi la minore pressione derivante dai prezzi delle materie prime energetiche grazie al rapporto privilegiato che il Paese iberico ha con i paesi produttori di greggio e di gas dell’area nordafricana, ma quello che ha inciso di più è stato un ferreo controllo dei prezzi a tutti i livelli che il governo socialista e i suoi alleati sono riusciti ad esercitare mettendo in mostra una vera e propria success story.
Il caso spagnolo dimostra con tutta evidenza che non è inevitabile per i governi subire gli effetti della greed economy e che alla avidità dei potentati economici si può rispondere in maniera efficace punendone i comportamenti spesso al limite della legalità con sanzioni efficaci e resistributive.
Ma la vera differenza sta nella diversa resilienza del popolo spagnolo ai soprusi dei price makers e questo a prescindere dal diverso orientamento politico di ciascuno.
Farò solo due esempi che riguardano la Catalogna, la parte della Spagna che conosco meglio il primo è rappresentato dalla coesistenza dei prezzi in euro e pesetas per oltre un decennio dall’introduzione della moneta unica europea mentre il secondo è dato dal principio che il mare è la spiaggia sono di tutti e che ove ci sono stabilimenti questi devono stare all’inizio dell’arenile mentre la parte prospiciente al mare è appannaggio del popolo con i suoi ombrelloni e le sue sdraiette!





