
“Costruiamo l’astronomia senza considerazione per i cieli” – Platone
Quando un tempo si leggevano i segni celesti, i popoli si sentivano guidati da una volontà superiore. Il ‘sidus iulium’ fu la cometa apparsa nei cieli di Roma, per sette giorni, dopo la morte di Giulio Cesare – segno della sua divinità.
Oggi? Beh, siamo moderni ed emancipati dalle credenze religiose e dai miti. In fatto di comete, oggi la sappiamo lunga… pare. La comunità scientifica internazionale ha emesso la sentenza di per sé scontata: Atlas è una cometa che attraversa il nostro sistema solare. Bando ai sostenitori degli alieni. Nessuna civiltà stellare ci ha mai fatto visita. I dischi volanti? Allucinazioni. Ciò che vedo è.
Bah, la conoscenza è una cosa troppo seria per lasciarla solo agli scienziati. Io che sono un eterno autodidatta, quando mi imbatto in una idea insolita, la metto alla prova. Come? Estremizzandola. Non c’è una sola idea per quando assurda e antiscientifica, che non abbia un aspetto sensato e non c’è una sola idea, per quanto plausibile e umanitaria, che non incoraggi, e quindi dissimuli, la nostra stupidità e le nostre tendenze utilitaristiche.
Dovremmo un po’ tutti tornare alla Grecia antica: con la loro letteratura sperimentavano la Natura nonché la vita interiore. La loro esperienza del mondo materiale era l’esperienza di un mondo colmo di divinità. Anche quella del proprio Io era interpretata come l’esperienza di forze e messaggi degli dèi, nella stessa misura in cui la nozione di un Io autonomo, persino di un corpo individuale e compatto, era sconosciuto ai greci dei tempi di Omero.
I fenomeni sono effetto dei livelli superiori ed inferiori della Realtà. Considerare una cometa soltanto un corpo celeste per quanto appaia agli strumenti, non esclude che sia altro. E poi cos’è naturale? La ricerca scientifica pone dei limiti a sé stessa, esclude l’insolito solo perché viola la norma.
Il mondo degli dèi, spiriti, eroi deve essere dissolto, lo rimuoviamo dal mondo fisico, che continua bellamente ad esistere senza di loro e senza cambiare comportamento, ma introduciamo anche un nuovo genere di materia, sterile e inerte, che non è più il luogo di quella vita da cui scaturisce ogni forza.
Malgrado la tradizione mitica sia in conflitto con la scienza, indovinate cosa succede? Quelle antiche concezioni se tradotte col linguaggio scientifico risultano plausibili. Un esempio? Quando l’agopuntura di origine millenaria si rivelò un metodo terapeutico efficace per indisposizioni di cui la medicina moderna non sapeva neanche diagnosticare. Ciò dimostra che la Scienza non è l’unica via per acquisire la conoscenza, che ci sono alternative che possono riuscire laddove la scienza ha fallito.
Poi c’è l’intero campo dei tanto irrisi fenomeni paranormali. Alcuni fenomeni ritenuti mitici e leggendari, sono di natura parapsicologica, come a dire che facoltà extra sensoriali sono presenti in ognuno di noi sebbene in forma latente e che possono manifestarsi in forme eccezionali da far pensare all’intervento divino.
Secondo il mito Hopi (popolazione nativa del sud-ovest degli Stati Uniti) della creazione, la crescente astrazione del pensiero umano e l’eccessivo interesse per noi stessi portarono ad un allontanamento tra noi e la natura e, di conseguenza, i vecchi riti, che si basavano sull’armonia, cessarono di funzionare.
Credere ancora oggi che i nostri avi fossero dei fessi creduloni, è indice di superbia. Senza mettere in campo la tesi da me lungamente sostenuta secondo cui siamo dei meri sopravvissuti a cataclismi che distrussero civiltà evolute e potenti più dell’attuale; comunque gli antichi affrontarono problemi tremendi con stupefacente ingegnosità.
Gli inventori del mito hanno dato via alla cultura, mentre la scienza odierna l’ha solo modificata, e non sempre per il meglio.





