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IL DITO E LA LUNA

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di Bruno Chiavazzo
L’Europa si avvita nella sua crisi di rappresentanza e rappresentatività con i vari Macron, Scholz, Sanchez e, non ultimo il premier del Portogallo Costa, costretto alle dimissioni per tangenti su alcuni fondi governativi.
Leader o presunti tali, balbettano e annaspano sulle crisi geopolitiche, vedi Ucraina e Israele, non reggono alle ribellioni interne, alla crisi economica, al ridotto potere d’acquisto e alla mancata crescita, cercando di pestare l’acqua nel mortaio e sviare l’attenzione dell’opinione pubblica su questioni al momento irrilevanti.
Emblematico il caso italiano dove la presidente del Consiglio, ogni giorno si inventa nuove “priorità”, vedi l’accordo con l’Albania sugli immigrati o la vicenda della bambina inglese, mentre non si intravede uno straccio di politica economica e industriale che ponga fine al lento e inevitabile tracollo.
In questo contesto, l’ex presidente del Consiglio, Mario Draghi, traccia scenari da brividi per il futuro dell’Unione Europea. Lo ha fatto ieri l’altro, intervenendo alla Global Boardroom Conference del Financial Times. Sollevato da responsabilità ufficiali, libero di esprimersi semplicemente sulla base della sua esperienza e della sua comprensione del mondo, Mario Draghi parla in modo diverso.
La sua abilità diplomatica cede il passo a un’efficacia di tipo diverso anche nel descrivere verità scomode per i governi e le istituzioni europee. “O l’Europa agisce insieme e si trasforma in un’unione più approfondita, un’unione capace di esprimere una politica estera e una politica di difesa uniche, oppure temo che l’Unione europea non sopravviverà se non come mercato unico”.
“La guerra in Ucraina – ha detto l’ex presidente del Consiglio – è stata preceduta da una lunga serie di arretramenti sui nostri valori fondamentali: l’ammissione della Russia al G8, nonostante il mancato riconoscimento della sovranità ucraina, la promessa mancata di un intervento in Siria nel caso il presidente Bashar al-Assad avesse usato il gas come arma, la Crimea, il ritiro dall’Afghanistan, hanno dimostrato che non dobbiamo mai scendere a compromessi sui nostri valori fondamentali”.
Per poi concludere sulle questioni economiche con un affondo: “Sono quasi sicuro che entro la fine dell’anno in Europa avremo una recessione. Basta vedere l’andamento dei primi due trimestri. Stiamo perdendo strutturalmente terreno sugli Stati Uniti e non solo. Possiamo riuscirci solo attraverso investimenti ad alto valore aggiunto e ad alto tasso di tecnologia”.  
Ecco, è tutta qua la differenza tra chi immagina un futuro a medio e a lungo termine e chi pensa solo a sopravvivere con piccoli escamotage, blandendo l’opinione pubblica con argomenti di pura propaganda politica. Come dico nel titolo: quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.

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  • Redazione

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