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IL COLLE E PALAZZO CHIGI

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di Giuseppe AugierI

Il mio amico Pietro Imberti, ma non è il solo, ripropone una importante considerazione sui rapporti tra Mattarella e Meloni. Cioè, al di là delle persone, tra Presidenza della Repubblica e Presidenza del Consiglio. Si sottolinea, per strade diverse e con ragionamenti e conclusioni non molto diversi, l’interventismo di Mattarella, soprattutto nelle occasioni internazionali, su politica interna ed internazionale.
La riflessione sulla discesa in campo del Presidente della Repubblica è, a mio parere, da affrontare, discutendone a lungo e con grande abbondanza di argomenti. Concordo con l’idea che questa riflessione investe i rapporti di potere e dunque l’essenza stessa della democrazia. Dovrebbe perciò non essere viziata dal tifo da stadio.
I casi nei quali i Presidenti della Repubblica si sono mossi, facendo politica attiva e non super partes, non sono pochi. I due esempi più eclatanti sono l’intervento di Napolitano per creare dal nulla il premierato di Monti (preceduta dalla nomina a senatore a vita ndr) e quello di Mattarella per inventarsi Draghi. In entrambi questi casi, era in atto un’attacco spietato soprattutto della finanza internazionale, ma anche di premier “cugini” contro l’Italia (per il caso Monti ci sono persino le “confessioni” di Sarcozy) che avrebbero portato, se lasciate andare, a conclusioni drammatiche: e, almeno nel primo caso, un attacco alimentato e facilitato dall’odio profuso a piene mani nei confronti dell’allora premier. Per Letta la questione è appena diversa e più complessa.
Ora come Premier c’è Meloni: chi raccogliesse i giudizi che una parte politica dell’Italia ha espresso all’estero sul “pericolo” Meloni (compreso l’invito agli investitori di non fidarsi) si renderebbe conto di quanto è stata messo in forse lo stesso diritto di autodeterminazione italiana. L’agenda internazionale italiana ha molto più valore rispetto ai problemi interni: anzitutto perché per risolvere questi ultimi c’è bisogno di consensi internazionali. Bilancio dello Stato (debito e deficit compreso) e Immigrazione solo per fare due esempi. Non riesco a decifrare se questi rapporti, così minati, si stiano riprendendo: ed anche qui il dibattito sulla “risalita” della fiducia di Meloni mi sembra molto viziato da pregiudizi. In ogni caso, i pericoli si addensano all’orizzonte. Come si fa a non vederli?
Perché, allora, il Presidente si muove? Io vorrei saperlo. E ho una gran paura.

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  • Redazione

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