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IL GOVERNO E LA RIDUZIONE DELLE TASSE

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di Gianvito Caldararo

Il governo Meloni ha promesso la riduzione delle tasse, dal momento che l’Italia è il Paese con una elevata pressione fiscale. Per la verità una prima promessa è stata concessa, mi riferisco all’aumento dei ricavi da 65.000 euro a 85.000 euro per la flat tax ad aliquota unica del 15 per cento. Con l’avvenuta approvazione della delega fiscale, divenuta legge a tutti gli effetti, è prevista la riduzione delle aliquote fiscali riguardanti l’irpef, passando dalle attuali quattro a tre aliquote, così previste:
– aliquota del 23% per i redditi fino a 28.000 euro ;
– aliquota del 35% per i redditi da 28.000,01 a 50.000 euro ;
– aliquota del 43% per i redditi oltre 50.000,01 euro. Scompare, invece, l’aliquota del 25%.
Il governo ha 24 mesi di tempo per emanare i decreti attuativi. A tal proposito, è stato fatto osservare che anche la riforma fiscale dovrà fare i conti con la recente dichiarazione del ministro Giorgetti, quando ha fatto presente le diverse difficoltà nell’approntare la nuova legge di bilancio, che necessita trovare dai 20 ai 30 miliardi di euro.
Una legge di bilancio che preannuncia tagli nel settore della sanità. Infatti, sono a rischio i 4 miliardi di aumento per la spesa sanitaria della legge di bilancio e finanche i 2 miliardi promessi dal MEF.
Il settore della sanità, già in grave difficoltà, rischia di registrare un vero e proprio crack. E la cosa preoccupante è che aumenta sempre di più l’ammontare del debito pubblico. A fine anno 2022 il debito ammontava a 2.762 miliardi di euro. A fine giugno 2023 si attestava a 2.843 miliardi, con un incremento di 28 miliardi rispetto ai 2.815 miliardi di euro a inizio mese. Gli interessi passivi sul debito dell’anno 2022 superato i 77 miliardi di euro, erano 62 miliardi di euro il 2021.
Come si vede, la situazione è alquanto difficile, come emerge anche dal Rapporto sul debito pubblico 2022 predisposto dal Dipartimento del Tesoro. Il ministro Giorgetti, dovrà prospettare al governo le eventuali soluzioni per reperire dai 20 ai 30 miliardi di euro che necessitano per la nuova legge di bilancio.
Si dovrà stabilire se aumentare le tasse o tagliare sulla spesa pubblica, dal momento che aumentare il debito diviene sempre più problematico. Anche se il ministro Giorgetti, punta ad una certa flessibilità da parte di Bruxelles, come avvenuto in passato, visto che le nuove regole del Patto di stabilità opereranno a partire dal 2025. A tal proposito, va evidenziata la recente dichiarazione del ministro Fitto, il quale ha detto: “sul Patto di stabilità serve un nuovo accordo altrimenti c’è il rischio che tornino vecchie regole con un effetto molto complesso per l’Italia”.
In sostanza ha voluto sottolineare che senza un nuovo accordo l’Italia rischia. Lo stesso ministro Fitto, ha detto che “il PNRR è una concreta opportunità per il nostro Paese, ma parliamo di 150 miliardi di euro a debito. Nella rimodulazione del PNRR, il ministro Fitto è intervenuto, ancora una volta sulla sanità, riducendo le Case di comunità da 1.350 a 936 e da 400 a 304 gli Ospedali di comunità.
Il quasi ex governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha sempre messo in guardia i vari governi, che senza una strategia di rientro del debito pubblico, l’Italia resta un Paese vulnerabile.
Il governo è impegnato a fare i conti con la realtà. Infatti, la Meloni e Salvini si sono incontrati per mettere a punto la strategia sui principali dossier, rappresentati da: la gestione dei migranti, che aumentano di giorno in giorno, la legge di bilancio, la sanità , il prezzo della benzina e il problema banche per l’intervento della BCE sulla tassazione degli extra profitti e l’attuazione del PNRR, che va a rilento, nel mentre si avvicina la fatidica data del 2026.
Per la difficile situazione sembra accantonata ogni proposta nel campo delle pensioni con il superamento della legge Fornero. In questa amara realtà, le elezioni europee del prossimo anno per le forze di governo rappresentano una vera incognita e aumenta un certo pessimismo, anche se la guerra sotterranea tra gli alleati è sempre in atto.
L’ultimo caso è la telefonata del leader della Lega, Salvini, al generale Vannacci, destinatario di un provvedimento di rimozione dall’incarico da parte del ministro Crosetto di Fratelli d’Italia. All’orizzonte non c’è alcuna crisi di governo, ma le tensioni aumenteranno sempre di più.
Se la situazione è così difficile, come sarà possibile ridurre le tasse? Il governo dovrà pensare alla crescita per mantenere il pieno accesso al mercato finanziario. In un contesto così carico di tensioni, basta poco a incrinare la fiducia degli investitori. E’ già successo tra l’estate del 2011 e la primavera del 2012, quando la quota di titoli pubblici italiani in mani di investitori esteri scese drasticamente.
Ed, infine, c’è ancora il problema del MES, dove l’Italia resta l’unico Paese che non ha provveduto alla sua ratifica. E sicuramente non facciamo una bella figura, solo per infondati pregiudizi.

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  • Redazione

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