Home Politica IL DIBATTITO SULL’ABORTO E LE POSIZIONI ALTALENANTI DELLA CHIESA

IL DIBATTITO SULL’ABORTO E LE POSIZIONI ALTALENANTI DELLA CHIESA

0

Nel mondo cattolico, non solo italiano, è aperto un dibattito sulla vita che ha come uno degli aspetti fondamentali l’aborto. Il dibattito, come è ovvio che sia, va oltre il confine etico e religioso e investe le posizioni politiche.

In particolare negli Stati Uniti la questione è rovente e oscilla tra opposti estremismi.

Nel 2019 alcuni stati degli Usa hanno adottato leggi che vietano l’aborto, mentre in altri sono entrati in vigore provvedimenti per ridurre drasticamente l’accesso ai servizi relativi alla pratica abortiva.

Nel 1973, con la sentenza Roe v Wade, la Corte suprema federale ha stabilito la legalità dell’aborto.

Attivisti e politici contrari alla libertà delle donne di scegliere se proseguire o interrompere una gravidanza hanno cercato di rovesciare questa sentenza e hanno cercato di indebolire l’accesso ai servizi di aborto, anche attraverso la creazione di ostacoli economici e pratici.

In Alabama, ad esempio, nel 2019 è entrata in vigore una legge che potrebbe punire con l’ergastolo i medici che praticano l’aborto e l’accesso ai servizi di aborto era già quasi impossibile.

L’Alabama, così come molti altri stati degli Usa, non include l’aborto tra le prestazioni mediche cui le persone a basso reddito possono accedere attraverso Medicaid (lo schema assicurativo finanziato dal governo).

Attualmente, tutti gli stati sono obbligati a fornire contributi pubblici per abortire in caso di stupro, incesto o minaccia alla vita della donna, ma in molti stati queste eccezioni diventeranno irrilevanti se verranno adottate nuove leggi restrittive.

La legge entrata in vigore in Alabama vieta ogni forma di aborto da quando “si sa che una donna è incinta“, senza alcuna eccezione. Cinque stati – Georgia, Ohio, Kentucky, Mississippi e Louisiana – hanno approvato leggi che proibiscono l’aborto dopo sei settimane.

Quando è praticato con l’assistenza di personale medico formato e in condizioni sanitarie idonee, l’aborto è una delle procedure mediche più sicure disponibili. Ma quando esso viene limitato o criminalizzato, le donne sono costrette a cercare modi non sicuri per interrompere la gravidanza.

Il fenomeno delle mammane, noto in Italia prima che intervenisse la legge 194/1978, dimostra che vietare l’aborto significa solo rimandare la pratica ai bassifondi delle pratiche illecite, senza che queste vengano meno.

Ecco perché lo Stato, che non ha il compito di entrare nel merito di ragionamenti etici, religiosi e nemmeno scientifici, deve fare il suo mestiere, ossia dare, nei limiti del possibile, delle linee guida normative che eliminino il fenomeno clandestino e aiutino le donne a compiere una scelta consapevole e assistita.

Dall’altro lato della barricata abbiamo, ad esempio, Planned Parenthood, nome collettivo delle organizzazioni nazionali che sono membri della IPPF, International Planned Parenthood Federation.

Planned Parenthood ha due sedi: a Manhattan e a Washington.

Per capire in che ambito siamo, dobbiamo fare mente locale all’American Birth Control League, fondata da Margaret Sanger nel 1921 alla prima conferenza americana sul controllo delle nascite a New York City. L’organizzazione ha promosso la fondazione di cliniche per il controllo delle nascite e ha incoraggiato le donne a controllare la propria fertilità.

Atea e socialista, Margaret Sanger pubblica articoli e saggi in cui oltre a rivendicare il diritto alla contraccezione, denuncia l’oppressione delle donne da parte del patriarcato, delle chiese oscurantiste e del capitalismo.

Durante la Grande Depressione torna d‘attualità la correlazione malthusiana tra fecondità e povertà, la causa del controllo delle nascite conquista consensi.

Le idee malthusiane sono proprie del socialismo fabiano.

Margaret Sanger vuole che le donne ‘migliorino’ la specie, è favorevole alla legge che vieta l’ingresso negli Stati Uniti di «ritardati mentali, idioti, sifilitici, epilettici, criminali, prostitute» e ritiene da «scoraggiare e meglio prevenire la propagazione degli innegabili deboli di mente».

«È un circolo vizioso: l’ignoranza – dice – genera la povertà e la povertà genera l’ignoranza. L’unica cura consiste nello smettere di generarle entrambe… Sulle fondamenta di una maternità volontaria e illuminata sorgerà la civiltà futura.»

L’American Birth Control League ha, poi, cambiato il proprio nome in quello di Planned Parenthood. Nome che mantiene ancora oggi.

“Da allora – afferma Roberto Mazzoni – ha promosso pesantemente l’aborto non solo nella comunità nera e ha anche lavorato instancabilmente per diffondere i contraccettivi, con l’obiettivo di ridurre la natalità dell’intera popolazione americana. Queste attività vennero promosse attivamente dalla Rockefeller Foundation che, con la scusa di utilizzare per il bene pubblico una parte degli enormi profitti realizzati dai Rockefeller. L’obiettivo di Planned Parenthood è stato sempre la massima e rapida diffusione dell’aborto e dei contraccettivi”.

“Per dare un viso più presentabile a questa organizzazione – ci ricorda Roberto Mazzoni -, la Rockefeller Foundation mandò a gestirla William Gates Sr., il padre di Bill Gates, dalla fine degli anni Sessanta all’inizio degli Anni Settanta. La famiglia Gates è sempre stata strettamente legata ai Rockefeller e anche il successo di Microsoft, che è dipeso in larga misura dalla sua alleanza iniziale con IBM, è stato reso possibile dalla madre di Bill Gates, Mary Maxwell Gates, che era una delle fondatrici di Microsoft, era una banchiera americana da diverse generazioni e che aveva collegamenti personali al vertice di IBM”.

E qui si apre un capitolo tragico. Mazzoni, sulla base di un libro scritto da Whitney Webb e di un’intervista resa dalla Webb a Glenn Beck, afferma: “IBM, da parte sua è sempre stata strettamente legata ai Rockefeller. Il libro “IBM and the Holocaust” (BM and the Holocaust: The Strategic Alliance between Nazi Germany and America’s Most Powerful Corporation, del giornalista investigativo e storico Edwin Black, ndr) descrive il ruolo essenziale e strategico giocato dalla società americana IBM nell’organizzazione e nella gestione dei campi di sterminio nazisti, oltre che nella promozione dello sforzo bellico nazista. IBM all’epoca era leader mondiale assoluta nella produzione di computer e tuttora i suoi computer sono lo standard di riferimento per la gestione del sistema bancario e finanziario occidentale”.

Come sempre accade, per affrontare nei dovuti modi un fenomeno, è necessario guardarlo da tutti i lati e non solo da quello che ci conviene o ci piace o, ancora, che acquieta la nostra coscienza.

L’analisi dei fatti deve essere fatta prescindendo dalle emozioni e dalle proprie tendenze filosofiche o religiose o dai propri orientamenti etici.

Ciò detto, se torniamo in Italia, ha suscitato un terremoto politico, un anno fa, il ddl sul concepito presentato da Roberto Menia, senatore di Fratelli d’Italia.

Il testo propone una modifica dell’articolo 1, primo comma, del codice civile, in base al quale si

dichiara che ogni uomo ha la capacità giuridica in quanto uomo, cioè che la soggettività giuridica ha origine dal concepimento, non dalla nascita.

Forse la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha annullato la sentenza Roe vs Wade in qualche modo ha convinto il senatore dell’urgenza di ripresentare la stessa proposta.

«La tesi – spiega Menia – è molto semplice ed è inutile continuare a nascondersi dietro ad un dito: un bambino è tale fin dal momento in cui viene concepito. Basterebbe un po’ di umanità per capirlo. Ho quindi ritenuto in coscienza di ripresentare le proposte del passato che con coerenza ho reputato più degne di merito e più attuali. C’è, grazie a Dio, una rinascita di buone iniziative su questi temi importanti: speriamo che segua un risveglio di coscienze».

Il testo, che Pro Vita & Famiglia ha avuto modo di visionare, recita in una sua parte introduttiva: «Nel campo dell’aborto, dove nella riflessione giuridica si accavallano e si combinano in vario modo concetti diversi («stato di necessità», «conflitto di diritti e di interessi», «tutela della vita», «autodeterminazione della donna», «servizio sociale»), è indispensabile individuare con chiarezza il significato giuridico dell’essere umano nella fase più giovane della sua esistenza. Lo esige la stessa legge 22 maggio 1978, n. 194, la cui affermazione iniziale («Lo Stato (…) tutela la vita umana fin dal suo inizio») deve meglio essere precisata».

Menia fa riferimento anche ai rischi che il transumanesimo potrebbe portare in un prossimo futuro. Si legge: «Soprattutto la vita umana prenatale è sottoposta a rischi di varia natura. Urge una completa disciplina dell’intervento manipolatore dell’uomo nell’ambito della genetica”.

Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia è dunque necessario «salvaguardare l’essere umano dalla manipolazione genetica, impedire che ci sia la possibilità di arrivare alla razza eletta e all’ingegneria genetica senza controllo. Queste sono le volontà di quanto presentato».

E qui arriviamo alla questione che ha travagliato il dibattito teologico dei cristiani per secoli e che è approdato a una decisione che lascia aperta la questione.

E la questione è: quando l’anima entra nel corpo? Nel momento del concepimento o dopo qualche tempo?

“Il medioevo – scrive in proposito Michel Onfray (Anima) – si appropria della questione e i dibattiti infuriano tra chi sostiene l’animazione immediata, ossia fin dal momento della concezione (era anche la tesi di Gregorio di Nissa e di Basilio il Grande), e chi si schiera a favore dell’animazione ritardata, considerando che l’anima venga conferita da Dio solo quando il feto è abbastanza sviluppato da poter accogliere un’anima spirituale (è la tesi di Teodoreto di Cirro nel V secolo)”.

“L’arrivo in Occidente, nel XII e XIII secolo, dei testi del medico e filosofo Avicenna – prosegue Onfray – consente di affrontare l’argomento fondandosi non più su categorie metafisiche ma sulle osservazioni empiriche di chi studia sul campo il funzionamento del corpo umano. Sappiamo che Aristotele distingue tre anime: quella vegetativa, quella sensitiva e quella razionale. La medicina ci insegna che queste tre anime indicano più che altro tre stati dell’anima in uno stesso embrione, un embrione che evolve passando dal vegetativo al sensitivo fino al razionale. Sarà questa la tesi tomista: «nella generazione per primo il feto vive la vita della pianta, poi vive la vita dell’animale e finalmente la vita dell’uomo. Dopo quest’ultima forma non si riscontra negli esseri generabili e corruttibili una forma ulteriore e più nobile. Perciò l’ultimo fine di tutto il generare è l’anima umana, e a questa la materia tende come all’ultima sua forma»”.

“In effetti – commenta Onfray – , per Tommaso, Dio conferisce l’anima all’essere e la passa al bambino. L’anima intellettiva viene dunque creata da Dio e messa nell’embrione dopo che quest’ultimo ha passato la fase del tempo vegetativo, cioè del tempo sensitivo e motore, che corrisponde al momento in cui la madre sente il bambino che si muove in pancia, ossia a partire dai quaranta giorni. Aristotele, che condivideva questa teoria dinamica, evolutiva e vitalista, spiegava (Ricerche sugli animali, VII, 3) che il processo era più lento e lungo nelle bambine che nei bambini – quaranta giorni per i bambini e novanta per le bambine! Precisiamo anche che, per i cristiani, tale teoria (cioè che l’embrione non è un essere umano, ma un essere vivente che non appartiene alla specie animale) giustifica l’aborto, a patto che venga praticato prima di questa soglia temporale ontologica e fisiologica”.

La Chiesa, osserva Onfray “fa sua la teoria tomista per sei secoli: l’embrione è quindi all’inizio un piccolo-uomo-pianta, poi si trasforma in un piccolo-uomo-animale, e poi diventa un piccolo-uomo-razionale”.

La Chiesa sulla questione del rapporto corpo anima e sui tempi dell’animazione ha avuto orientamenti contrastanti.

Il 29 ottobre del 1588 papa Sisto V ha pubblicato una Bolla intitolata Effraenatam (Senza ritegno), nel cui testo si abolisce la tesi dell’animazione ritardata, che permetteva di abortire entro la quarantesima settimana.

A favore dell’animazione ritardata, il papa successivo, Gregorio XIV, abroga nel 1591 la bolla del predecessore e restaura la pena di scomunica soltanto quando l’interruzione volontaria di gravidanza ha luogo oltre il quarantesimo giorno.

Infine nel 1869 papa Pio IX, con la bolla Apostolicae Sedis moderationi, riporta a validità la tesi dell’animazione immediata.

Onfray precisa che la bolla Effraenatam “non è mai stata pubblicata per intero, ma solo amputata dei paragrafi otto, dieci e undici, visibili unicamente sull’originale, il quale, andate a capire per quali bizzarre ragioni, è consultabile negli archivi del Vaticano solo dietro autorizzazione speciale”.

Nessuno, in buona sostanza, ha in tasca la verità.

Oggi in Italia la donna può richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni di gestazione per motivi di salute, economici, sociali o familiari.

Dal 1978 questo intervento è regolamentato dalla Legge 194/78, che descrive con chiarezza le procedure da seguire in caso di richiesta di interruzione di gravidanza.

Al termine dell’ottava settimana dopo la fecondazione (dieci settimane di gravidanza), l’embrione è considerato feto. La questione è decisamente aperta.

La legge 194 sembra aver costruito un quadro di sicurezza e sembra aver funzionato.

L’aspetto più significativo dell’attuale dibattito politico, tuttavia, dovrebbe spostarsi dal tema abortivo, in Italia tutto sommato ben affrontato da anni, a quello che rientra nelle categorie del transumanesimo, dell’eugenetica, delle gestazioni mercificate.

Qui si annida il pericolo di una deriva disumanizzante e già in gran parte disumana.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui