Home Opinioni GAMBIANO STACCA UN DITO A UNA POLIZIOTTA, ASSOLTO SU PERIZIA PSICHIATRICA

GAMBIANO STACCA UN DITO A UNA POLIZIOTTA, ASSOLTO SU PERIZIA PSICHIATRICA

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 Magdalena Fioretti, agente della polizia di Stato, la mattina del 7 febbraio 2025 è in servizio su un treno diretto ad Ascoli Piceno, sul quale è appena salito un 25 enne originario del Gambia. Alla richiesta di esibire il biglietto, il gambiano dà in escandescenze, seminando il panico tra i passeggeri e commettendo atti di autolesionismo. Interviene la Fioretti insieme ad altri colleghi, che lo trovano sprovvisto di documenti, ma con indosso il portafoglio di un altro.

Portato al pronto soccorso, aggredisce chiunque gli si trovi di fronte, compreso il personale infermieristico. Ma il peggio tocca proprio alla Fioretti. Un morso repentino le stacca di netto l’indice della mano destra.

Il gambiano viene portato davanti a un giudice del tribunale di Ascoli Piceno per essere processato per reati che vanno dalle lesioni gravi al furto, dalla resistenza all’oltraggio a pubblico ufficiale. Il giudice, non vedendolo tanto a posto, ordina una perizia psichiatrica.

Lo psichiatra interpellato così conclude: «In quei giorni era in preda ad un gravissimo delirio di persecuzione associato ad allucinazioni uditive imponenti, il cui contenuto rappresentava la conferma che la gente volesse ucciderlo». Secondo il perito «i sintomi riscontrati sono caratteristici di una psicosi schizofrenica tipo paranoide in fase acuta».

Due giorni fa il giudice ha ritenuto il gambiano incapace di intendere e di volere, assolvendolo da tutti i capi di imputazione per vizio totale di mente, proprio sulla base di quella perizia.

Per ciascuno di noi è impossibile sapere se lo psichiatra ci abbia preso, anche se è difficile credere che un soggetto considerato totalmente “scocomerato” come questo riesca a sfilare un portafoglio senza che la vittima se ne accorga. Certamente gli psichiatri possono sbagliare, e spesso i loro errori vengono pagati a caro prezzo, soprattutto da quei bambini che vengono affidati a genitori sul cui equilibrio mentale a mettere la mano sul fuoco è proprio uno psichiatra, salvo poi essere ritrovati strangolati o con la gola squarciata.

Francamente, queste continue deleghe dei magistrati agli psichiatri per decidere il destino altrui, sulla base di una scienza che definire traballante è un eufemismo, incominciano ad allarmare. Ormai si registra una vera e propria traslazione della funzione giudiziaria a quella medico-specialistica. Inoltre, perché non aver eseguito una perizia psichiatrica anche su Mario Roggero, il gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per aver sparato alle spalle a due rapinatori che stavano scappando dopo avergli svaligiato il negozio? Visto che aveva già subìto altre rapine, anche condite di botte, forse era il caso di verificare fino a che punto Roggero, in quei tragici momenti, fosse nel pieno possesso delle facoltà mentali. Se a far scattare l’allarme rosso basta un morso, non si vede per quale motivo non debba scattare in presenza di un duplice omicidio. O è il colore della pelle a decidere chi va attenzionato e chi no, in nome di un giustificazionismo etnico ormai spinto all’eccesso?

Intanto, Giorgia Meloni gongola. Perché non c’è alcun dubbio: il referendum sulla giustizia lo vincerà a mani basse.

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  • Redazione

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